new york city marathon 2014 ovunque running

Iniziare con New York è un po’ da “sboroni,” si, vero, ma se proprio dovevo farmi il mazzo con allenamenti e tabelle per mesi, tanto valeva farlo in grande e poi, di fatto  era l’unica maratona che è riuscita a mettere d’accordo i week end liberi del nostro gruppo di amiche.  Week end, per fare New York e goderla “appieno” un fine settimana non basta, servono almeno incluso il viaggio di andata e ritorno che con Emirates non sono niente male.

New York non è “solo” una maratona, New York è una vera esperienza di vita, New York è un carico di emozioni dal primo all’ultimo miglio, New York è WOW.

Quello che ti regala New York nessuna altra maratona ti da… e poi gli americani sono bravissimi a farti battere il cuore e a commuoverti fino alle lacrime.  Io credo di aver pianto dalla partenza fino al traguardo, con l’unica eccezione forse del pezzo in Williamsburg, perché impegnata a socializzare con Dorothy e il Mago di Oz.

Anche quest’anno, sono stati davvero tanti gli amici iscritti alla maratona di New York quest’anno, forse più dello scorso, sicuro grande invidia e rammarico di non esser stata là con loro. Il mio tendine non mi da tregua e comunque sarebbe stato impossibile correrla tutta. Guardo quelle immagini e subito mi prende il magone, New York è in assoluto la maratona regina di tutte le major, la migliore, quella che ti rimane nel cuore perché non è solo una corsa di 42 kilometri, ma è una esperienza emozionale che dura per tutto il tempo da quando atterri al JFK fino alla partenza e anche oltre.

Il calore che ti fa sentire benvenuto è palpabile in ogni angolo, il giorno della gara l’intera città si inchina al cospetto di quasi 70.000 runners che la (per)corrono da Staten Island fino a Central Park, toccando cinque distretti e ben 5 ponti.

Ancora adesso ho i brividi quando ripercorro con la mente il momento della partenza sul ponte di Verrazzano che ha da poco compiuto 50 anni e quando fu completato, nel 1964, era il ponte ad arco sospeso più lungo al mondo e ancora oggi è il più lungo degli Stati Uniti. Il ponte è il primo collegamento tra Staten Island e il quartiere di Brooklyn, lo percorro quando ancora mi risuonano le note di New York New York di Frank Sinatra che come da tradizione, parte subito dopo l’inno nazionale americano e tu piccolo puntino in un mare infinito di runner inizi a correre sotto una montagna di coriandoli multicolor e inizi un viaggio che ti conduce verso mille emozioni uniche e contrastanti.

Immagini ancora chiare dalle navi dei pompieri che sparano acqua verso il cielo in segno di saluto fino ai poliziotti in fila indiana che battono le mani o la gente che tifa per te lungo tutto il percorso di gara. Una sensazione incredibile, un groppo alla gola che ti accompagna fino al taglio del traguardo, una sensazione di aver compiuto qualcosa di incredibile che solo a pochi fortunati è concesso di vivere, non perché a correre una maratona è prerogativa di pochi eletti amatori ma perché correre la maratona di New York è un vero e proprio investimento, solo il pettorale si aggira intorno ai 400 dollari c’è da sperare che il cambio con l’Euro sia favorevole… Aggiungete poi il volo di andata e ritorno, albergo, pranzi, cene, extra shopping perché tutto a New York è una tentazione ad ogni angolo di strada, trovi qualcosa senza il quale non potresti più vivere. Io sono rientrata con una sacca in più rispetto al bagaglio che avevo alla partenza, una sacca piena di roba forse inutile, ma che per nulla e nessuno al mondo avrei rinunciato a comprare.

Però una cosa la voglio dire: sono stati i soldi meglio spesi in tutta la mia vita (o quasi) e sono pronta a rifarlo magari già il prossimo anno. Perché guardando gli amici ripercorrere quelle stesse emozioni e vederli tagliare il traguardo mi ha fatto venire un gran magone e una gran voglia di riviverlo ancora perché la Maratona di New York è davvero unica non ha paragoni e capisco chi rinuncia a tutto pur di correrla ogni anno.

Alcune informazioni tecniche, così nel caso a qualcuno venga voglia di correrla.

La corsa è organizzata dal NYRR (New York Road Runners) e si corre ogni anno dal 1970. Negli ultimi anni è stata anche sponsorizzata del gruppo finanziario ING Group. L’evento si tiene ogni prima domenica di novembre e attrae sia gli atleti professionisti che quelli amatoriali, provenienti da tutto il mondo. Per quanto riguarda questi ultimi, a causa della grande popolarità dell’evento, la partecipazione è limitata a solo una parte delle 100.000 richieste che pervengono ogni anno.

La scelta dei partecipanti avviene tramite una lotteria, ma privilegiando comunque gli atleti che hanno già partecipato o quelli in possesso di un tempo di qualifica eccellente. I corridori membri del NYRR possono gareggiare o partecipando a delle qualifiche o grazie alla nomina da qualche club podistico ufficiale. Secondo gli organizzatori, si calcola che complessivamente abbiano preso parte alle 40 edizioni della Maratona di New York circa 700.000 persone.

