Correre o dormire? Motivazione contro pigrizia: strategie infallibili

Nella testa di una runner che sta preparando una maratona e deve motivarsi ad uscire all'alba per tener fede alla tabella di allenamento.

motivazione correre

Se non c’è gara ed è “solo” allenamento, niente è più facile che spegnere la sveglia e girarsi dall’altra parte e continuare a dormire soprattutto in inverno, quando fa freddo e fuori tutto è ovattato dalla nebbia.  Ma io che mi conosco, gioco di anticipo e, quando ho allenamenti a cui non posso mancare, mi fisso l’appuntamento con gli amici, non che non li possa “paccare” last minute, ma diventa un po’ più difficile dover rendere conto a qualcuno. C’è il rimorso, e il senso di colpa soprattutto se l’artefice dell’incontro sei proprio tu!

Cosi ci ri-siamo con le tabelle, appuntamento alla maratona di Londra, 28 di aprile 2019.

Oggi da programma sono 28. E’ domenica e fa un freddo cane. Meno male che almeno c’è il sole. La sveglia all’alba di domenica è assolutamente illegale ma se non lo faccio la mattina, non lo faccio più. Rimandare è inutile.

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Scendo dal letto con lenzuola e piumone caldo e mi dirigo verso il bagno. Perfino il parquet sembra freddo oggi.

Peggio dei 42 kilometri e 195 metri da correre in maratona, c’è la tabella di preparazione della maratona. Mesi e mesi di sacrifici. Kilometri e kilometri da macinare, tre uscite a settimana, non importa se fa caldo, fa freddo, piove o c’è la nebbia, niente alcoolici, birre a go-go, patatine fritte, schifezzuole varie che a noi piacciono tanto, perenne equilibrio tra carboidrato e proteine, familiarità con dolori articolari, muscolari, vesciche ai piedi. Unghie nere.

Mezz’ora e sono pronta, scrivo nel gruppo di whatsapp, e dall’altra parte ho subito risposta, tutti svegli e su una cosa siamo tutti d’accordo… Perché?…. Chi ce lo fa fare? Non è forse così bello dormire e poltrire, soprattutto oggi, dopo una estenuante settimana della moda, che io come PR di ufficio stampa vivo con passione, mangiare poco, male, disorganizzato, a volte addirittura saltare il pranzo perché ritardare l’invio di materiale stampa significa perdere l’uscita sul quotidiano nazionale e rischiare di non poterlo più recupere, perché tutto volge in fretta e oggi è già tardi nel mondo della  moda.

E poi non “c’è mica solo” la fashion week di Milano, c’è anche la fashion week di New York, Parigi, Londra e l’evento del cliente last minute che vuol esserci a tutti i costi… e la morte di Karl, che ci manda all’aria  i piani cosi ben fatti con scrupolosa meticolosità e dedizione di ore e ore passate su file excel, riunioni, telefonate intercontinentali affinché tutto fili al secondo. Quattro, cinque ore di sonno a notte se va bene e giornate passate in una trincea di bombardamento acustico e mediatico tra richieste dei giornalisti, quelle dei clienti, sempre “importantissime”, la convivenza e la condivisione di informazioni e gossip con i colleghi, e capi a cui rendere conto.

Beh, tutto sommato, a ripensarci, una bella corsa detox oggi ci sta.

Sono 28 kilometri da tabella e li faccio con Luca ed Angela che correranno con me la Maratona di Londra. Mal comune mezzo gaudio, si dice. Il piano è ben studiato per ingannare la testa e giocare con i kilometri per correrli senza faticare troppo…. Ritrovo alle 8.45 alla Canottieri Olona Naviglio Grande, riscaldamento, stretching, saluti con il resto del gruppo e via… 1 kilometro verso il Bobino e ritorno e sono 2, altri 9 lanciati verso il naviglio che ci porteranno a oltrepassare il Kaikan di Corsico fino ad arrivare quasi a Gaggiano, e ritorno alla Canottieri, e sono altri 18. 1 kilometro al Bobino di nuovo e 1 di ritorno e sono 22 in totale, calcolando che io ne ho fatti 5 da casa per arrivare al Naviglio, i miei sono 27, ne avanza 1 che dividerò in 100 metri forti e 100 metri lenti da fare 5 volte, pare che questo esercizio aiuti a non imballare le gambe e ad impedire di camminare come Pinocchio il giorno dopo in ufficio, sotto lo sguardo inquisitorio e divertito dei colleghi che non sempre capiscono certe passioni.

Luca ed Angela invece ne hanno ancora 6 da fare, 5 di corsa sul naviglio… 3 andare e 3 a tornare, l’ultimo anche loro con il giochetto dei 100 metri e poi a casa in macchina. Io decido di rientrare in bicicletta. Ne prendo una al volo ad un parcheggio di Ripa di Porta Ticinese e inizio a pedalare sul maledetto pavé milanese.  Dopo pochi metri mi rendo conto che non è cosa, mollo la bici e decido di camminare fino a casa. Come sono stati i miei primi 28 kilometri al rientro post infortunio? Meglio del previsto e mi sono anche divertita.

Di solito i giorni prima di un lungo, entro in paranoia, fare i lunghi e gli allenamenti per una maratona è davvero stancante e condiziona tutti gli aspetti della vita, lavoro, amicizie, fidanzato, corso di inglese, spesa e palestra, ma soprattutto bisogna avere la testa libera, concentrazione da vendere e tanta determinazione. Oltre che passione e non dimenticare mai di divertirsi.

