Il bucato, si sa, è uno di quei gesti quotidiani che diamo per scontati. Eppure Lenor ha deciso di scommettere proprio su questo rituale per raccontare qualcosa di più profondo: l’identità di chi lo compie. Con “Indossa la tua essenza“, il brand ha presentato a Milano la nuova tecnologia delle bolle di profumo 2.0, capaci di rilasciare la fragranza gradualmente, tocco dopo tocco, mantenendo i vestiti profumati per l’intera giornata. Microcapsule più resistenti, un packaging completamente rinnovato e una promessa precisa: una freschezza che non si esaurisce in poche ore, ma accompagna chi la indossa dal mattino alla sera, sia che si scelga la linea classica sia la più evocativa “Essenze d’Italia“, ispirata a Capri, Portofino, Siracusa e Amalfi.

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Per raccontare questa evoluzione, Lenor ha scelto una cornice all’altezza: Terrazza Duomo 21, trasformata per l’occasione in un roof garden multisensoriale, una sorta di fabbrica di profumi a cielo aperto battezzata Lenor Terrazza Essenza. Tra postazioni floreali, una drink list pensata su misura per richiamare le fragranze della linea e un percorso esperienziale dedicato alla scoperta dell’essenza perfetta, l’evento ha messo al centro un tema tanto semplice quanto universale: il legame tra olfatto, memoria ed emozione.

LENOR evento milano terrazza duomo (7)

Ed è proprio su questo terreno che si è mosso il Master Perfumer Mattia Sorrentino, chiamato a guidare i partecipanti alla scoperta delle macro categorie olfattive e dei segreti dietro la creazione di un profumo su misura. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare il suo rapporto con le fragranze: un legame che parte dall’infanzia, attraversa anni di formazione e sensibilità, e arriva fino a oggi, quando il profumo è diventato per lui tanto un mestiere quanto un linguaggio per leggere le persone. Ecco cosa ci ha detto.

Intervista al Master Perfumer Mattia Sorrentino

Da dove dare nasce il tuo rapporto così profondo con il mondo delle fragranze?

Nasce da un legame infantile e viscerale. Mia madre racconta sempre che, già da piccolissimo, sentivo il bisogno di annusare il piatto prima ancora di assaggiare il cibo. Una curiosità innata verso l’alfabeto invisibile degli odori che, con il tempo, si è distillata prima in una passione assoluta e poi nel mio mestiere.

Molto spesso scegliamo un profumo in modo istintivo. Cosa succede invece dietro le quinte quando una fragranza prende forma?

Dipende dall’approccio, ma nella profumeria artistica creare significa formulare completamente da zero, rifiutando ogni scorciatoia. È un atto di empatia e intelligenza emotiva: dietro le quinte traduciamo un’intenzione in sfaccettature olfattive capaci di evolversi sulla pelle, dialogare con la memoria e risvegliare emozioni potenti. Ci vuole intelletto, ma soprattutto una grande sensibilità.

Hai parlato spesso del legame inscindibile tra olfatto e memoria. Perché un profumo riesce a riportarci immediatamente a un momento preciso della nostra vita?

È l’incanto della memoria olfattiva, un canale privilegiato che scavalca la razionalità per toccare direttamente l’anima. Gli odori evocano all’istante immagini, volti e vissuti che credevamo assopiti. Questo legame è così potente che oggi la stimolazione olfattiva viene impiegata persino come terapia di supporto nell’Alzheimer, diventando una chiave d’accesso per riattivare ricordi e connessioni profonde.

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C’è una nota o una fragranza che ancora oggi custodisce per te un ricordo particolarmente intenso?

Sì, Patchouli di Reminiscence. È l’ombra olfattiva di mio padre, il profumo che ha indossato per anni. Mi riporta all’infanzia: ne percepivo la scia nel bagno la mattina quando lui era già uscito per andare al lavoro, o ne riconoscevo l’abbraccio la sera al suo ritorno per cena. Un frammento di vita indelebile che sa di casa e di attesa.

Con “Indossa la tua essenza”, Lenor propone una visione del profumo che va oltre la semplice funzione del prodotto. Quanto è rilevante oggi il ruolo della fragranza come strumento di espressione personale e di benessere quotidiano?

Più che attuale, la trovo una verità senza tempo. Il profumo è l’accessorio invisibile più importante che abbiamo: comunica chi siamo prima ancora delle parole. Che si scelga un’unica scia per la vita o che si cambi fragranza in base all’umore e al meteo, resta la firma della nostra identità. La mia speranza è che si vada sempre più oltre l’ossessione di “lasciare la scia”, riscoprendo il profumo come un abito intimo, scelto per ciò che sussurra a noi stessi.

