PRANAYAMA: l’importanza del respiro nello yoga

Ci fai caso al tuo respiro? Ammettilo. Dal momento in cui veniamo al mondo, respirare diventa un atto automatico e scontato. Perché stare a pensarci, ti chiederai. Eppure, sono sempre le cose che diamo per scontate quelle che ci sorprendono di più.

Nello Yoga il respiro fa metà del lavoro, ma parlare solo di “respirare” pareva brutto e riduttivo (e tra un po’ mi darete ragione) e gli è stata così dedicata una sezione a parte, chiamata Pranayama.

 

Cos’è  il pranayama?

Due termini compongono la parola Pranayama: prana e ayama. Ayama significa “estensione” e prana “ciò che è ovunque” o meglio ancora “forza vitale”. Possiamo quindi definire il Pranayama come “estensione della forza vitale” o “espansione del respiro“. Il respiro infatti è il mezzo attraverso il quale l’energia scorre nel corpo. La filosofia Yoga sostiene (come anche Einstein qualche millennio dopo) che nel corpo umano e in ogni cosa che ci circonda, ci sia energia. Il modo in cui questa energia scorre nel nostro corpo, determina il nostro stato mentale e fisico.

Come averne accesso quindi? Con il respiro. La sua qualità infatti, influenza il nostro stato mentale, il modo in cui l’energia scorre e viceversa. E’ tutto collegato.

Pensa al tuo respiro quando sei agitato, ansioso, spaventato. Esso sarà corto, accelerato, superficiale. Al contrario, quando sei tranquillo e calmo, il respiro sarà più profondo e più lungo. Con il pranayama impariamo ad avere controllo e consapevolezza del respiro. Impariamo a non renderlo più un mero atto meccanico. Saremo più attenti all’inspirazione e all’espirazione, alle piccole pause tra un respiro e l’altro e alla lunghezza di queste ultime.

meditation

All’inizio, quella del Pranayama potrà sembrarci una pratica noiosa e inutile. I cambiamenti non arrivano certo con un solo respiro profondo. Con il tempo e la pratica costante avvertiremo i primi cambiamenti positivi a livello mentale. Io li ho sperimentati soprattutto nel modo di reagire alle situazioni più scomode e di relazionarmi con gli altri. Ho più controllo su emozioni e pensieri. Un ottimo modo per approcciarsi correttamente al pranayama, è sicuramente la pratica delle posizioni (le asana) che migliorano i movimenti del diaframma e dei muscoli intercostali, favorendo così un miglior controllo del respiro. Durante la pratica fisica dello Yoga infatti, si dedica molta attenzione al respiro in ogni posizione. Nulla è lasciato al caso.

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A cosa serve il pranayama?

Il Pranayama è il controllo del respiro, il controllo del respiro aiuta a eliminare i blocchi mentali e i blocchi mentali ostacolano il percorso dell’energia e quindi influenzano il tuo modo di vivere. Con il respiro, non eliminiamo solo aria, ma avendone il controllo e quindi scendendo ad un livello più profondo, buttiamo fuori il superfluo, ciò che non serve più.

Immagina di lasciar andare ciò che ti lega dentro, che ti impedisce di esprimerti totalmente. Prendere una preoccupazione, uno stato di ansia, impacchettarlo e buttarlo fuori come faresti con la spazzatura. Questa immagine può essere efficace.

Perché è importante il pranayama?

Tutto questo ci porta al fine ultimo del pranayama, che è quello di calmare la mente preparandola alla meditazione profonda. Come avrete capito, con questa pratica dirigiamo l’attenzione al respiro tenendo così la mente occupata. Non ci sarà più spazio quindi per seguire pensieri e distrazioni e in questo modo creeremo quella calma mentale necessaria per la meditazione. Ma di quest’ultima ve ne parlerò in un altro articolo.

Come si esegue il pranayama?

Ci sono diverse tecniche di Pranayama. Alcune prevedono il movimento del corpo e altre, (la maggior parte) in cui si può stare fermi e seduti in una posizione comoda. In quest’ultimo caso, la comodità della posizione è soggettiva e dipende dalle capacità fisiche che abbiamo. Si può stare con le gambe incrociate, in ginocchio, seduti sulla sedia. L’importante è che sia una posizione che possiamo tenere a lungo e che la colonna vertebrale sia ben dritta.

Un primo approccio è quello di osservare. Si lo so, sembra facile, ma ditemi dopo quanti secondi vi siete distratti. Seduti, con gli occhi chiusi, osservate il percorso dell’aria nel corpo. Dal momento in cui entra dal naso, a quando arriva nei polmoni per poi uscire più calda e umida.

Approssimativamente dopo 5 secondi, la mente inizierà ad elencarti una serie di distrazioni, dalla lista della spesa, al capello fuori posto, al prurito sulla schiena, a cosa preparare per cena. Non è semplice seguire il movimento del respiro, ma è un ottimo inizio e se ci riuscite, sarà bellissimo.

 

Qui vi ho esposto solo un primo approccio, ma come dicevo, esistono diverse tecniche delle quali però, vi parlerò in un altro articolo.

Non siamo sempre padroni della mente come crediamo. Per controllare lei, è necessario imparare a controllare il nostro respiro. Lui ha tutte le risposte.

Buona pratica!

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