Urbansolid: la street art si fa in strada

Sabato 6 febbraio il duo di street artist milanesi porta a spasso per corso Buenos Aires "Riflessione Contemporanea" e no, non è come pensate.

Urbansolid Peace

Se si va a vedere una performance di arte contemporanea che si chiama “Riflessione Contemporanea” cosa ci si aspetta? Sicuramente non quello che il duo di scultori e street artist milanesi Urbansolid hanno preparato per sabato 6 febbraio alle ore 15.30.

L’appuntamento è in piazza Lima e possiamo dire che la protagonista sarà una scultura in gesso decisamente sovradimensionata di qualcosa che già Piero Manzoni, esattamente 55 anni fa, aveva utilizzato per dare una bella scossa al mondo dell’arte e non solo. Se quello è ancora il riflesso della contemporaneità e di noi stessi, non siamo messi benissimo in effetti. Se mettere in scena il pulire, lo spostare altrove ciò che non piace, ci smuove qualcosa probabilmente ci siamo, è la corda giusta.

Tutto questo accadrà sabato (pioggia permettendo) e il clima sarà quello di una festa, che è quello che gli Urbansolid cercano quando scelgono di mettere in scena pubblicamente il loro lavoro e di uscire dall’anonimato e dal buio che di solito li protegge. Se vi è capitato di vedere Adamo ed Eva emergere da un muro, sagome dell’Italia con inquietanti scritte Made in China lungo lo stivale e panettoni stradali trasformati in poche ore in veri panettoni, sappiate che è loro lo zampino. La versione indoor del loro lavoro sarà quindi in mostra da sabato 6 a sabato 20 febbraio alla galleria “Gli Eroici Furori” di via Melzo 30. Noi li abbiamo incontrati perché avevamo qualche grazie da dire e qualche domanda da fare.

Urbansolid Broken heart
Urbansolid Broken heart

Sabato farete un bello scherzo a chi passerà in corso Buenos Aires. Come vi è venuta l’idea di una performance come “Riflessione Contemporanea”? Sicuramente Piero Manzoni e il suo ricordo ci hanno dato il la: siamo milanesi, abbiamo studiato arte a Brera, per noi è un riferimento imprescindibile per tecnica e ironia. Siamo partiti dal suo spunto, lo abbiamo elaborato con le nostre tecniche (nello specifico, scultura con gesso) e abbiamo esagerato tutto nelle dimensioni e nella messa in scena, con l’idea di produrre una reazione in chi guarda, magari delle domande. È un punto di partenza, perché da Piazza Lima porteremo il tutto in galleria in via Melzo e lì la scultura sarà circondata da altre nostre opere tutte legate dal filo conduttore della denuncia: sia rivolta al degrado di tanta parte della nostra vita quotidiana (il lavoro, il denaro), sia agli echi di guerra che si rincorrono, sia alla confusione generale. Tutto rende urgente uno stop, un’occasione per fermarsi e fare domande.

Cosa significa fare arte per strada? La street art è arte regalata a tutti, pensata per tutti, studiata per dare vita ad angoli abbandonati della città che improvvisamente riacquistano un senso o, semplicemente, vengono di nuovo guardati. È lo spazio dove noi Urbansolid siamo nati e dove ci muoviamo più spesso possibile, con tutti i limiti che potete immaginare e anche i costi, a cui non si pensa mai ma che ci sono. La parte più istituzionale del mondo dell’arte, come le gallerie o i laboratori, sono però altrettanto importanti soprattutto per sviluppare la tecnica che poi potrà essere utilizzata anche in strada. Al chiuso si ha più tempo, si può sperimentare, si possono testare i materiali e fare prove. Servono entrambe le dimensioni.

Siamo abituati ai graffiti, mentre la scultura è una forma decisamente meno consueta di street art. Perché l’avete scelta? Con quali materiali lavorate? Di solito costruiamo le strutture lavorando con gesso, cemento o resina. Abbiamo fatto entrambi il liceo artistico e quindi l’Accademia, la tecnica di base ce l’avevamo fin da subito. Siamo partiti facendo una scultura per strada che ci hanno rubato nel giro di pochissimo tempo: abbiamo intuito di aver fatto qualcosa di comprensibile, capace di attirare l’attenzione e di farsi desiderare. Così abbiamo proseguito, siamo probabilmente gli unici in Italia e fra i pochi al mondo. Nel tempo tutto si è evoluto, ora anche le colle che usiamo sono diverse dagli inizi, sperimentiamo ogni volta e impariamo dagli errori, tra l’altro molto rischiosi nella scultura, perché se si sbagliano proporzioni e contrappesi la forza di gravità non perdona, la statua cade e si rompe.

Urbansolid, Lavoratore nella m...
Urbansolid, Lavoratore nella m…

Molte vostre opere richiamano il corpo umano: teste, orecchie, nasi, Adamo ed Eva. Cosa vi affascina? Siamo partiti da calchi anatomici, cerchiamo di lavorare così anche quando dobbiamo riprodurre gli oggetti in realtà. Vogliamo cercare di essere iper-realisti, di dare immediata riconoscibilità a ciò che scolpiamo, mantenendo una dimensione artigianale anche quando le proporzioni crescono, come nel caso dell’orecchio gigante.

L’arte contemporanea è spesso difficile da decifrare, sembra che tutto possa essere arte per cui non si capisce perché un oggetto, un quadro lo sia e un altro no. Secondo voi cos’è l’arte oggi? Per noi la trasparenza è fondamentale: le nostre opere vivono in strada, tutti devono poterle vedere e capire, intuirne almeno il senso, divertirsi a guardarle o almeno notarle. Ci è molto piaciuto ricevere il messaggio di un gruppo di ciclisti che si allena spesso nella zona nord di Milano e che ci ha ringraziato per avere portato colore e idee in una zona altrimenti dimenticata della città. Quando ci sono stati i disordini il 1° maggio scorso, all’inaugurazione di Expo, le nostre opere sui muri sono state risparmiate, così come quando la città si è mossa con il “cleaning day” i nostri murales con la sagoma dell’Italia e la scritta “Made in China” non sono stati toccati: punti di vista opposti hanno riconosciuto che si trattava di qualcosa di diverso da una semplice scritta sul muro e l’hanno rispettato. L’arte deve parlare alla maggior parte delle persone, avere magari più livelli di lettura ma essere accessibile, quello che le persone fanno con le nostre opere (ad esempio cancellare la scritta “China” a volte) diventa parte dell’opera stessa.

Quanto è importante la messa in scena, ad esempio in occasione di performance come quella di sabato 6? Per noi è un divertimento e anche un modo per mettersi in gioco direttamente, incontrare le persone, vedere le reazioni. Indubbiamente è anche rischioso, sicuramente importante.

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