Running: corsa mon amour. Declaration of love

La corsa crea dipendenza. Una dipendenza a volte pericolosa, soprattutto per chi ti sta vicino. Ma tutto è relativo. Dipende dai punti di vista e da come ti fa sentire.

Una persona che ha abbracciato la filosofia della corsa entra in un loop temporale senza fine che lo porterà inesorabilmente a fare della corsa una disciplina, una scuola di vita il suo punto di riferimento in tutti gli aspetti della quotidianità.

Un runner pianifica le ferie e i weekend in base alle gare, alle “tapasciate” di zona, alla tabella degli allenamenti per una maratona, una mezza maratona, una 10 kilometri o un qualsiasi obiettivo si è dato a medio lungo o termine.

Un runner tenderà sempre a parlare di corsa, cercando di convincere l’interlocutore almeno a provare a correre e al 90% delle volte ce la farà, non fosse altro per sfinimento… Dell’altra persona.

Un runner affronta le prove della giornata con la stessa strategia con la quale affronterebbe una gara. Un ostacolo alla volta, un miglio alla volta piano piano fino ad arrivare al traguardo e se poi ci sono degli ostacoli sul percorso, allora la cosa so fa ancora più interessante perché diventa una sfida e il runner ama le sfide.
Se siete fidanzai con un runner, e voi non lo siete, pensateci. O iniziate a correre o non avrete scampo. Sopravvivere ad una relazione diventerebbe oltremodo complicato, più di quanto già non lo sia nella normalità.

Il runner è anche una persona con grande sicurezza e autostima, che non si ferma, cerca sempre uno stimolo, che sia migliorare i propri tempi, che sia fare una maratona che sia andare oltre i propri limiti. Il runner cerca il confronto, la competizione (sana), cerca emozioni. Spesso correre una maratona non basta più, il runner vuole sperimentare nuove sensazioni, nuovi percorsi, nuove sfide.

Oltre la maratona ci sono le ultra-maratone, ma prepararle non è facile ed oltre al fisico ci vuole una gran testa e un ottimo rapporto con se stessi.

Poi c’è chi decise di abbinare alla corsa, il nuoto e la bicicletta e si cimenta nel triathlon, che sia sprint, supersprint, olimpico, doppio olimpico, medio, ce n’ è per tutti i gusti e per tutte le tipologie di fisico, e addirittura c’è chi va “oltre”, e sono gli amatori che si buttano nell’IRONMAN. Fa paura solo a dirlo e chi lo porta a termine, un IRONMAN, merita il massimo rispetto, non che chiunque decida di fare uno sport a livello amatoriale non lo meriti, ma chi conclude un IRONMAN è un altro pianeta.

Un po’ come chi si cimenta nell’Ultramaratona, nel trial o nell’Ultratrial tipo quello del Monte Bianco per esempio giusto per citarne uno che si è concluso da poco. Solo a vedere le immagini dell’arrivo di perfetti sconosciuti mi sono commossa.

E’ così, se ti avvicini e pratichi sport diventi sensibile e ti commuovi facilmente di fronte a certi risultati a certe imprese. Perché sai il sacrificio, la dedizione e la preparazione che ci stanno dietro per arrivare a quel risultato.

Perché non è mica solo una questione di gambe, una volta formate le gambe, poi devi lavorare su addominali, braccia, schiena, glutei, seguire un certo tipo di dieta, non per dimagrire, ma per avere il carburante che ti dia la giusta propulsione in gara.

Io per esempio mi sono sempre sparata della gran zollette di zucchero durante le maratone o i lunghi di preparazione alle maratone, errore, da principiante, ma a me nessuno lo aveva detto e nemmeno io per la verità lo avevo mai chiesto, che abusare di zucchero non era la cosa più saggia. Per me zucchero=energia=spinta per andare avanti in gara. Sbagliato. Lo zucchero ti da una impennata di energia la momento poi però la stessa impennata come è arrivata se ne va e tu resti li come una bellissima auto ferma ai box perché ti hanno messo benzina verde ma tu vai a metano. Ho reso l’idea? Anche per questo, spesso aiutano i consigli di chi ne sa più di noi, chiedere, fidarsi, sperimentare e poi l’esperienza, provare tutto sulla propria pelle è la garanzia migliore.

