Eravamo 3 cicliste (al bar)

Tre amiche e un bar bicycle-friendly. Ecco cosa ci vuole dopo una lunga giornata di lavoro. E via a parlare, a manetta, della passione per il ciclismo...

So già che questo breve articolo ai più sembrerà surreale, ma, spiego, è semplicemente il tentativo di descrivere quell’atmosfera particolare che si crea all’Upcycle quando ci si trova tra amiche-cicliste.

Atmosfera che subito, fin da quando ti siedi al tuo posto e allunghi l’avambraccio sulle tovagliette di carta, ti pare già sfrenatamente libera. Come se tutte le situazioni di lavoro e/o di gestione della famiglia, che ti hanno inseguita durante la lunga giornata, neppure fossero un Bartali al Tour dopo l’attentato a Togliatti, si dissolvessero di colpo. Pufff… cervello e cuore diventano elastici come polmoni e iniziano finalmente a respirare.

L’ingresso dell’Upcycle (quando una delle amiche aspetta le altre due in ritardo)

Ieri sera così, con Sarah e Iryna, amiche cicliste e amiche a prescindere dalle due ruote, ci siamo immerse nella più divertente delle randonnée. Quella che per quasi tre ore filate si mirura in bicchieri di Arneis anziché in km.

Non fraintendiamo però… vero che chi va in bici spesso apprezza il nettare degli dei, ma se si regge bene quanto noi, non c’è problema. E a confermare l’allegra vocazione alcolica di noi ciclisti ci pensa anche la “RandoGaina“, titolo inequivocabile per i milanesi doc, di cui ci parla Barbara Bonori, che con Roberto Peia gestisce l’Upcycle. Sarà il prossimo 24 marzo e, visti i tre percorsi e la motivazione dell’ASD organizzatrice Cassinis, promette grandi emozioni. Mi sa che proverò a metterla in agenda.

A destra Barbara Bonori e Roberto Peia con Paolo Savoldelli

Insomma a fine serata ero più allegra e spensierata neppure avessi fatto 120 km in Brianza e così mi sono divertita a mettere nero su bianco i 6 buoni motivi che rendono speciale un aperitivo tra amiche-cicliste all’Upcycle.

Uno.
Perché sei con le persone giuste nel posto giusto e puoi quindi parlare di pacchi pignoni e percentuali di salite senza che nessun freno sfiori mai le tue ruote.

Due.
Perché inevitabilmente la bici diventa metafora di vita e scopri parlandone quanto fa bene alla tua testa.

Tre.
Perché si può parlare liberamente di culi, selle giuste, tette e bretelle sbagliate senza neppure essere un maschio alfa.

Quattro.
Perché i piattini che offre l’Upcycle sono perfetti per mandare all’aria le diete rigorose di chi si allena, ma sono così bike-friendly che non ti fanno sentire in colpa.

I piatti “nordici” dell’Upcycle che ti fanno sentire un po’ norvegese

Cinque.
Perché poi i vicini seduti accanto a te nel lungo tavolone sociale entrano nel tuo gruppo e per un po’ “tirano” la conversazione verso ritmi e contenuti diversi. E qualche fetta della loro torta di compleanno scivola generosamente nel tuo piatto.

All’Upcycle tutto parla di ciclismo…

Sei.
Perché alzi la testa e vedi maglie da ciclismo di ogni foggia e colore e biciclette eroiche appese in ogni dove e allora ti senti “a casa”, un po’ come al Ghisallo. Probabilmente ad un ciclista la visione di cimeli del suo mondo scatena le endorfine come una barra di cioccolato fondente.

Sette.
Perché flirtare con il cameriere parigino è priceless.

E c’è infine un ultimo, buon motivo per replicare i nostri aperitivi fra amiche-cicliste. È senz’altro l’irresistibile piacere della grande risata liberatoria che, come un’onda impetuosa, sommerge le confidenze più delicate e le irrora di positivo, poetico, emozionante senso della realtà.

Fonte foto: Instagram e Facebook di Upcycle e Barbara Bonori – Iryna Bukhanska – Sarah Cinquini – Laura Magni

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