Dallo specialty coffee alla costruzione di un brand internazionale capace di unire qualità, design e lifestyle contemporaneo. In questa intervista Carlos Bitencourt, CEO di Cafezal, racconta il percorso che ha portato alla nascita del progetto milanese, l’evoluzione della cultura del caffè specialty in Italia e le nuove sfide legate all’espansione internazionale. Un dialogo che approfondisce anche il ruolo del branding, della community e dell’innovazione nel mondo della caffetteria moderna, fino alla presentazione delle nuove drip bag pensate per portare il caffè specialty ovunque.
GUARDA ANCHE: Capsule di caffè: il piacere dell’espresso perfetto a casa e non solo

Dallo specialty coffee alle drip bag: l’evoluzione di Cafezal
Lei ha iniziato come ingegnere e poi come consulente strategico. Quando ha capito che il caffè sarebbe diventato la sua vera passione? Vivevo a Londra nel 2012, in un periodo in cui stava nascendo la scena dello specialty coffee nelle grandi capitali europee. Mi sono innamorato di questo nuovo approccio al caffè: un prodotto di altissima qualità, senza difetti, con profili aromatici molto più complessi rispetto ai caffè tradizionali. Non si parlava più soltanto di note intense e tostate, ma anche di aromi floreali e sfumature più raffinate. È stato lì che ho iniziato a pensare che, un giorno, avrei voluto costruire qualcosa nel mondo del caffè. Poi, tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018, ho aperto Cafezal a Milano, mentre lavoravo ancora in consulenza. Sentivo il bisogno di creare un progetto che fosse professionale ma anche personale, qualcosa che rappresentasse davvero la mia visione di vita.
Le sue origini brasiliane hanno influenzato l’identità e la filosofia di Cafezal? Sicuramente sì, ma soprattutto nel corso del tempo. Non provengo da una famiglia che lavora nel settore del caffè e non sono cresciuto in una regione brasiliana legata direttamente alla produzione. Però, quando ho iniziato a visitare le piantagioni circa dieci anni fa, mi sono avvicinato sempre di più al mondo della coltivazione. È stato un percorso graduale che mi ha fatto innamorare della produzione del caffè e mi ha anche permesso di riscoprire il Brasile sotto una luce diversa. Le mie origini hanno quindi avuto un ruolo importante, ma è stata una consapevolezza maturata strada facendo.

L’Italia ha una tradizione del caffè molto forte, e forse anche piuttosto rigida. È stato difficile introdurre lo specialty coffee a Milano? È stato un percorso lungo, fatto di diverse fasi. Quando abbiamo aperto nel 2018 eravamo decisamente in anticipo rispetto al momento attuale, in cui oggi si vedono molte più caffetterie specialty, bakery e locali con una forte attenzione al design e all’esperienza internazionale. All’inizio è stato necessario investire molto, non solo economicamente, ma anche nella formazione del cliente.
Io però ho sempre visto Cafezal come un progetto di lungo periodo, non come un business speculativo destinato a durare pochi anni. Il caffè fa parte della cultura italiana ed è proprio questo il suo punto di forza. Nella mia visione era impossibile che una caffetteria moderna e di qualità non trovasse, prima o poi, il suo spazio all’interno di quella cultura. Oggi vediamo che questo cambiamento sta effettivamente accadendo.
Oggi il design, il lifestyle e la community sembrano aspetti fondamentali per un brand. Quanto contano secondo lei? Sono elementi essenziali. Le persone non acquistano soltanto un prodotto, ma tutto ciò che un brand rappresenta. Succede nel caffè, ma anche nella moda o nella tecnologia. Si compra Patagonia non solo per i capi, ma per ciò che il marchio comunica. Lo stesso vale per Apple o per tanti brand del lusso. Il lifestyle, il design e il branding costruiscono un’identità riconoscibile e danno significato all’esperienza del cliente.

Cafezal sta crescendo anche a livello internazionale. Come riuscite a mantenere autenticità e identità durante l’espansione? Abbiamo in programma un’apertura a Lisbona nella seconda metà dell’anno, che sarà il nostro primo progetto retail fuori dall’Italia. Parallelamente ci saranno anche nuove aperture a Milano. È sicuramente una sfida importante, sia dal punto di vista operativo che organizzativo: nuove società, nuovi professionisti, team internazionali e nuove dinamiche da gestire.
Allo stesso tempo, Cafezal resta profondamente legato a Milano e all’Italia. Tutte le nostre caffetterie sono nate qui e gran parte della nostra clientela è italiana. Oltre al retail, lavoriamo molto anche nel B2B, fornendo caffè a hotel, ristoranti e altre caffetterie, oltre a seguire catering ed eventi. Abbiamo anche una parte e-commerce, quindi l’internazionalità è sempre stata presente nella nostra visione, ma ora diventerà qualcosa di più concreto e strutturato.
Ci racconta il nuovo prodotto che presentate oggi? Le drip bag sono una soluzione pratica e veloce per bere un buon caffè anche in contesti in cui normalmente sarebbe difficile prepararlo. Funzionano in modo simile a un sachet da tè: basta aprire la bag, posizionarla sopra una tazza grazie ai supporti laterali e versare acqua calda.
In questo modo si può ottenere un ottimo caffè ovunque: in treno, in aereo, durante un trekking o in campeggio, senza bisogno di attrezzature particolari. È un prodotto estremamente compatto e facile da portare con sé, pensato proprio per chi vuole qualità anche fuori casa.