Per esempio la mia prima Monza-Resegone l’ho portata a termine mangiando zollette di zucchero in continuazione, correvo e rosicchiavo, correvo, bevevo, rosicchiavo, sembravo Francis il mulo parlante. In fondo alla gara ci sono arrivata, se poi non mi sia venuto il diabete, o non mi si siano cariati i denti, quello credo sia stato un miracolo.

Quindi, ricapitolando, abbigliamento, attrezzatura, calze giuste, scarpe appropriate, alimentazione e tanto spirito di volontà. Che poi una volta iniziato non ti fermi più. Correre diventa parte integrante della tua vita, che siano anche solo pochi kilometri, giusto per attivare le endorfine e buttare fuori tutto quello che di negativo hai accumulato nel corso della giornata o anche solo per rigenerarti, voglio dire in vacanza c’è ben poco da buttare fuori se non il cibo e le schifezze culinarie che siamo soliti concederci quando abbiamo tempo, tranquillità e la testa libera da impegni e pensieri. In vacanza la corsa è puro divertimento, assaporare la nostra ora di libertà che ci fa diventare persone migliori. Dopo.

Conosco gente che ha completamente rivoluzionato la propria vita in funzione della corsa, gente che bivaccava sul divano H24 “scofanarsi” padellate di lasagne e di ogni genere di carboidrato, dolci, sughi, patatine e altre schifezze industriali puramente commerciali, passare da una taglia 54 abbondante a una taglia 48 in pochissimo tempo e se li senti parlare sembra che non abbiano mai fatto altro, o meglio si chiedono come abbiano fatto fino ad oggi senza la corsa.

Poi ognuno inizia a correre per un motivo diverso, fisico, psicologico, curiosità, sfida, scommessa, ognuno degno di rispetto, perché chiunque ha il coraggio di alzarsi la mattina all’alba oppure dopo l’ufficio cambiarsi e uscire a correre per un’ora, forse di più, merita rispetto, tanto quanto chi decide di andare oltre e investire nella preparazione di una gara che sia maratona, mezzo o altro.

E poi si ci sono le corse all’alba, quando ti ritrovi con gente folle tanto quanto te che condivide la tua stessa passione, e decide di farlo tutti insieme perché se alle 6 di mattina hai un puntello, il tuo senso di colpa ti fa alzare e scendere dal letto per non mancare quell’appuntamento, che prima è solo occasionale, poi diventa fisso, poi bisettimanale e poi non ne puoi più fare a meno, perché non c’è nulla di più bello che iniziare la giornata col sorriso in compagnia di amici con i quali scambiare chiacchiere ed energie positive che danno la carica giusta per andare in ufficio ed affrontare la giornata con lo spirito giusto perché “tanto che mi frega, io ho corso, sono felice, sono positivo e niente e nessuno può distogliermi da questo stato di grazia”. Con me funziona. Poi però ci sono certe giornate che nemmeno correre una maratona su un piede, potrebbe aiutare ad affrontare, ma questa è la vita, ci sono cose che nemmeno la corsa può sistemare.

Ho detto che la corsa aiuta, non che fa miracoli.

Stamattina avevo appuntamento alle 6.15 con il mio gruppo Urban_Runenrs Milano Est, li ho “paccati”, la pigrizia e il caldino del letto, il buio prima del sorgere del sole, hanno avuto la meglio, per una volta ho ascoltato quella vocina che mi ha detto di lasciar perdere. Succede, perché la corsa deve essere un piacere e non un obbligo, qualche volta ci sta di lasciarsi trasportare dalla pigrizia, tanto c’è sempre domattina per poter correre e ritrovare quel sorriso pacioso di soddisfazione che solo un runner ha stampato in faccia, dopo una bella corsa all’ alba.

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