Running: Milano conquistata in 42 km

Dicono che la Maratona sia un viaggio: sai da dove e quando parti, sai dove arrivi, quello che accade nel mezzo è una incognita!

Milano Marathon 2016

Quella di Milano è stata la mia seconda maratona, un viaggio fantastico in una città che oggi come non mai ho scoperto di amare molto più profondamente di quanto immaginassi.

Il momento della partenza in Corso Venezia, chiusa nella mia gabbia azzurra assegnata dal tempo di New York, le emozioni che provo sono infinite, contrastanti: paura, emozione, gioia, e felicità di essere con le amiche/runner di sempre.

Valeria occhi da cerbiatto impaurito è alla sua prima maratona, non dorme da giorni e l’incognita di quello che sta per vivere la emoziona al punto che non smette di piangere, e Rossana che oggi correrà la sua quinta maratona. Rossana è la positività fatta persona, sempre sorridente e pronta a dare la carica a chiunque incroci il suo cammino. Le migliori compagne di questo viaggio.

Poco più dietro il gruppo degli Urban Runners con i pacer delle 4 ore. Sul percorso incontrerò ai cambi della staffetta, ogni 10 kilometri circa, il resto del gruppo degli Adidas Runners a darmi la carica. E’ bello sapere di avere amici ovunque sui quali poter contare. Sono tranquilla, anche se ben consapevole di quello a cui sto per andare incontro.

Milano Marathon 2016
Milano Marathon 2016

Mi emoziono alla marcia dei bersaglieri e dell’inno nazionale italiano, forse a volume troppo basso affinché tutti possano smettere di parlare e unirsi in un momento di commozione collettiva. Guardo in alto, verso il cielo, nuvolo, forse non sarà poi cosi caldo. Correre la Maratona a Milano, la mia città ha un qualcosa di spettacolare. Partire da Corso Venezia a pochi passi dal mio ufficio, nei luoghi così familiari e conosciuti in cui trascorro la maggior parte delle mie giornate: sono felice, tranquilla e allo scoppio del cannone partiamo compatte come se andassimo ad un giro di shopping, direzione Bastioni di Porta Venezia.

Pochi metri ed è subito salita tira polpacci, mentalmente mi ripeto le prole di Coach Matteo “parti piano, metti legna in cascina perché se parti troppo forte, poi non ne hai più per la seconda parte della gara”. Lui ne sa, ha lavorato per anni in Ferrari ed ora allena atleti e amatori a tutti i livelli.

Io ho un mio obiettivo che mi piacerebbe poter portare a termine: finirla entro le 4 ore. 3.45 e offro da bere a tutti, 3.58 e sono felice. Ci provo, faccio e rifaccio i conti mentalmente e concludo tra me e me che devo stare sotto i 6… 5.30 di media per tutta la maratona e dovremmo esserci.

Così allungo il passo e mi butto nella folla dei maratoneti che mi precedono. Il clima è fresco, i milanesi sono incredibilmente collaborativi, sorrido, batto il cinque, saluto a destra e a sinistra, me la godo. Corro principalmente per divertirmi e per provare emozioni, il resto è marginale e compensa questa mia passione. Però un buon tempo ci sta. Se faccio qualcosa cerco di farla al mio meglio e se mi prefiggo degli obiettivi cerco di portarli a termine. Sempre stata così, fin da bambina. Ero il terrore dei cugini durante le partite di RISIKO, perché se rischiavo di non vincere, quasi certamente volava in aria il tabellone con tutti i carri armati.

Milano Marathon 2016
Milano Marathon 2016

Faccio tesoro di tutti i consigli di chi ne sa più di me e di chi questa maratona l’ha corsa anche più di una volta, così mi fermo a tutti i ristori. Come mi ha detto Nino, fermati: “bevi sali e portati via la bottiglietta dell’acqua che per qualche metro dopo il ristoro ti sarà utile”.Così faccio.

