Tra suggestioni cinematografiche, memoria italiana e sartorialità etica, Alice Gentilucci firma con Bellissima una dichiarazione d’amore alla femminilità consapevole. Fondatrice e direttrice creativa di Alabama Muse, Gentilucci intreccia nella collezione Fall/Winter 2026-27 l’eredità del neorealismo, l’estetica delle grandi dive italiane e una visione contemporanea della sostenibilità. In questa intervista racconta l’origine del progetto, l’identità della sua donna e l’emozione della Fashion Week.

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Alabama Muse, Gentilucci collezione FallWinter 2026-27 eredità del neorealismo, estetica delle grandi dive

Intervista ad Alice Gentilucci, fondatrice di Alabama Muse

“Bellissima” è il nome della collezione e ha un significato molto forte. Qual è il suo significato personale? “Bellissima” racchiude per me l’italianità, la femminilità e tutto ciò che appartiene alla nostra cultura. È un omaggio all’amore per le donne e alla loro forza gentile. Il titolo richiama il film di Luchino Visconti con Anna Magnani, ma anche la canzone Sei bellissima di Loredana Bertè: ci sono riferimenti emotivi e culturali molto profondi.

È una parola che contiene un superlativo assoluto: bellezza, fascino, eleganza, personalità. Quando qualcuno dice “sei bellissima”, non si riferisce solo all’aspetto esteriore, ma anche all’anima.

In questa collezione penso alle grandi muse del cinema italiano – Sophia, Claudia, Gina, Monica, Silvana, Virna, Nannarella – donne intense, potenti, dive divine. È un immaginario neorealista, cinematografico, che appartiene alla nostra memoria collettiva.

Chi è la donna di Alabama Muse? È una donna sofisticata, che si vuole bene e si piace. È consapevole ed etica: non indossa pellicce vere e presta attenzione alle proprie scelte. Per me l’eleganza deve essere anche responsabilità.

Veste Made in Italy, un valore identitario per il brand. Tutto è prodotto in Italia, in modo sartoriale e in quantità limitate, da artigiani specializzati. È una donna moderna, che viaggia e si muove con naturalezza, ma ha anche qualcosa di profondamente cinematografico, quasi da diva senza tempo.

Alabama Muse, Gentilucci collezione FallWinter 2026-27 eredità del neorealismo, estetica delle grandi dive

Qual è stata la scintilla che ha acceso questa collezione? Per me tutto parte dai materiali. Quando scelgo un tessuto, ho già un’immagine in mente. L’astrakan, ad esempio, mi ha riportata immediatamente al neorealismo, a certe atmosfere anni ’70, a una femminilità intensa e strutturata.

Mi ha fatto pensare anche a mia madre: non indossava pellicce vere, era già molto attenta a questi temi, ma amava trench neri, tacchi, capelli cotonati. C’era una forza elegante in quella generazione.

Anche la Mongolia bianca, il visone accostato ad altre texture, le superfici morbide e avvolgenti raccontano un dialogo tra tradizione e ricerca sui volumi. Le pellicce sono tutte animal free, perché l’eleganza deve essere anche consapevole.

Poi il progetto si sviluppa gradualmente: nasce l’idea del bustino, oggetto del desiderio che enfatizza la femminilità, o della gonna aderente che scivola sui fianchi come un guanto. Sono elementi che appartengono al guardaroba di una star.

La sfilata aveva un’atmosfera particolare, diversa dal solito. Come ha costruito quell’immaginario? Mi autoproduco e seguo tutto personalmente. Vengo da Vogue Italia, ho lavorato con Franca Sozzani per 26 anni, e quell’esperienza ha costruito il mio linguaggio visivo. Ho imparato attraverso l’osservazione, le collaborazioni, il confronto con grandi designer internazionali e attraverso una profonda passione per il cinema autentico e nostalgico.

Per la sfilata volevo creare un’atmosfera sospesa: donne affascinanti che camminano su una musica quasi sussurrata, con una presenza magnetica ma mai ostentata.

Anche i dettagli raccontano questa identità: la fodera turchese, firma del brand fin dagli esordi, o le bretelle interne che permettono di indossare i cappotti come uno zaino. Sono segni distintivi, piccoli codici che definiscono l’anima di Alabama Muse.

Alabama Muse, Gentilucci collezione FallWinter 2026-27 eredità del neorealismo, estetica delle grandi dive

Sfilare alla Fashion Week che emozioni le dà? Sono profondamente grata alla Camera Nazionale della Moda Italiana per questa opportunità. È la quarta volta che sono in calendario e so quanto sia importante.

Vedere i capi prendere vita sulle modelle, percepire la reazione del pubblico, sentire che quell’immaginario che avevo in mente diventa reale è un’emozione intensa. È un momento di grande responsabilità, ma anche di grande felicità.