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TogglePartito quasi per caso da un’app di filtri fotografici durante un viaggio in Australia, Emanuele Semproni è oggi uno dei creator lifestyle più discreti e riconoscibili del panorama italiano.
Niente vita privata in vetrina, niente divismo: solo contenuti curati, brand di lusso, hotel ed esperienze.
In questa intervista racconta le origini della sua presenza social, il rapporto con i follower, la differenza tra Roma e Milano e i valori che guidano il suo lavoro creativo.
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Come nasce la presenza social di Emanuele Semproni
Da dove nasce la tua presenza sui social? In modo quasi casuale. Nel 2012 sono andato in Australia pensando di starci un paio di mesi, e ho scaricato Instagram senza considerarlo davvero un social network: all’epoca lo vedevo come uno strumento per le foto con cornici e filtri carini. Solo in un secondo momento ho capito che era qualcosa di molto diverso.
E da quel momento come si è sviluppata la collaborazione con i brand? Qualche mese dopo un brand mi mandò un paio di scarpe — esiste ancora, tra l’altro — e così è cominciato tutto. Fondamentalmente per caso.
Che cosa facevi prima che questo diventasse il tuo lavoro? Ho studiato mediazione linguistica e interpretariato. Poi è arrivata questa cosa e sono salito su quel treno. Mi ha attratto soprattutto la libertà creativa: non è solo ricevere prodotti in regalo, quello è carino ma non è il punto. Col tempo l’ambiente si è molto strutturato, sono nati veri progetti creativi, ed è quello che trovo davvero stimolante.
Lifestyle, lusso e privacy: i contenuti di Emanuele Semproni
Di cosa parli attraverso i tuoi canali? Sono abbastanza silenzioso, non faccio molto rumore. Non mostro nulla della mia vita privata: tengo una separazione netta tra la sfera personale e quella lavorativa, per la mia stessa salute mentale. Uso i social a tutti gli effetti come un portfolio, una vetrina dei miei lavori. Nel tempo mi sono costruito una nicchia nel lifestyle di fascia alta: brand di lusso, hotel, esperienze di qualità.

Se qualcuno ti chiede che lavoro fai, cosa rispondi? Dico content creator, con tutti i pro e i contro del caso. C’è ancora uno stigma: quando lo dici, l’interlocutore medio si forma l’idea di qualcuno che non fa nulla e riceve bei regali. Sono consapevole di quella percezione, però è quello che faccio, quindi lo dico.
Il rapporto con i follower e l’identità del creator
Che rapporto hai con chi ti segue? Un rapporto molto carino, basato sul rispetto reciproco. Le persone che mi seguono sono discrete, per nulla invadenti. È normale: chi ti segue tende a rispecchiare il modo in cui ti poni. Io non mostro quasi nulla di privato, quindi mi rispettano: mi chiedono com’era un hotel, com’è un prodotto. Tutto molto tranquillo, senza eccessi.
Social network in evoluzione: Roma, Milano e il compromesso tra autenticità e cambiamento
Come sta cambiando il mondo dei social network e dell’influencer marketing? È in continua evoluzione, di pari passo con la velocità con cui cambiano le piattaforme stesse. Ne nascono di nuove, e con esse emergono nuovi creator già formati in quel formato. Noi che siamo nati con Instagram dobbiamo trovare un compromesso: rimanere coerenti a noi stessi senza fossilizzarsi, stare al passo senza snaturarsi.
Mi parlavi di una differenza tra il mondo dei creator a Roma e a Milano: puoi spiegarla? A Roma l’ambiente è più rilassato. Le persone sono meno impostate, ci sono meno aspettative sociali. Vai a un evento e diventa quasi un aperitivo tra amici e conoscenti. A Milano quella cosa la vedo meno. C’è più competizione, ma è anche ovvio: Milano è il polo in cui si concentrano questo tipo di figure. A Roma siamo molti meno, e forse anche la romanità conta qualcosa.
Una giornata tipo, gli eventi e i progetti futuri
Com’è la tua giornata tipo? Lavoro. Faccio consulenza per alcune agenzie, produco contenuti che vendo — inclusi contenuti UGC — e poi vivo le esperienze che racconto. Cerco di bilanciare tutti gli ambiti lavorativi della mia vita.

Un evento come quello di Musicultura, al quale hai partecipato come ospite del brand Paoloni, come lo comunichi ai tuoi follower? Nel modo in cui comunico tutto: in maniera pulita e semplice. I video parlano da soli, non c’è bisogno di spendersi troppo. Di solito scrivo qualche riga sovraimpressa alla foto o al video per spiegare cosa faccio e dove sono. Niente di più.
Come ti vedi nei prossimi due, tre, cinque anni? Onestamente non so risponderti con precisione. Mi vedo come sono ora, forse con progetti più strutturati e complessi, capaci di mettere in comunicazione più ambiti lavorativi all’interno di questa macroarea creator. Cose che lascino qualcosa sia a me, sia alle persone a cui racconto quello che faccio.
Cosa apprezza e cosa non apprezza Emanuele Semproni nei colleghi creator
C’è qualcosa che ti dà fastidio nei tuoi colleghi creator? E qualcosa che apprezzi? Fastidio, no — ognuno racconta a modo suo e va bene così. Quello che non apprezzo è lo snobismo, il divismo. Non ce n’è bisogno: siamo creator, non attori o premi Nobel. Abbiamo i nostri meriti e il nostro piccolo talento, ma possiamo stare tutti quanti tranquilli senza tirarcela. Quello che invece apprezzo molto è la capacità di ogni persona di raccontarsi attraverso un’identità specifica e riconoscibile: quella è una cosa davvero bella.
Dal punto di vista di follower, chi segui e cosa cerchi in un creator? Seguo chi mi lascia qualcosa a livello creativo. Se vedo qualcosa e penso che bell’idea, che bello stile, allora lo seguo volentieri. È essenzialmente una questione estetica e artistica.
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