Dal 24 febbraio 2022 sarà distribuito nelle sale italiane Belfast, l’ultimo lavoro alla regia di Kennet Branagh.

Il film è ambientato negli anni ’60 durante l’inizio dei Troubles, ovvero il conflitto nordirlandese fra protestanti e cattolici che continuò per ben 30 anni a partire dal 1968: quella raccontata è la storia del giovane Buddy, dei suoi genitori (Jamie Dornan e Caitriona Balfe) e dei suoi vivaci nonni (Judi Dench e Ciarán Hinds), una famiglia che appartiene alla working class e per questo si ritroverà inevitabilmente coinvolta nei tumulti della guerra civile…

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Ho avuto il privilegio di poter vedere in anteprima questo piccolo gioiellino e adesso vi spiegherò perché tutti, e dico tutti (si compresi anche voi, fan di sparatorie e cine-pattoni compresi) dovrebbero andare a vederlo.

Belfast: perché andarlo a vedere

Piccola premessa: le vicende narrate nel film si intersecano con i fatti realmente accaduti nella Belfast di fine anni ’60. Tuttavia, non c’è bisogno di sapere bene la storia di quegli anni, quello che viene mostrato basta per comprendere il mondo nel quale Buddy e la sua famiglia vivono. Perciò niente giustificazioni del tipo “e ma non conosco la storia”, “e ma poi non capisco niente”, fidatevi che è alla portata di tutti.

foto belfast film cinema trailer ita
Jamie Dornan (left) stars as “Pa” and Jude Hill (right) stars as “Buddy” in director Kenneth Branagh’s BELFAST, a Focus Features release. Credit : Rob Youngson / Focus Features

Partiamo pertanto dal punto che, erroneamente, potrebbe spaventare i più, ovvero la storia. Sì, Belfast è un film drammatico, ma ATTENZIONE: drammatico non è sinonimo di noioso.

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Come già ho anticipato, Belfast ci racconta la storia di Buddy e della sua famiglia durante uno dei periodi più cupi della storia moderna del Nord Irlanda: Buddy, i genitori e i nonni sono tutti alle prese con gli effetti di alcune problematiche che intervengono nella loro vita, in particolare le rivolte dei protestanti, i problemi economici, la salute e la loro stessa sicurezza. Ci viene mostrato come questi fatti tocchino in maniera diversa ognuno dei membri della famiglia: il padre, ad esempio, deve cercare di mettere al sicuro la famiglia e sfuggire alla situazione ormai sempre più pericolosa dei tumulti e l’unica soluzione pare sia trasferire la famiglia in Inghilterra, questa decisione porta però Buddy nel più profondo sconforto poiché non vuole lasciare i nonni e la bambina di cui è innamorato.

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Jude Hill stars as “Buddy” in director Kenneth Branagh’s BELFAST, a Focus Features release. Credit : Rob Youngson / Focus Features

Viene posto l’accento su come ogni generazione della famiglia guardi con diversa angolazione ciò che sta accadendo nella città e su come questo non li porti a dividersi a causa delle loro differenze, ma anzi li renda ancora più uniti nell’amore che provano l’uno per l’altra.

Belfast: la fotografia del film

Sciolti i primi nodi, la cosa che più colpisce di Belfast è il modo in cui ci viene visivamente raccontata la storia. Durante tutta la durata del film le inquadrature sono tali che pare quasi di essere un osservatore che curiosamente (ma in modo positivo, non morboso) osserva la vita della città di Belfast e delle persone che la animano, non un semplice spettatore comodamente (o meno) seduto al cinema.

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Jude Hill (left) stars as “Buddy” and Jamie Dornan (right) stars as “Pa” in director Kenneth Branagh’s BELFAST, a Focus Features release. Credit : Rob Youngson / Focus Features

Branagh e l’amore per Belstaf

Ma non solo. Per tutta la pellicola traspare l’amore di Branagh per la sua città di origine: in molti dialoghi, infatti, la camera è completamente ferma ed inquadra i personaggi che parlano tra loro includendo un giardino, o in casa, o nel vialetto dietro casa, le porte, le finestre, le case e persino le scalinate: ogni elemento è parte integrante della storia. É come se entrassimo dentro la storia in punta di piedi, osservando e guardando dove i personaggi stanno andando, osservando e guardando la faccia di chi sta parlando e di chi sta ascoltando: veniamo accompagnati in maniera intima e personale ad osservare Belfast e le persone che la rendono viva.

Altre volte invece la telecamera è come se andasse a rappresentare lo sguardo del più innocente della famiglia, il piccolo Buddy: durante diversi dei dialoghi con il bambino non c’è uno spostamento di inquadratura, ma la camera è fissa sull’interlocutore di Buddy, a volerci mostrare il mondo attraverso i suoi occhi.

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Molto interessante è anche la scelta di realizzare il film quasi esclusivamente in bianco e nero. Gli unici sprazzi di colore sono inseriti nei film e negli spettacoli teatrali che Buddy e la sua famiglia vanno a vedere, quasi a mostrare la meraviglia di Buddy nel vedere il cinema e il teatro.

Ormai non siamo più abituati a questa delicatezza sul grande schermo, è come entrare in un frammento di vita e poterlo osservare da vicino. Ed è proprio per questo motivo che un film del genere deve essere visto al cinema: una tale cura, un tale amore si meritano di essere visti sul grande schermo e apprezzati in tutte la loro bellezza.

In conclusione? Fate un regalo a voi stessi, e a febbraio regalatevi un biglietto per vedere questo film.