Running: Auto-Incentivarsi. Diventare egoisti o fortemente altruisti verso se stessi

C’è niente di più bello che correre il 1° giorno dell’anno? L’aria gelida che ti batte in faccia, il silenzio di una cittadina semi-deserta e sonnecchiante dopo i bagordi della serata precedente.

Running

È una mia tradizione che ripeto da quando ho iniziato a correre e che faccio ovunque mi trovo, ovunque abbia deciso di finire l’anno vecchio e iniziare quello nuovo con una bella corsa rigeneratrice e galvanizzante. Il 1° di gennaio ha un che di magico, hai l’illusione di un nuovo inizio e che tutte le cose brutte te le lasci alle spalle, correndo le abbandoni nel passato.

Con questi preamboli, non serve altro.

Che poi invece, ci sono giornate in cui non ti muoverebbe un elefante e le gambe vanno talmente a rilento che ti viene voglia di mollare tutto e tornare a casa. E allora, combatti con te stessa e pensi e ripensi ad un modo per ingannare la testa e staccarla dal corpo.

Quando ho iniziato a farlo, mai avrei pensato che sarei arrivata cosi lontano. In realtà non pensavo a nulla, correvo e mi divertivo e tanto bastava.

Ho iniziato per caso, ho continuato perché mi piace e oggi non ne posso fare a meno. Il segreto per continuare è quello di non smettere mai di divertirsi e soprattutto trovare un gruppo fantastico con il quale condividere la passione. Il gruppo è senza dubbio un ottimo incentivo per continuare a correre e non rischiare di abbandonare tutto e lasciarsi prendere dalla pigrizia soprattutto nel periodo invernale, dove il freddo, la nebbia, l’umido o peggio, pioggia e neve convincerebbero chiunque a mollare.

L’incentivo è la cosa scatenante che fa ottenere risultati. Incentivo e motivazione.

Che poi quando hai corso la seconda, la terza e la quarta maratona già sai che cosa si prova mentre tagli il traguardo finale, soprattutto la tua testa è consapevole del fatto sei perfettamente in grado di farlo. Non importa in quanto tempo, se scegli di farlo, tu lo fai e arriverai dritto al traguardo. E allora non ti resta che “affinare” la preparazione e cercare di abbassare il tempo della gara, non importa di quanti kilometri sarà, l’obiettivo è non mollare e migliorare sempre se stessi. Ed è proprio per queste sfide, che serve l’incentivo. Quel qualcosa che ti distrae dalla fatica e dalla sofferenza, da quel tarlo che ti martella ininterrottamente mentre corri e che ti dice: “Ma chi te lo fa fare? Non vorresti essere sul divano al caldo a sorseggiare un caffé piuttosto che fare tutta questa fatica?” Sì, eccome, ma vuoi mettere la soddisfazione e la gioia di tagliare il traguardo dopo aver fatto di corsa 42 kilometri e 195 metri, magari in compagnia degli amici? Oppure finire la gara dei 10 k in abbondante anticipo rispetto alla volta precedente? O arrivare al traguardo di quella mezza maratona che proprio non digerivi perché troppo faticosa e poco frequentata?

La fatica del running
La fatica del running

Più dura della gara è la preparazione. Durante la gara, il pubblico, il percorso, l’adrenalina del momento, quel senso di appartenenza ad una comunità elitaria che persegue un unico comune obiettivo, la complicità con i compagni di gara, conoscere gente da tutto il mondo, sono tutti elementi che aiutano a non sentire la fatica, perché la fatica si sente eccome e non importano la preparazione o la dieta o l’incentivo.

La corsa è fatica

Nella meticolosa preparazione di una maratona, tanti sono gli aspetti degli allenamenti: ripetute, allunghi, saltelli, corsa lenta, scatti, i lunghi. I lunghi sono la parte più temuta dai runners, ma anche la parte fondamentale per allenare il fisico alla maratona. Io poi non sono un Coach, mi baso sulle mie sensazioni, sulla mia esperienza, su quello che il mio corpo mi comunica, mi affido però a chi ne sa più di me e Coach Tower77, ne sa eccome. Normalmente in previsione di una maratona i lunghi da fare sono due. Per la Maratona di Milano ho fatto un lungo di 32 kilometri e uno di 36k, mi sentivo un extraterrestre.

