Stylefulness®: come imparare a essere felici di essere come siamo

Dalla testa ai piedi, Tania Mazzoleni disegna un percorso fra corpo e mente per ripartire di slancio.

Siamo felici della nostra immagine quando stiamo bene o stiamo bene quando siamo felici della nostra immagine? Un gran bel rompicapo.

Tania Mazzoleni, una vita dedicata allo scouting di talento e bellezza, ha una risposta, che è anche una proposta e che si chiama Stylefulness®: un percorso per imparare a stare bene esattamente per quello che si è, mescolando consapevolezza, ricerca interiore e studio dell’immagine.

Lo stile è, del resto, il modo con cui scegliamo come mostrarci, fatto di tante scelte per distinguere e fare nostro quello che ci fa bene, un metodo utile in tanti contesti. Se a questo ci aggiungiamo un armadio (più) felice e tanta body confidence abbiamo un nuovo sguardo, magari anche una nuova vita! Ma quale è la strada?

Abbiamo chiesto a Tania Mazzoleni qualche consiglio in anteprima.

Mens sana in corpore sano, lo stile che ruolo ha in questo equilibrio? Lo stile è l’espressione di questo equilibrio perché passa attraverso quelli che definisco come i 4 pilastri della nostra immagine: la testa, dove nasce il cambiamento e la certezza; il cuore, dimora della consapevolezza e dell’amore per sé stessi; lo spirito, dove ritroviamo i valori che caratterizzano la nostra vita e, infine, il fisico dove l’immagine si definisce e realizza. Come si allenano la mente ed il corpo, con disciplina e dedizione, anche lo stile può essere “allenato”. Ma non bisogna confondere lo stile con la moda: mentre il primo nasce da dentro, è unico, senza tempo e no logo, la moda appartiene ai trend di stagione, è ripetibile, nasce al di fuori di noi e rappresenta un’immagine riconoscibile, ma non adatta a tutti.

La consapevolezza del proprio stile, la Stylefulness®, in cosa e quanto aiuta nella vita quotidiana? Quando ho creato il termine Stylefulness®, volevo realizzare un percorso per rendere le donne felici di essere esattamente come sono nella vita quotidiana. Quando ci sentiamo nei nostri panni ed il nostro aspetto esteriore è in equilibrio con il nostro Io interiore, siamo felici perché entra in gioco un altro fattore importante: l’autostima. Lo psicologo Nathaniel Branden affermò che “L’essenza dell’autostima è fidarsi della propria mente e sapere di meritare la felicità”. Sono partita da questa frase. Nella Stylefulness® ci sono tre fasi di crescita: la consapevolezza, l’espressione del sé e l’azione legata alla costanza, il “con-stare”, ossia stare con il nostro obiettivo. Ecco il perché del mio claim “per essere felici dalla testa ai piedi”!

 

L’armadio felice rende felice chi lo apre? Assolutamente sì! L’armadio non è solo un contenitore di abiti ma un rivelatore di identità. Quando lo apriamo deve parlare di noi, ci deve rispecchiare e deve lavorare per noi! La mia prospettiva, che va oltre l’ordine che viene spesso standardizzato, segue un percorso emozionale e parte dalla definizione dello stile personale, la forma del corpo, la vita quotidiana, i valori…Non deve mettere in crisi ma risolvere l’eterno dilemma del “cosa mi metto?” Il nostro armadio è felice quando contiene tutto quello che ci valorizza: i colori amici, i capi della nostra taglia, adatti al nostro corpo e che rispettano le nostre attività quotidiane. Tra quelli infelici, ne ho individuati 5: bipolare, shopaholic, mordi e fuggi, creativo e nostalgico. La buona notizia è che tutti posso ritrovare la felicità!

 

Fra i tuoi focus c’è anche la body confidence, come si fa a imparare a guardarsi in modo nuovo? Bisogna imparare a conoscersi in maniera più approfondita, mettersi in ascolto del corpo e riprendere ad amarsi. Siamo portati istintivamente ad auto-sabotarci e quando ci guardiamo allo specchio vediamo solo i difetti. Ci sono diversi esercizi di meditazione per focalizzarci sul nostro corpo e scoprire che anche un’imperfezione può essere perfetta! Si lavora sul linguaggio corporeo, sulla voce, sugli abiti che possano parlare di noi in modo corretto ma, soprattutto, sull’autostima. Anche le parole sono importanti perché il modo in cui ci descriviamo ed i termini che utilizziamo influiscono sulla percezione del nostro corpo. Complimenti, gratitudine e perdono verso noi stessi sono tre passaggi immancabili.

Dal tuo punto di vista, sta crescendo il desiderio delle donne di riscoprirsi attraverso lo style coaching e, se sì, perché? Credo di sì. Soprattutto in questo momento di chiusura e di isolamento, si sente il bisogno di mettersi in gioco e di essere sicuri di sé. A volte, il senso di inadeguatezza ci fa perdere delle occasioni importanti, sia nella vita privata che nel lavoro. Quando dico che sono una style coach, le persone pensano che aiuti gli altri a decidere che abiti indossare. L’abito è solo un mezzo e l’ultimo passaggio di un coaching che è un perfetto connubio tra Personal styling e Life coaching. A questo, con il mio percorso Stylefulness® ho aggiunto l’esperienza come Happiness Life coach. Sulle donne ricadono tante responsabilità, un senso del dovere innato e la sindrome di Wonder Woman con il super potere del problem solving. Ora più che mai, c’è voglia di un po’ di leggerezza per ritrovarsi.

Informazioni pratiche: ho poco tempo e un piccolo budget ma voglio dedicarlo a rimettermi a fuoco, come faccio a scegliere la formula giusta per me? Si possono creare pacchetti personalizzati. Dopo un incontro preliminare, si definisce l’obiettivo da raggiungere e il budget a disposizione. A seconda del budget, si delinea la tempistica – numero di sessioni e loro durata – ed un piano di azioni per raggiungere l’obiettivo prefissato. Ho alle spalle fallimenti e nuovi inizi, sono portatrice sana di cambiamenti e penso che ci sia sempre una soluzione. Quindi, ad ogni necessità corrisponde un percorso adeguato da seguire: dagli happy colors, i colori che ci rendono felice, agli abiti che sono adatti alla nostra forma del corpo, dalla Style personality alla preparazione per un colloquio di lavoro o per affrontare un’occasione speciale. Tutto è possibile!

Fonte foto: Tania Mazzoleni press office

Crediti foto: Claudia Frijio

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