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ToggleGuardare oltre ciò che è visibile, scoprire le storie che definiscono l’identità di una città. È questo l’invito al centro di “The Red View – Beyond The Surface”, il progetto con cui Campari sceglie uno dei luoghi più inaspettati di Milano — la Cittadella degli Archivi del Comune — per trasformarlo in uno spazio aperto di cultura, musica, mostra e podcast live. Un’iniziativa che nasce dal DNA del brand, fatto di sperimentazione e visione artistica, e che racconta Campari e Milano come un’unica storia stratificata, in continua evoluzione.
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La Cittadella degli Archivi del Comune di Milano: perché Campari ha scelto questo luogo
La scelta della location non è decorativa: la Cittadella degli Archivi del Comune di Milano è il custode silenzioso della memoria collettiva cittadina, e incarna perfettamente il concept Beyond The Surface. Un luogo dove il passato è conservato ma anche pronto a essere reinterpretato. Alberto Ponchio, Senior Director of Marketing di Campari Group, ha spiegato: “Con The Red View vogliamo andare oltre la superficie di Milano, di Campari, dell’aperitivo stesso. Campari nasce in questa città, ne ha respirato l’energia e ne ha contribuito a scrivere la storia. La Cittadella degli Archivi del Comune di Milano è il luogo perfetto per raccontarlo: un archivio vivo, custode di una memoria collettiva che appartiene a tutta la città, non solo a noi. Questo progetto è il nostro modo di restituire qualcosa a Milano: non una celebrazione, ma un invito a scoprirla con occhi nuovi.”

Campari e Milano: una storia che inizia in Galleria Vittorio Emanuele II
Il legame tra Campari e Milano ha radici profonde. Davide Campari, primo cittadino milanese della famiglia, vide la luce proprio in Galleria Vittorio Emanuele II, dove il padre Gaspare aveva aperto il Caffè Campari. Nel 1915 nasce il Camparino in Galleria, direttamente di fronte: non un semplice locale, ma il luogo in cui prende forma il rito dell’aperitivo come lo conosciamo oggi, crocevia di artisti, intellettuali e borghesia milanese.
Da quel momento in poi, il brand ha interpretato Milano come laboratorio vivo, anticipandone i linguaggi e contribuendo a costruirne l’immaginario culturale. Con “The Red View – Beyond The Surface”, Campari rinnova questo legame scegliendo di raccontare una Milano meno visibile, più stratificata e più vicina alla sua essenza più autentica.
La mostra “Milano. Campari. Geografia e memoria dell’aperitivo” alla Galleria Campari
Parte integrante del progetto è una mostra a cura di Galleria Campari che racconta il legame tra il brand e la città attraverso un’ottica inedita: la mappa di una presenza, non la storia di un marchio. Dai tavoli del Camparino in Galleria alle insegne al neon disseminate per la città, fino al manifesto che Bruno Munari disegnò nel 1964 per celebrare l’inaugurazione della Linea 1 della metropolitana — rossa, naturalmente — Campari ha contribuito a definire il paesaggio visivo e sociale di Milano.
In dialogo con il patrimonio della Cittadella degli Archivi, la mostra presenta una selezione di materiali originali — bozzetti, manifesti, fotografie d’epoca — che attraversano più di un secolo di storia condivisa, firmati tra gli altri da Hohenstein, Cappiello, Dudovich, Depero e Munari. Un percorso costruito con un linguaggio contemporaneo fatto di trasparenze e stratificazioni, che trova nella grafica e nelle affissioni il proprio filo conduttore.

I podcast live con Matilde Gioli, Piero Colaprico e il murales di Gio Pastori
Cuore del programma è un palinsesto di podcast live realizzati con Chora e Will Media, pensati per raccontare Milano attraverso storie e prospettive diverse. Il videopodcast Supernova ospita Matilde Gioli in una puntata live che attraversa cinema, città e esperienze personali. Il podcast Gangster porta invece in scena Piero Colaprico nella Milano noir degli anni ’70, in dialogo con la giornalista Ilaria Ferraresi di Chora Media. Chiude il ciclo il podcast Città, con Pierluca Mariti (Piuttosto che), Antonio Giorgino (Giovane Tony) e Paolo Bovio di Will: un confronto tra generazioni e visioni della Milano contemporanea.
Il progetto lascia anche un segno permanente: Campari sostiene la realizzazione di un murales site-specific firmato da Gio Pastori, pensato per dialogare con l’architettura della Cittadella. Un intervento che nasce dall’incontro tra il concept Campari Red Is My Color e la vocazione archivistica del luogo, trasformando uno spazio di conservazione in uno spazio di espressione contemporanea.