Inanello kilometri su kilometri e sono “già” al primo cambio dei 10 kilometri. Guardo verso le gabbie delle staffette e i compagni Adidas Runners, grido per attirare l’attenzione e li saluto e subito rispondono con grida di incitamento, salti, saluti. Da lì in poi è tutta una fila di gente che ti sorride, che ti fa il tifo, che ti batte il cinque, che saluta. Mi galvanizzo, faccio il pieno di energia positiva e proseguo il mio percorso. Poco dopo, sento arivare dietro di me i pacer delle 4 ore, capitanati da Gianluca Rundiciotto degli Urban Runners, li sento gridare, scherzare, parlare, mi fanno compagnia e mi danno la carica nei momenti di defaillance. Finché riesco a stare davanti a loro, è un buon segno!

Arrivo presto al secondo cambio, taglio il cartello dei 21k e mezza maratona è andata. Mi guardo lo Stadio di San Siro nella sua infinita bellezza, stasera gioca la mia Inter, speriamo che sia una chiusura di giornata perfetta!

Ecco gli Adidas Runners della seconda frazione, li individuo subito nella prima gabbia sulla sinistra, sono bellissimi nelle loro maglie corallo, li saluto e anche qua parte la Hola di rimando. Sento distintamente Annalisa gridare con tutto il fiato che ha in gola “forza Gretaaaaa” che carica! Saluto altri amici impegnati nella staffetta e proseguo la mia cavalcata, ora inizia la vera Maratona, meglio ottimizzare le forze in previsione dei kilometri che ancora mancano all’arrivo.

E poi, ecco che dalle nubi inizia a fare capolino il sole; il caldo ora proprio non ci voleva! Sono le 12 e inizia la parte difficile della gara, il caldo umido proprio non ci voleva! Mi faccio coraggio e cerco di recuperare una busta di integratore in una delle tasche dei pantaloncini. Ho più cose io in quelle tasche che una intera colonia di canguri.

I-phone, cioccolatini, spugna, busta di miele, fialette di integratori, zucchero, fazzoletti, perfino le chiavi di casa. Alla fine non mi sono fidata a lasciarle nella sacca lasciata nel deposito prima della gara, non succede mai niente ma se capita, con i genitori ancora in Corea per almeno altri dieci giorni, in caso di smarrimento sarebbe stato davvero un grosso problema per me rientrare in casa. Toccherà che ne lasci un paio al mio portinaio. E’ Milanista (del resto, nessuno è perfetto!) e al lunedì finisce sempre che ci “becchiamo a suon di frecciate” parlando di calcio. O meglio io cerco di sviarlo, soprattutto dopo “certi” Derby, ma lui è lì che mi aspetta come una faina! Di solito fa finta di pulire gli ottoni del portone d’ingresso, come dire, se vuoi uscire per andare al lavoro, per forza di qua devi passare! E mi aspetta. Quando poi lui ha detto la sua io ho detto la mia, ognuno per la sua strada.

Milano Marathon 2016
Milano Marathon 2016

Ingurgito il mio integratore e continuo la corsa, fa caldo, sempre più caldo e i kilometri sembrano non passare mai. Arrivo nella zona più desolata del percorso, via Gallarate, nessuno che fa il tifo, nessuna macchina, niente, solo la strada e il caldo. Taglio il controllo dei 30 kilometri, il timer segna 2 ore e 50.
Mi galvanizzo, perfetto! Faccio mentalmente due calcoli e se forse continuo così fino alla fine… magari, chissà, forse ce la faccio!

Errore da principiante, la Maratona non perdona e forse neanche le vascate in piscina e le lezioni di spinning non fatte o rimandate. Ai 33 è li che mi aspetta come un muro, e lo capisci subito perché i polpacci cominciano a farsi sentire con dolorini diffusi, i muscoli si irrigidiscono e cosa ancora peggiore la testa comincia a lasciarmi.

