La Forma Dell’Acqua: quando l’Amore non Conosce Limiti

L’amore non conosce limiti, differenze o ragione. Ma sopratutto, l’amore non conosce forma: esso è libero e incontrollabile, indefinito nel suo essere sempre sorprendente, proprio come… L’acqua.  “La forma dell’acqua” (The Shape of Water), diretto da Guillermo del Toro, è un film visionario e avvincente che allarga l’orizzonte cinematografico, rendendo qualcosa di impossibile, possibile. Protagonista […]

L’amore non conosce limiti, differenze o ragione. Ma sopratutto, l’amore non conosce forma: esso è libero e incontrollabile, indefinito nel suo essere sempre sorprendente, proprio come… L’acqua.

 “La forma dell’acqua” (The Shape of Water), diretto da Guillermo del Toro, è un film visionario e avvincente che allarga l’orizzonte cinematografico, rendendo qualcosa di impossibile, possibile. Protagonista della storia, ambientata negli anni ’60, è Elisa Esposito (interpretata da una magistrale Sally Hawkins), una donna muta che lavora come donna delle pulizie all’interno di un laboratorio governativo, dove scopre l’esistenza di una creatura anfibia, proveniente dall’Amazonia, utilizzata come cavia per alcuni esperimenti top secret. È l’inizio di un insolito rapporto mosso dal comune sentimento di solitudine che spingerà Elisa a prendere decisioni pericolose e irreversibili, spinta dalla consapevolezza di aver finalmente trovato qualcuno capace di capirla e di vederla per quello che è: una persona comune che come tale merita di essere trattata
con rispetto.
Del Toro è stato capace di reinventare un genere, quello del mistero legato ai mostri, rendendolo un thriller dal sapore noir e sensuale che viene contestualizzato nella Storia. Le emozioni forti e contrastanti che si succedono nel film lo rendono interessante e coinvolgente fino alla fine: non ci si sofferma sull’irrealismo delle vicende, in quanto ciò che ci viene mostrato non è altro che la pura e semplice condizione umana nella sua varietà di emozioni (dalla rabbia all’odio, passando per l’amore e la speranza), inserita in un contesto fantastico.
Bontà e crudeltà, divinità e mortalità, colpa e innocenza sono alcuni dei temi trattati nel corso della vicenda che ci insegna come si possa sempre trovare la luce e la felicità, anche nelle condizioni più disperate: “Amo dirigere film dove è concesso essere liberi, che ci fanno credere che andiamo bene per quello che siamo, e credo che questo concetto sia molto pertinente di questi tempi”, ha dichiarato il regista.
Riguardo all’amore senza barriere, Del Toro ha aggiunto: “Volevo creare una storia elegante e bellissima sull’amore e sulla redenzione, intesi come antidoto al cinismo dei nostri tempi. Volevo plasmare una storia che assomigliasse a una favola, nella quale una semplice creatura umana si ritrova coinvolta in una serie di eventi più grandi e trascendentali di qualsiasi altra esperienza mai provata nella sua vita. Così ho pensato che potesse essere una bella idea giustapporre questo tipo di amore a qualcosa di banale e crudele come l’odio tra nazioni (Guerra Fredda) e tra persone, motivato dalla razza, dal colore o dalle disabilità. Il fatto che i due protagonisti del film non parlino, non in maniera convenzionale almeno, non fa altro che accentuare l’incomprensione che spesso caratterizza gli uomini. Una particolarità dell’amore è appunto il fatto che è talmente potente da non necessitare di parole.”
Quel che colpisce nel film è che per quanto poco si sappia sulla creatura leggendaria, Elisa sente crescere nel tempo una connessione pura e primordiale che la spinge ad agire d’istinto quando il pericolo incombe su di lei e sull’essere marino. Sul suo personaggio, Sally Hawkins ha detto di aver preso “una decisione che non può essere fermata da niente e nessuno. Non appena ha percepito la loro connessione, non aiutare la creatura sarebbe stato come uccidere anche se stessa. In questo modo diventa qualcuno che non pensava potesse essere e realizza finalmente le sue potenzialità e capacità.”
Il cast è eccezionale: dalla già citata Sally Hawkins, che ha subito accettato la parte in quanto le permetteva di essere “libera come non mai” nell’assenza di parola e nell’abbondanza di gesti (a cominciare dal linguaggio dei segni), sguardi e movenze, fino a Octavia Spencer, passando per Michael Shannon, Richard Jenkins e Doug Jones, che ha lavorato con Del Toro per ben sei volte.
Il film ha vinto il Leone d’Oro alla 74° Mostra del Cinema di Venezia, ha vinto 2 Golden Globes su 7 a cui era nominato e la sua strada durante questa Award Season, fino alla serata degli Oscar, è ancora lunga e sicuramente ricca di premi.
Se dunque state cercando un film da guardare con la vostra metà a San Valentino (giorno d’uscita nei cinema italiani) o semplicemente una pellicola appassionante e originale, The Shape of Water è pronto a trascinarvi nelle profondità più misteriose che l’acqua possa nascondere per farvi ripensare al concetto di umanità e di possibilità, che per quanto sembrino scontati nascondono sempre dei lati sorprendenti e ancora tutti da scoprire.
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