Quanto è complesso, da un punto di vista tecnico, costruire un’architettura olfattiva capace di mantenere la propria identità nel tempo?

È una sfida di precisione millimetrica. Che una fragranza debba rimanere lineare o evolversi elegantemente nel corso delle ore, la sua persistenza e fedeltà temporale si determinano rigorosamente sul tavolo di formulazione. Bilanciare la struttura molecolare e calibrare la giusta concentrazione è ciò che permette al racconto olfattivo di non svanire e di accompagnarci, intatto, per l’intera giornata.

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Lenor ha introdotto la nuova tecnologia delle “bolle di profumo 2.0”, pensata per rilasciare gradualmente la fragranza durante tutta la giornata. Quanto ritieni importante che oggi l’innovazione tecnologica riesca a trasformare il profumo in un’esperienza sempre più duratura e personale?

È fondamentale, purché sia messa al servizio delle materie prime naturali e non diventi una loro fredda sostituzione. Oggi la tecnologia compie piccoli miracoli poetici: se fino a ieri le note fruttate erano esclusivamente di sintesi, la ricerca attuale sta permettendo le prime, reali estrazioni naturali dai frutti. È un’evoluzione straordinaria che estende i confini della creatività.

Con la collezione “Essenze d’Italia”, Lenor celebra alcune delle destinazioni più evocative del nostro Paese come Capri, Portofino, Siracusa e Amalfi. Cosa rende l’Italia una fonte d’ispirazione così ricca e riconoscibile nel mondo delle fragranze?

Assolutamente sì. L’Italia è un paesaggio sensoriale inesauribile, un archetipo di bellezza e luce celebrato in tutto il mondo che non ha rivali. Evocare queste sponde significa attingere a un patrimonio di atmosfere e contrasti che la profumeria contemporanea ha il privilegio – e il dovere – di custodire e valorizzare, mantenendone alti i valori.

Qual è l’errore più comune che le persone commettono quando cercano una fragranza che le rappresenti davvero?

Confondere l’identità con la maschera. Spesso non cerchiamo un profumo che rifletta ciò che siamo, ma uno che proietti l’immagine di come vorremmo che gli altri ci vedessero. Se ci si accosta alla scelta con autenticità, non esistono errori, ma solo un cammino di scoperta. La vera magia nasce quando si azzera ogni incoerenza: una fragranza diventa perfetta solo quando viene indossata con assoluta verità e disinvoltura.

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Regalare una fragranza a qualcuno è un azzardo? Quali sono le regole d’oro da seguire?

In linea di massima è un rischio, perché l’olfatto è intimo e imprevedibile. Per non sbagliare, suggerisco due vie esperienziali: donare un discovery kit abbinato a una gift card, lasciando all’altro il piacere della scelta definitiva, oppure trasformare il regalo in un momento da vivere insieme, accompagnando la persona in profumeria per scrivere un ricordo olfattivo a quattro mani.

Per chiudere, quale consiglio daresti ai lettori di Fashion Times per trovare l’essenza ideale?

Vi lascio tre piccoli accorgimenti, tra tecnica ed emozione. Primo: non attaccate mai la mouillette (il cartoncino) al naso, per evitare di saturare i recettori e alterare gli ascolti successivi. Secondo: se amate il profumo sulla pelle, testatelo e dategli tempo, aspettando mezz’ora per scoprirne la reale evoluzione. Infine, fate un esercizio di puro ascolto: chiudete gli occhi e chiedete a chi vi guida di attendere cinque secondi prima di raccontarvi la fragranza. Annusate al buio, senza condizionamenti, lasciate che parli direttamente alla vostra pancia e solo dopo accogliete la poesia della sua storia

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Leggere le parole di Mattia Sorrentino significa rendersi conto che dietro ogni fragranza si nasconde un equilibrio fragile e preciso, fatto di tecnica, intuizione, e soprattutto, verità. Un approccio che, in fondo, è lo stesso che Lenor ha voluto raccontare attraverso l’evoluzione delle sue bolle di profumo 2.0: non semplicemente un prodotto più performante, ma un nuovo modo di vivere la cura di sé e dei propri spazi, dove ogni dettaglio, dal bucato al guardaroba, diventa occasione per esprimere la propria identità.

Tra i profumi diffusi nell’aria di Terrazza Duomo 21, i workshop e le creazioni di Serena Ciccarelli ispirate alle essenze scelte dai partecipanti, l’evento milanese ha confermato una cosa: il profumo, oggi più che mai, non è solo un accessorio invisibile. È un linguaggio.

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