La corsa copre tutti e cinque i distretti di New York City. Comincia a Staten Island, vicino al ponte di Verrazzano-Narrows. Il ponte, che normalmente è adibito al solo trasporto di vetture, chiude per l’occasione. Nei minuti successivi alla partenza il ponte si affolla di corridori, creando così una scena maestosa divenuta emblematica della corsa stessa.

NYCM

Dopo la discesa del ponte il percorso attraversa Brooklyn per circa 19 km (12 miglia). I corridori passano attraverso una grande varietà di quartieri: Bay Ridge, Sunset Park, Bedford-Stuyvesant, Williamsburg e Greenpoint. Al km 21,1 la corsa passa sul ponte Pulaski che segna la fine della prima metà di gara e l’entrata nel distretto di Queens. Dopo circa 4 km gli atleti attraversano l’East River sul temuto ponte di Queensboro che porta a Manhattan. Questo è il punto più critico della corsa in cui molti atleti accusano la fatica pertanto l’attraversamento del ponte è considerato uno dei passaggi più difficili di questa maratona. Raggiunta Manhattan, dopo circa 25,5 km, la corsa procede su First avenue, quindi passa brevemente per il Bronx, raggiunto attraverso il ponte Willis Avenue per ritornare a Manhattan per il ponte Madison avenue. La corsa procede dunque per Harlem giù per Fifth avenue e in Central Park. La corsa prosegue per Central Park South dove migliaia di spettatori si radunano per acclamare gli atleti per l’ultimo miglio. A Columbus Circle la corsa rientra nel parco e si conclude fuori dal ristorante Tavern on the Green. Il limite massimo per portare a termine la corsa è di 8 ore e 30 minuti dall’inizio che viene dato alle ore 10:10.

Nel 2009 il tempo medio di percorrenza dei corridori è stato pari a 4 ore e 20 minuti. Io l’ho chiusa in 4 ore e 18 minuti, ci siamo direi.

La prima maratona di New York si è tenuta nel 1970, organizzata dal presidente del NYRR Vince Chiappetta e da Fred Lebow, con 127 concorrenti che percorrevano più giri lungo il park Drive di Central Park. Non più di un centinaio di spettatori si fermarono ad assistere alla vittoria di Gary Muhrcke in 2:31:38. Inoltre, solo 55 concorrenti arrivarono al termine della gara. Negli anni, la maratona ha avuto un numero di atleti sempre maggiore. Per facilitare lo svolgersi della gara, visto il numero sempre maggiore di atleti, il cofondatore Fred Lebow ridisegnò la corsa affinché percorresse tutti e cinque i distretti di New York City. La maratona crebbe in popolarità quando la norvegese Grete Waitz stabilì il nuovo record del mondo a 2:32:30. La Waitz vinse la gara altre otto volte. Nel 2000 si stabilì che ci dovesse essere una sezione per atleti su sedia a rotelle, e dal 2002 alle atlete professioniste la partenza viene data 35 minuti prima che al resto dei corridori, per permettere un arrivo a poca distanza dai primi uomini. La corsa è diventata la più famosa al mondo, con i suoi 2 milioni di spettatori e 315 milioni di appassionati che seguono la corsa in diretta sulla NBC.

Nel 2004 l’inglese Paula Radcliffe vinse in 2:23:10, battendo Susan Chepkemei di solo 4 secondi, il più breve distacco nella storia di questa maratona.

Nel 2005 Paul Tergat, keniota, riuscì a vincere la gara in 2:09:30, battendo allo sprint il sudafricano Hendrick Ramaala per un solo secondo.

L’edizione 2012 è stata annullata a un giorno dalla partenza da parte del sindaco Michael Bloomberg a causa del passaggio dell’uragano Sandy e i pettorale degli iscritti tenuto buono per l’anno successivo.

Dal 2012 ad oggi la vittoria è sempre andata ad atleti kenioti e il numero delle richieste di partecipazione è incrementato di anno in anno motivo per cui di solito le prime richieste di iscrizione partono già dal mese di gennaio.

Sapete che anche certa Kathrine Switzer ha vinto la Maratona di New York nel 1974?

Oh sì proprio lei. Kathrine era presente anche quest’anno all’EXPO per incontrare ammiratori, stampa e promuovere le iscrizioni alla Maratona di Boston del 2018 e alla quale lei e le donne che sostengono la sua fondazione 261 fearless, parteciperanno come ogni alla gara per correre la maratona, ma per in ricordo della sua gara corsa nel 1967, quella gara che avrebbe cambiato il corso della storia e grazie al suo gesto eroico e testardo, ha permesso a tutte le donne di potersi iscrivere ad una maratona.

Se oggi noi tutte, siamo accettate nello sport e ritenute idonee a percorrere lunghe distanze al pari degli uomini il merito va alla tenacia di Kathrine Switzer. Rappresentarla oggi in Italia con il club 261 fearless è per me più che un onore, un privilegio, un regalo. Perché la corsa non va mai data per scontata soprattutto per noi donne.