Domenica, io ed Angela ci siamo messe a testa bassa e abbiamo macinato kilometri tra una chiacchiera e l’altra, spronandoci a vicenda nei momenti di crisi, quando il caldo e la stanchezza prendevano il sopravvento e quella vocina nella testa sussurrava “… fermati, ma che stai facendo, sei stanca, non ne hai più, vai a casa che  il divano e la doccia ti aspettano.”

Ma tu cerchi di non ascoltare, ti guardi intorno, ti concentri sul bordo del Naviglio, vuoto… ma dove è finita l’acqua? ….  saluti gli altri runners, alcuni conosciuti, altri visti per la prima volta.  Butti un occhio al Garmin per vedere i kilometri ma cerchi di non farlo troppo spesso per evitare di entrare in un loop negativo vizioso che ti porta al metro-dipendenza, è la fine, perché sospiri, percepisci la fatica, soffri, rimugini e allora non ti passa davvero più.

Una cosa è certa, se corri in compagnia, ti passa tutto molto più velocemente e a tratti diventa quasi divertente, sarà merito delle endorfine o della giornata di sole limpido che rende Milano ancora più bella. E poi il Naviglio pieno di gente che corre, ciclisti, mamme e figli con i pattini, gente che cammina, si respira aria di positività in ogni angolo, si anche tu che mi superi e corri come una gazzella con falcate felpate, gnocca, con quell’aria di sufficienza, quasi scocciata per esserti dovuta spostare a sinistra per superare me e la mia amica che già parliamo della mezza maratona di Londra del prossimo ottobre. Dimmi almeno che ti sono venute le vesciche ai piedi o che hai corso solo cinque kilometri oggi per questo sei fresca e riposata come se fossi appena uscita da un Hammam.

Ascolto il mio corpo. Le gambe girano bene e non mi pare vero che non sento alcun dolore. Mesi e mesi di dolori e di stop sono stai un vero sacrifico, quasi peggiore della sveglia all’alba la domenica. Perché una volta che la corsa ti è entrata dentro, difficile dimenticarla. Ne senti la mancanza, sei di cattivo umore, ti senti incompleto.

Io e Angela tra una chiacchera e una risata ci facciamo prendere dall’entusiasmo e aumentiamo piano piano il passo, Angela ha la carogna della competizione peggio di me e vuole sempre migliorare,  “amica, ora ci mettiamo a 5.30 e poi incrementiamo e vedrai che Londra la chiudiamo sotto le 4 ore…”….. “ok Angela, ma siamo già a 5.12 da qualche kilometro, non è che staremo tirando troppo?…”  Sorride e aumenta ancora la velocità. Mica vorrò restare indietro? Cosi mi faccio forza, coordino il respiro con il movimento delle gambe e smetto di parlare, risparmio il fiato e mi concentro sul prossimo obiettivo, sento il battere delle nostre suole sull’asfalto e mi concentro su quello, ormai non sento più nulla intorno.

Prossimo step, la fontanella dell’acqua. Non fa caldo, ma anche se tira vento freddo e non sono particolarmente sudata, so che è importante idratarsi e bere ogni volta che si può soprattutto qui sul Naviglio perché da questo punto in avanti, fino al nostro arrivo, non ci saranno più fontane per dissetarsi. Beviamo, ci ricompattiamo con il resto del gruppo e poi via di nuovo, testa bassa, dritte alla meta.

Angela non perde il suo sprint e parte subito in quarta. La seguo. Quando corro da sola tendo a rallentare e a trascinarmi alla fine, con lei è tutto più frizzante. Arriviamo alla Canottieri… ecco le bandiere, il parcheggio,  la macchina, tiro ancora un kilometro e quando il mio Garmin segna i 26 kilometri mi fermo e lascio che la mia compagna completi da sola i 300 metri che le mancano per arrivare ai suoi 21 kilometri. Ritorna da me pochi minuti dopo, due chiacchiere, un gel e facciamo insieme l’ultimo kilometro prima che io la saluti definitivamente per completare la mia tabella con i 100 metri alternati. Quando il Garmin segna i 28 kilometri sono commossa, stanca ma felice, un senso di capogiro e testa leggera mi pervade e con gioia sento che le gambe reagiscono incredibilmente bene. Mi fermo e assaporo quella sensazione di fierezza, di quando ti senti sul tetto del mondo, perché sai di aver compiuto qualcosa di grandioso. Di aver fatto il tuo dovere di runner fino in fondo, senza mai mollare e di aver fatto felice il tuo Coach ovunque sia in questa incredibile domenica di fine febbraio. In fondo non lo devi a nessuno, lo devi solo a te stessa ed è questa la cosa più meravigliosa, farlo per se stessi.  Ed è una gioia ancora più grade.

Sono queste le domeniche in cui capisci perché hai deciso di essere una maratoneta, capisci perché a luglio 2018 io e Luca ci siamo iscritti e abbiamo iscritto Angela a sua insaputa, alla maratona di Londra con dieci mesi di anticipo.

Sorrido tra me e me e torno a casa. Il mio divano mi aspetta e oggi me lo sono proprio guadagnato.

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