Gucci rivive maggio ’68 cinquant’anni dopo

La nuova campagna Gucci ci fa rivvivere il periodo di ribellione studentesca di Maggio '68 catapultandoci cinquat'anni indietro nel tempo, e surfando sull'onda nostalgica con scatti deliberamente inspirati alla nouvelle bague di Truffaut e Godart.

Dopo aver calcato le vie di Firenze, Berlino, Tokyo o ancora Roma, Gucci sceglie Parigi per la sua campagna pre-fall.

Campagna chiamata “Gucci Dans les Rues e che vede la scelta della Ville Lumière non del tutto casuale. Ricordatevi… proprio in quelle vie, proprio cinquant’anni fa si svolgeva la rivolta studentesca più famosa al mondo: mai ’68.

Cinquant’anni fa a maggio, una folla di studenti occupavano la Sorbonne, università parigina rinomata e culla del sapere. Studenti in rivolta, rivoluzionari, che al grido di “Liberté, Egalité, Sexualité” rivendicavano la libertà di essere.

Ragazzi ribelli con jeans, sigaretta e capelli lunghetti, ragazze rigorosamente senza reggiseni, quest’ultimi bruciati in piazza.

La nuova campagna di Gucci surfa sull’onda di questo periodo storico ora più gettonato che mai e mette in scena alcuni giovani ribelli “targati” Gucci che occupano in campus universitario.

Giovani che sembrano catapultati oggi in un salto temporale di cinquant’anni, per posare davanti all’obbiettivo del fotografo Glen Luchford che per Gucci ha ricreato l’atmosfera del periodo, ispirandosi alla Nouvelle Vague, corrente artistica del periodo carissima a grandi artisti francesi come François Truffaut o ancora Jean-Luc Godart.

La campagna Gucci diretta dal Direttore Creativo Alessandro Michele nonché da Christopher Simmons nelle vesti di Direttore Artistico è stata anche affiancata da un video accompagnato da una musica di Laurent Garnier.

Una campagna forte, d’impatto, con fotografie in bianche e nero che rinforzano ancora il legame con il periodo storico al quale viene inspirata.

Campagna vincente che surfa sulla viralità e anche perché no, la nostalgia di un periodo di cui si ricordano tutti, persino tutti quelli che nemmeno l’hanno vissuta davvero.

Anche e soprattutto in un momento di transizione in cui sono sempre più i giovani che non hanno più un ideale avendo perso di vista i veri valori della nostra società, quelli per i quali “combattere” e resistere a tutto e tutti.

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