The Fashion Runner

Spesso dopo una lunghissima e pesantissima giornata di lavoro mi concedo la gioia di una bella corsa e se fatta in compagnia tanto meglio.

Il mese di settembre per noi PR è un mese particolarmente intenso, soprattutto se come me, lavori nella moda. Sfilate, presentazioni, vernissage, stampa, clienti, caos, confusione e isterismi, problematiche da risolvere all’ultimo minuto sono dietro l’angolo.

Io nella moda ci lavoro da quasi vent’anni, non per scelta, ci sono finita per caso rispondendo ad una inserzione su La Repubblica fresca di Laurea alla Facoltà di Scienze Politiche. Non è mai stato amore, per me il Vichy è e rimane un Governo istituito nel Sud della Francia durante la seconda guerra mondiale, e non una tipologia di tessuto a quadretti, ma come si dice, l’uomo propone e Dio dispone e cosi mai come in questo periodo sono davvero felice di essere una Runner e di avere la corsa come valvola di sfogo e come ricarica di energia.

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Spesso dopo una lunghissima e pesantissima giornata di lavoro mi concedo la gioia di una bella corsa e se fatta in compagnia tanto meglio. Quando corri da ormai quattro anni e mezzo come me, arrivi a conoscere parecchie persone con la tua stessa passione, e fai parte di tutti i gruppi o community possibili esistenti sul mercato e puoi decidere di scegliere i compagni giusti con cui condividere le tue corse quotidiane ovunque ti trovi.

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Quello che mi rende particolarmente orgogliosa è quello di essere ormai da poco più di un anno una #cityrunners, la running comunity di adidas. Un gruppo di professionisti accumunati dalla passione per la corsa selezionati da adidas per dare visibilità al marchio, provare in anteprima i prodotti di abbigliamento e calzature per la corsa e ultima, ma forse più importante mission, quello di “contagiare” la gente alla corsa. Un kik off iniziale in sede a Monza e appuntamenti fissati con un super Coach di eccellenza Giorgio Rondelli, al fine raggiungere un obiettivo che può essere la Maratona, la Mezza maratona, i 10 kilometri oppure la staffetta a tappe. Unico comune denominatore l’entusiasmo.

Chiaro che dopo mesi di allenamenti collettivi in cui condividi gioie, frustrazioni, debolezze, infortuni e pezzi di vita quotidiana, il rapporto che inizia in un primo momento come semplice frequentazione occasionale con il solo fine di condividere di corsa, si rafforza e diventa talvolta anzi spesso vera amicizia. Naturale ritrovarsi spontaneamente a correre anche oltre gli allenamenti pre-fissati. Ogni scusa è valida per vedersi, perché la corsa non è solo sport è un vero stile di vita che ha il potere di migliorare la giornata e l’umore anche nei momenti più difficili. Noi #cityrunners ci consideriamo una grande famiglia allargata.

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Da pochi mesi, ovvero, da quando è stata inaugurata, il nostro punto di ritrovo è Runbase un innovativo progetto di “casa per il runner”, un luogo dove trovi armadietti, spogliatoi, docce, trainer che ti consigliano, possibilità di provare scarpe da running, il tutto incredibilmente a titolo gratuito e aperto a tutti proprio tutti, anche a chi si trova ad essere in città solo di passaggio per 24 e desidera poter correre nel pieno centro di Milano.

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Runbase Corso Sempione 10, è diventata il nostro ritrovo fisso almeno una volta a settimana, maggiormente quando la tabella di preparazione alla Maratona di New York, prevede di correre un “lungo lento”, come si chiama nel gergo, di 26 kilometri consecutivi… si ho detto 26 e soprattutto consecutivi.

Qualcuno nel gruppo ha proposto di dividere i kilometri in due giorni, meno fatico ma l’intento dell’allenamento è proprio quello di correrli non-stop, proprio in previsione del fatto che il 1° di Novembre dovremmo correrne ben 42 di kilometri e 195 metri, consecutivamente. Meglio abituare testa e gambe soprattutto.

Cosi al richiamo di “l’unione fa la forza”, sabato scorso mi ritrovo con Raffaella e Annalisa di prima mattina per compiere l’impresa, cariche e motivate al massimo, e soprattutto determinate a portare a termine il programma fissato per un totale 7 giri e mezzo del Parco Sempione.

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Stretching, caffè, e via, partite subito con un buon ritmo, avevamo addirittura il fiato per chiacchierare e fare del sano gossip che a noi donne piace tanto, soprattutto se hai almeno tre settimane da recuperare. Per il primi quattro giri, tutto bene, poi mano che i giri di Parco diminuivano e i kilometri aumentavano le chiacchiere diventavano sempre meno, fino ad arrivare ad un totale silenzio.

Sentivamo solo il rumore dei nostri piedi battere all’unisono sul terreno con un ritmo cadenzato e sincronizzato del tutto naturale che ci ha accompagnato fino alla fine.

La corsa è fatica, preparare una maratona richiede sacrifico, dedizione e preparazione, è un impegno fisso che prendi con te stesso che ti spinge ad andare oltre la “confort zone” e a superare i tuoi limiti, aggiungiamo tre settimane di ferie durante le quali hai voglia solo di relax e non di vincoli o dipendere da orari, per cui le tabelle e gli allenamenti passano in secondo piano e spesso non vengono rispettati.

Le mie vacanze sono cascate come un toccasana, proprio alla fine di un periodo particolarmente stressante sia da un punto di vista professionale che personale, in cui probabilmente avevo un tantino esagerato con gli allenamenti e le uscite tra amici al punto che il rito amatissimo del mettere le scarpe da corsa stava diventando più un dovere che una gioia, la motivazione che mi aveva sempre accompagnato …. Era andata n ferie pure lei, per cui spesso il lettino da spiaggia e il dolce far niente hanno avuto la meglio.

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Al non ho voglia adesso, cercavo piuttosto di pensare al quanto sarei stata bene dopo e sarà che ormai la corsa fa parte di me e del mio DNA, saranno stati i sensi di colpa o la scommessa di vincere contro me stessa e finire la Maratona in 4 ore hanno prevalso, la voglia è tornata le endorfine sono tornate a fare i loro lavoro e i 26 kilometri li ho finiti in circa due ore e mezzo, non bene ma neanche malissimo, diciamo che è una buona base su cui lavorare e migliorare.

Alla fine, non ho avuto attacchi di euforia, di gioia o di benessere, ma solo un gran male ai piedi, ai fianchi (serve lavorare per rafforzare il core) e una gran voglia del mio adorato divano.

Mentre correvo quei 26 kilometri c’è stata una frazione di secondo in cui mi sono detta “ce la posso fare! Posso correre la Maratona!” un lasso di tempo infinitamente breve di beatitudine che se ci ripenso mi da quella giusta carica emotiva per affrontare i 30 kilometri previsti nella tabella di sabato. Perché come dice qualcuno, crederci sempre, “fermarsi” mai.

#cityrunners #ultarboost #runbasemilano

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