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ToggleCi sono parole che non si traducono. Non perché siano difficili, ma perché custodiscono un gesto, una cultura, un modo di vivere. Yapa è una di queste. La parola nasce dalla lingua quechua, in Sud America, e indica quel piccolo extra che il venditore offre spontaneamente al cliente: un frutto in più, una porzione aggiunta, un dono inatteso. Un gesto di generosità che in italiano non ha una vera traduzione. Ed è proprio da questa idea che nasce il ristorante fusion di Milano diventato negli ultimi anni uno degli indirizzi più interessanti della scena gastronomica contemporanea italiana. Dopo il successo milanese, Yapa apre ora una nuova destinazione stagionale ad Antiparos, nelle Cicladi, per l’estate 2026.
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Yapa apre ad Antiparos nell’ex Museo del Folklore
Il nuovo progetto prende vita all’interno dell’ex Museo del Folklore di Antiparos, trasformato secondo l’estetica materica e minimalista che definisce l’identità del brand. Pietra, legno, paglia, ulivi e superfici naturali dialogano con l’architettura bianca tipica delle Cicladi, creando uno spazio essenziale ma sofisticato.
“Andiamo ad Antiparos mantenendo la nostra identità e il nostro linguaggio, ma nel frattempo cerchiamo di dare rispetto allo spazio che ci occupa”, racconta il founder Matteo Pancetti durante l’anteprima stampa. “Saremo all’interno dell’ex museo folcloristico di Antiparos, una struttura che ricorda una tipica abitazione greca: un giardino, ulivi, una casa bianca, molto materica. La matericità e la naturalità sono da sempre uno dei canoni fondamentali di Yapa”.
Yapa: una cucina che viaggia tra Mediterraneo, Sud America e Grecia

La proposta gastronomica di Yapa Antiparos continuerà il dialogo già iniziato a Milano, portando sull’isola alcuni dei signature dish del ristorante reinterpretati in chiave greca. “Porteremo i nostri classici rivisitati in chiave greca”, spiega Pancetti. “Il Mediterraneo è una zona che ci ispira tantissimo. E poi il mare ci riavvicina alle origini. Tornare a vivere quell’energia è qualcosa di molto forte”. La filosofia è ben chiara. “Penso che Yapa sia una delle poche proposte in Italia ad aver fatto una scelta un po’ anarchica sul modo di stare sul mercato”, continua Pancetti. “Viaggio tantissimo e voglio che la mia cucina rispecchi i mercati del mondo”.
Yapa: il menu più essenziale ma fortemente identitario

Il menu sarà più essenziale rispetto a quello milanese ma manterrà l’identità nomade e fusion di Yapa, tra ceviche, taco contemporanei, piatti raw e cucina alla brace. Tra le proposte ci saranno il celebre Ceviche Yapa e il Jamón de Tuna.

Non mancano olio d’oliva di Paros, formaggi locali, agnello allevato sull’isola, pane tradizionale, pesce selvaggio pescato quotidianamente dai pescatori di Antiparos, basilico greco, pomodori, fiori edibili ed erbe aromatiche diventano parte di una cucina che onora il territorio pur rimanendo inconfondibilmente Yapa.
L’identità nomade del ristorante rimane centrale
Allo stesso tempo, l’identità nomade del ristorante rimane centrale nell’esperienza. La cultura dello street food greco diventa fonte di ispirazione, reinterpretata attraverso il linguaggio contemporaneo di Yapa in piatti come il Gyros Tartare con tartare di manzo locale servita con tzatziki, salsa piccante e pita calda.

Accanto alle collaborazioni con produttori locali che forniscono verdure, fiori ed erbe, il team ha inoltre coltivato un piccolo orto, con cetrioli, zucchine, peperoni, peperoncini, pomodori e diverse varietà di basilico ed erbe mediterranee direttamente connesse al ritmo dell’isola.
Il lato più dolce di Yapa
I dessert continuano questo dialogo tra Grecia e linguaggio culinario di Yapa. Una torta basca al cioccolato di carruba è accompagnata da un gelato ispirato al tradizionale caffè greco freddo, mentre una crema catalana alle mandorle è completata da una delicata cialda ispirata al halva greco.
Il significato di Yapa: il gesto che ispira il ristorante di Milano
Il nome del ristorante non è casuale. “La parola Yapa viene proprio dal mercato”, racconta lo chef. “In Sud America indica quel gesto di cortesia del contadino o del pescatore che ti offre qualcosa in più. Alla fine ritorniamo sempre lì: alle origini”. Prima dell’apertura ad Antiparos, il team ha trascorso mesi tra Paros e Antiparos entrando in contatto con pescatori, piccole farm e produttori locali.

“Sono stato sull’isola due volte e me ne sono innamorato subito”, racconta Pancetti. “Mercati di strada, sale, ortaggi incredibili, piccole realtà autentiche. È esattamente quel mondo che ha ispirato Yapa fin dall’inizio”.
I cocktail di Yapa Antiparos ispirati alle botaniche delle Cicladi

Anche la proposta beverage segue la filosofia del viaggio e della contaminazione culturale. A guidarla è Matias Sarli, storico Bar Manager del progetto. “Con Matias ci conosciamo da ventidue anni, da quando ci siamo incontrati a Barcellona”, racconta Pancetti. “Oggi percorriamo ancora la stessa strada insieme”.

I cocktail di Yapa Antiparos saranno costruiti attorno alle botaniche spontanee dell’isola: timo, lentisco, ginepro fenicio, ulivi selvatici e fichi. “Nonostante la natura arida e ventosa dell’isola, Antiparos ha una ricchezza aromatica incredibile”, spiega Sarli. “Queste botaniche sono diventate un nuovo vocabolario creativo per noi”.
Quando apre Yapa Antiparos

Yapa Antiparos resterà aperto fino al 31 agosto 2026 con servizio esclusivamente serale e una cocktail experience late-night. Più che un temporary restaurant, il progetto rappresenta l’evoluzione naturale di Yapa: un ristorante nato a Milano che continua a muoversi tra culture, mercati e territori senza perdere la propria identità. Non altrove. Solo oltre.