Il runner compulsivo (anche in vacanza!)

Non si può dire di conoscere bene un posto se non ci si è fatta una bella corsetta. Ne sono convinta.

Running

Quando corri da sola, in una località sconosciuta, dove sei totalmente estranea, hai la possibilità di concentrarti su quello che stai facendo, senza l’obbligo di ascoltare o parlare o seguire nessuno.

Sei solo tu, il rumore delle tue scarpe da corsa e la libertà di decidere quale strada fare e quale ritmo tenere, cambiando direzione anche all’ultimo secondo se una strada non ci convince o se qualcosa di più interessante ha attirato la nostra attenzione.

E’ una cosa che ho imparato da mio papà, riservare uno spazio in valigia o nello zaino per le scarpe da corsa. Papà che è un giramondo molto più di me, lo ha sempre fatto e niente lo fa sentire libero e a proprio agio di una corsa in terra straniera ovunque si trovi.

L’unica volta in cui se l’è vista brutta è stato in Iran, anni e anni fa, diciamo che il logo di quel marchio americano tanto conosciuto a livello planetario che spiccava sulle scarpe da corsa non è passato inosservato ad occhi attenti e vigili di chi non ama particolarmente gli Stati Uniti e si è visto suo malgrado correre di gran fretta verso l’albergo dopo poche centinaia di metri.

Pensate si sia fermato? Neanche per sogno. Ha cancellato il logo ed è ri-uscito a correre subito dopo, gustandosi l’inizio di un nuovo giorno a Teheran.

Vacanza significa anche e soprattutto relax totale, ma significa anche per un runner l’opportunità di poter correre in orari normali, non necessariamente all’alba se si ha la fortuna di andare in un posto fresco oppure uscire all’alba per evitare il caldo afoso, salvo poi recuperare con un bel pisolino pomeridiano magari sotto il sole e approfittare per abbronzarsi.

Per me allenarmi durante le vacanze è una vera pacchia, mi godo di più la corsa e ho la mente sufficientemente libera per concentrarmi e ammirare i posti in cui sto correndo senza per questo non fare le mie tabelle a dovere e soprattutto non sono schiava degli orari.

La cosa più sublime e il NON mettere la sveglia e svegliarsi quando il tuo corpo lo fa naturalmente, prepararsi e uscire a correre senza l’ansia del rientro.

Che poi da quando corro maratone, almeno una la programmo per l’ autunno, motivo per cui in vacanza non si molla per niente, anzi.
Che poi sotto certi punti di vista, la corsa è relax, ricarica e detox totale.

Per le mie vacanze estive, di solito scelgo sempre località nordiche, UK per lo più, facile quindi uscire a correre la mattina poco prima di colazione, quando il resto dei compagni di viaggio ancora sonnecchia e si appresta ad affrontare la giornata con calma relativa che contraddistingue il periodo.

Quando rientro dopo la mia corsa mattutina mi guardano con fare sornione e io lo so in fondo a cosa stanno pensando, forse che sono pazza per aver rinunciato anche in vacanza ad un paio d’ore di sonno in più, a sudare e a fare fatica, per cosa poi? Una maratona da qui a tre mesi. Quello che non sanno è che durante la mia corsa quotidiana ho scovato angoli nascosti, passaggi tra prati vista mare, golf club sconosciuti, passeggiate sul mare, nuovi paesi e borghi che diversamente non avremmo mai trovato e poi si, anche quel posticino tanto carino dove fanno gli scones con panna e marmellata tipici della Cornovaglia freschi tutte le mattine, ma noi del resto, non lo avremmo mai scoperto perché all’ora in cui torniamo a casa, è chiuso e le insegne sono spente.

Così quando rientro, bagnata e puzzolente, io sono felice per la mia corsa e al tempo stesso fornisco informazioni utili alla comunità vacanziera per organizzare e ottimizzare il soggiorno in terra straniera. Semplice e tutti felici.

Quest’anno ho scelto la Scozia. Edimburgo e il villaggio Kinghorn che affaccia sul mare. Freddo, sofferto parecchio, forse perché venivo da 42 gradi di afa, forse che il mio corpo in braghette e maglietta a maniche corte chiedeva venia, tant’è che il primo giorno di corsa è stata un totale fallimento e non ne ero così contenta, quando sono rientrata a casa con le mie ginocchia sbucciate e il rigolo di sangue che scendeva lungo il polpaccio.

Sole e pioggerillina si alternavano, cosi come le raffiche di vento (contro ovviamente) e il fondo sconnesso a tratti scivoloso, non mi hanno reso le cose facili. Da programma avevo le ripetute, ovviamente. Le strade della Scozia, o meglio del paese in cui abbiamo preso casa, bellissime e spettacolari ma tutte in salita (e discesa), ovviamente. Tant’è che mi sono ritagliata il mio percorso ottimale e testa bassa ci ho dato dentro. Correre da soli con un obiettivo in testa aiuta, aiuta soprattutto a svuotarsi di tutto quello che si ha accumulato in mesi di lavoro e di stress, aiuta a focalizzare meglio la propria vita e i progetti futuri e da nuove idee e nuovi input personali e professionali e, soprattutto quando le endorfine cominciano a fare effetto allora ti prende quella certa euforia e quella sensazione di totale libertà che solo un runner (seriale) riesce a provare.

Fatto sta che un momento mi sento in paradiso e il momento dopo mi trovo per terra a pelle di leone sull’asfalto del marciapiede a lato della passeggiata vista mare. Mi sono rialzata alla velocità della luce sperando che nessuno mi vedesse e ho ripreso a correre come se nulla fosse. Dolore? Nessuno. Fastidio neppure. Ho finito la mia bella serie di ripetute e sono tornata a casa.

Una volta calata l’adrenalina e l’euforia post endorfine allora si, ho cominciato a sentire dolori ovunque, oltre alla noia (io odio la vista del sangue) di dover disinfettare ogni singolo pezzo di pelle visto che le mie ginocchia erano diventate una sorta di mosaico da tutti i sassolini che avevo raccolto finendo di peso con le ginocchia sull’asfalto.

Tempo due giorno ed ero di nuovo con le scarpette ai piedi, la mia voglia di libertà e la curiosità di scovare nuovi posti ed esplorare nuove strade era troppo forte e cosi ho completato un giro di 10 kilometri, immaginato e programmato in tempo reale mentre correvo, e a dire il vero le botte alle ginocchia non le ho nemmeno sentite e nemmeno i 18 kilometri di camminata a bordo costiera sotto la pioggia per raggiungere il castello di Lilithorp li hanno sentiti.

Ne è davvero valsa la pena però, come ho visto la Scozia io, nessuno mai e pure quello spiritello burlone che mi ha fatto lo sgambetto lo porto nel cuore. Ci tornerò nel 2018 e correrò una maratona, ancora non ho deciso se Edimburgo o Stirling, sicuro ci tornerò.

A parte tutto, amare la corsa è fantastico ma non si deve diventarne schiavi, bensì godersi i giorni di riposo e ritornare pieni d’energie e soprattutto a patto che la corsa esplorativa non diventi un obbligo e una aspettativa da parte dei compagni di viaggio, in tal caso, le opzioni sono due, o i compagni escono a correre con te oppure meglio rinunciare a monte e godersi le vacanze in totale relax senza pensare alla corsa. Ma siamo davvero sicuri di riuscire a resistere senza correre per 10, 15 giorni?

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