Volete mettere ritagliarsi un circuito di tutti quei kilometri a Milano? Già quello è un lavoro e vi assicuro che anche dopo anni di esperienza, non è mai una cosa facile.

Le prime volte li facevo in compagnia, al grido di “l’unione fa la forza”, “mal comune mezzo gaudio”, ci si organizzava e via destinazione Idroscalo, o naviglio o Montagnetta di San Siro. Correre in compagnia è sempre motivante e stimolante, e soprattutto prima di mollare ci pensi mille volte, vorrai mica essere tu la pecora nera del gruppo che molla? Così stringi i denti e corri.

Anche farlo da soli ha i suoi vantaggi, soprattutto per chi come me è una “solitaria inside” e soprattutto quando hai un lavoro di PR non scelto ma capitato, che ti porta ad essere in costante contatto con le persone tutto il giorno, tutti i giorni, spesso anche nel week-end, ritagliarsi un momento tutto mio lontano da tutto e da tutti è diventato vitale. La corsa proprio questo mi regala e di cui ne faccio egoisticamente tesoro, del silenzio, della tranquillità del poter fare quello che mi pare.

Willy il Coyote
Willy il Coyote

Una volta che ho deciso il percorso, mi allaccio scarpette e mi attrezzo per benino, cerco di individuare anzitempo fontanelle e punti di ristoro per non rischiare di trovarmi disidratata in preda ai crampi nel mezzo del nulla. 32 o 36 kilometri implicano almeno tre, quattro ore di corsa minuto più minuto meno.

Quando inizi tutto sembra difficile, e poi di colpo, via! Le gambe cominciano a girare e i pensieri a fluire. Tutto bene per i primi 10, 15, 20 kilometri, poi la fatica comincia a farsi sentire e il diavoletto tentatore inizia con le sue frasette per spingerti a fare dietro front direzione casa>divano>SKY. Ma tu continui imperterrita per la tua strada, anche se fermarsi non implicherebbe nulla, se non mentire a te stesso, mollare senza nemmeno averci provato.

In fondo, correre una maratona è un regalo che tu fai a te stesso e a nessun altro. Non prendiamoci in giro, a nessuno importa se tu corri, non importa se corri una, dieci o cento maratone, o è una sfida che decidi di fare contro te stesso e contro il tuo Io interiore. Lo fai per te stesso e per stare bene e una volta che l’hai provata quella sensazione, non riesci più a farne a meno, anche se molli, smetti, cambi sport, avrai sempre quella sensazione di disagio, di mancanza di un qualcosa.

Corsa
Corsa

Quindi, perché insistere a farsi del male? Per provare quel desiderio di libertà e di indipendenza che solo il raggiungimento e il superamento dei propri limiti ti può dare. Una costante ricerca della prova che tu sei più forte della tua stessa testa. Cosa c’è di meglio che sfidare se stessi e vincere la scommessa? Ne esce una persona diversa, cambiata e più forte di prima. Le conquiste sul campo declinate nella vita di tutti i giorni, possono fare miracoli.

E così quando sono lì li per mollare e fermarmi ecco che cerco la motivazione, l’incentivo…

E allora ripasso la lezione di inglese appena fatta, verdi modali, verbi irregolari, i verbi che richiedono il gerundio o il verbo all’infinito con o senza il TO, la focus sul come si serve il classico thè all’inglese, la lista della spesa delle cose che mancano a casa, ricordarsi a memoria le parole di “Last Christmas”, mai capito perché quella stupida abbia rimbalzato George Michael, oppure organizzare un viaggio in mongolfiera sui cieli della Cappadocia con Alberto Angela.

E poi ridere tra me e me, mentre lo faccio e intanto macinare kilometri. Ridere di cuore con la testa libera dai pensieri nocivi durante una bella corsa è la cosa più bella e più economica che ci possiamo regalare.

La vita è troppo breve per prendersi sul serio. (a Mariangela)

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su telegram
Telegram
Condividi su whatsapp
WhatsApp