Calma, rallenta il ritmo e ragiona, dividi i kilometri che ancora ti mancano in gruppi da 5, pensa che quando arrivi al castello Sforzesco sei alla fine. Pensa ad altro distraiti. Mi giro e vedo alla mia destra un signore che fatica peggio di me, d’istinto inizio a parlare, gli grido “dai forza siamo al 31° manca poco!”. E lui mi risponde che parla solo inglese e non capisce l’italiano. Ripeto la frase in inglese e lo imballo con mille altre cose di cui, sono certa oltre a non fregargliene una beata fava, forse non le ha nemmeno capite tanto era cotto.

“Bene” mi dico “riesco perfino a parlare inglese, sono lucida!” Questa è una cosa positiva. Avanti così.
Ancora pochi kilometri e quando arrivo al Castello, ormai i palloncini dei pacer delle 4 ore sono lontani davanti a me e con loro i miei sogni di gloria di finire la gara sotto le 4 ore.

Milano Marathon 2016
Milano Marathon 2016

Salviamo il salvabile e come ha detto Coach Matteo, comunque vada, finiremo la gara in maniera più che dignitosa. Cerco di allungare un po’ e accelero un pochino il ritmo, ma le gambe non mi seguono e quella maledetta vocina nella mia testa non se ne vuole andare, insiste nel dire “fermati e cammina… dai almeno un pò”. Poi riprendi la corsa cosa vuoi che sia. Non se ne parla. Camminare non è una opzione da considerare.

Un kilometro alla volta, cerco di pensare ad altro, ma non c’è nulla che in questo momento mi venga in mente, e che mi possa distrarre da questa fatica ingestibile ormai, fortuna che almeno siamo rientrati in città e il tifo dei milanesi si fa di metro in metro sempre più caloroso. Cazzarola sto correndo una MARATONA devo essere fiera di me stessa e mollare non è contemplato. Una ragazza vicino a me, intuita la mia crisi, mi offre la sua bottiglietta d’acqua per riprendermi. Le gare sono anche queste, solidarietà, rispetto, cameratismo. Certa gente che conosco io, dovrebbe solo che imparare.

Ecco finalmente le bacinelle degli spugnaggi con acqua fresca, me la spruzzo in faccia, sulle braccia e sulle gambe, i polpacci e le cosce. Riprendo la mia corsa e dopo pochi minuti, alla mia sinistra ecco che compare Raffaella, fresca, pimpante, sorridente, con la sua allegria contagiosa, mi dice “dai, dai che manca poco…” rispondo “vai Raffa se devi andare, non ti voglio rallentare, io non ne ho più…. Sto facendo una fatica boia” e lei “macché scherzi? Ti accompagno io fino alla fine…Dai dai dai…Non mollare ora”.

Grazie Raffa, il tuo supporto è stato fondamentale in quei due kilometri che mancavano alla fine, erano solo 2 kilometri ma un’infinità per chi ne ha già 40 nelle gambe.

Ancora due maledette salite finali, eccoci ai Bastioni di Porta Vittoria, dove vengo a fare le ripetute, dannate ripetute ne avessi fatte di più! E poi finalmente la discesa e il traguardo su Corso Venezia, percorro quegli ultimi 200 metri con tutte le forze che mi restano, disperazione, rabbia, dolore, gioia infinita quando sento gridare il mio nome dalle mie amiche Lia e Francesca, e lì tutte le lacrime che avevo trattenuto, esplodono. Mi commuovo, sorrido mentre taglio il traguardo e butto un occhio al timer, 4 ore e 3 minuti. Non ho raggiunto il mio obiettivo, non importa perché oggi sono più ricca di quanto si possa immaginare.

La Maratona non perdona ma regala pezzi di vita unici e irripetibili di cui fare tesoro. Emozioni, sensazioni, dolore. Un viaggio che voglio ripetere ancora e ancora.

Un grazie particolare alla mia Milano e ai milanesi, oggi siete stati fantastici!

18 Giugno Monza-Resegone. Stay tuned.

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su telegram
Telegram
Condividi su whatsapp
WhatsApp