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ToggleNascono su terrazze affacciate sul mare, tra rocce, pendii vulcanici e vigne scolpite dal vento. Da secoli le varietà autoctone delle isole minori si sono adattate alla salsedine, al sole e a terreni spesso estremi, dando vita a vini dal carattere inconfondibile. Bianchi dalla spiccata sapidità, passiti intensi e rossi sorprendenti raccontano un Mediterraneo autentico, fatto di paesaggi spettacolari e di vignaioli che continuano a coltivare la vite con passione e tenacia.
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Isole minori: un patrimonio vitivinicolo unico al mondo
Le isole minori custodiscono un patrimonio vitivinicolo straordinario, dove vitigni antichi, paesaggi estremi e tradizioni secolari danno vita a vini unici. In questi territori, la viticoltura è il risultato di un equilibrio tra uomo e natura, fatto di esperienza, fatica e rispetto dell’ambiente.
Proprio per valorizzare questo patrimonio nasce un progetto dedicato ai vini delle isole minori, con l’obiettivo di raccontare e promuovere le eccellenze enologiche di queste terre sospese tra mare e tradizione.
Il progetto di Proposta Vini dedicato ai vini delle isole minori
Il progetto dedicato ai vini delle isole minori, ideato da Proposta Vini, dal 1984 il distributore di vino in tutta Italia, valorizza un patrimonio enologico unico che si sviluppa tra le piccole isole del Mediterraneo. Da Ibiza a Santorini, passando per l’Elba, Pantelleria, Salina, Ischia, Capri, Ponza, Ventotene, Ustica, San Pietro, Cefalonia, Hvar, Milos, Limnos, Samos, Porquerolles, la Laguna di Venezia e l’Isola del Giglio, ogni territorio custodisce una storia fatta di vitigni autoctoni, paesaggi straordinari e tradizioni tramandate nel tempo.

Per isole minori si intendono quelle realtà insulari di dimensioni contenute dove, dal punto più elevato, è possibile abbracciare con lo sguardo l’intero perimetro costiero. Come spiega Gianpaolo Girardi, fondatore di Proposta Vini, “queste isole hanno preservato nel tempo il loro carattere più autentico, mantenendo vive varietà di uve antiche e pratiche viticole tradizionali che rappresentano un patrimonio di grande valore”.
Le isole minori del Mediterraneo raccontano così un mondo fatto di biodiversità, cultura e resilienza. Qui nascono vini dal carattere inconfondibile, modellati dal vento, dalla salsedine e da una viticoltura spesso eroica, capace di custodire un’eredità storica e culturale irripetibile. Di seguito proponiamo una selezione di cantine e di etichette che meglio rappresentano l’identità di questi straordinari territori insulari.
Isola del Giglio: Castellari, Ansonica Melù

All’Isola del Giglio la viticoltura è una sfida quotidiana. Sui ripidi terrazzamenti di granito affacciati sul Tirreno, dove le pendenze raggiungono il 40%, Simone e Desy Ghelli hanno scelto di recuperare antichi vigneti di Ansonica, restituendo vita a un paesaggio che rischiava l’abbandono. Con appena 1,2 ettari vitati e una produzione di sole 2.000-3.000 bottiglie l’anno, l’azienda Castellari è tra i simboli della viticoltura eroica dell’isola.
L’Ansonica Melù racconta tutta l’identità del Giglio. Le lunghe macerazioni sulle bucce regalano un bianco dal colore dorato intenso, con profumi di macchia mediterranea, salvia e camomilla. Al sorso è sapido, fresco e di grande personalità, con quella tensione marina che rende inconfondibili i vini delle piccole isole.
Da provare con: arista al latte alle erbe aromatiche, grande classico della cucina toscana.
Prezzo indicativo: 27 euro.
Ustica: Hibiscus, Zibibbo Passito Zhabib

A Ustica il vino nasce dal vulcano e guarda il mare. È qui che Hibiscus, unica cantina dell’isola a seguire l’intera filiera dalla vigna alla bottiglia, coltiva tre ettari di vigneti immersi in un paesaggio plasmato da roccia lavica, vento e salsedine. Margherita Longo e Vito Barbera hanno rilanciato questa piccola realtà recuperando lo Zibibbo, varietà storica dell’isola, per raccontarne l’identità più autentica.
Lo Zibibbo Passito Zhabib è l’espressione più intensa di questo progetto. Ottenuto da uve appassite al sole, regala profumi di miele, fico secco, mandorla e agrumi canditi, sostenuti da una piacevole freschezza e da una spiccata impronta minerale che ne bilancia la dolcezza.
Da provare con: cannoli, cassata siciliana o formaggi erborinati e pecorini stagionati.
Prezzo indicativo: 42 euro.
Ventotene: Candidaterra, Pandataria, il Vino del Confino

A Ventotene la viticoltura è rinata grazie alla determinazione di Luigi Sportiello, che nel 2013 ha recuperato antichi vigneti su questa piccola isola vulcanica dell’Arcipelago Pontino. Con appena due ettari coltivati nel rispetto della Riserva Naturale, Candidaterra produce vini che raccontano il carattere autentico di un territorio plasmato da vento, mare e suoli vulcanici.
Pandataria Il Vino del Confino, da Falanghina, Fiano e Greco, rende omaggio all’antico nome dell’isola e alla sua storia. Prodotto in sole 500 bottiglie, esprime profumi di agrumi, pesca ed erbe aromatiche, mentre al palato conquista per freschezza, sapidità e una vibrante mineralità.
Da provare con: spaghetti alle vongole o sarde fritte.
Prezzo indicativo: 25 euro.
Ischia: Cenatiempo, Kalimera Biancolella

A Ischia la vite cresce da secoli su terrazzamenti scavati nel tufo e sostenuti dalle tradizionali parracine, dove ogni lavorazione è ancora affidata alle mani dei viticoltori. È qui che la famiglia Cenatiempo, protagonista della viticoltura isolana dal dopoguerra, continua a valorizzare i vitigni autoctoni recuperando antichi vigneti e coltivandoli con metodo biologico.
Il Kalimera Biancolella nasce a 450 metri di altitudine, sulle pendici del Monte Epomeo, dove il suolo vulcanico e la brezza marina regalano al vino un profilo elegante e territoriale. Al naso si riconoscono note iodate, erbe aromatiche e frutta gialla; il sorso è fresco, sapido e persistente, perfetta espressione dell’anima vulcanica dell’isola.
Da provare con: crudi di mare, crostacei o il tradizionale coniglio all’ischitana.
Prezzo indicativo: 26 euro.