Come cambierà il digital? Parola a Filippo Tognola CEO di Feel Studio

Intervista al CEO di Feel Studio, Filippo Tognola, per parlare di come sta mutando il settore digital.
Feel Studio _ FILIPPO TOGNOLA

Quando andavi a scuola, pensavi che saresti arrivato ad oggi facendo questa professione? Cosa volevi fare da grande? La mia passione per i computer è iniziata con i primi Commodor 64, poi ho iniziato a programmare piano piano e quando, alla fine degli anni ’90, è sbocciato il web, io mi sono appassionato sempre di più ai primi siti. Non sapevo dove avrei potuto andare, anche perché anche all’epoca il web era una grande incognita. Non si sapeva cosa poteva essere e quindi non avrei mai potuto immaginare come sarei diventato.

Quindi possiamo dire che la tua esperienza è nata creando siti? Sì, assolutamente. La mia passione è nata per l’html e poi tramite WordPress. Ho iniziato a fare siti con html e da lì sono nate le prime collaborazioni pubblicitarie, che poi sono diventate sempre più grandi, sfociando in strategie commerciali che oggi sono anche fatte con Instagram, con TicToc, ecc…

Quali sono secondo te le differenze più grandi tra il web e il mondo social? Sui social le persone cercano un po’ più di vicinanza, anche solo attraverso il fatto di scrivere direttamente all’influencer, o alla celebrity. Il web in generale non permette questa vicinanza, mentre i social hanno preso un po’ il posto di quei forum di discussione che tanto si usavano qualche tempo fa, anche se ci si celava dietro a diversi nickname. I social hanno reso tutto questo più ampio.

TikTok è il futuro o il presente? Se è il presente, cosa c’è in serbo per il futuro? Magari altre app meno famose che tu vedi in ascesa? TikTok è il presente che sta prendendo piede anche rispetto a Instagram e in parte rispetto a Youtube, perché è un po’ la fusione delle due cose. Per quanto riguarda il futuro non saprei. Al momento non ci sono app che fanno pensare di essere il nuovo Instagram o il nuovo Twitter, ma c’è sicuramente la possibilità di usare sempre di più i social, avendo una comunicazione sempre più integrata tra le varie realtà. Non saprei cosa potrebbe cambiare, certo è che quando è nato Instagram non si pensava che sarebbe arrivato TikTok; questo per dire che il mercato crea sempre delle opportunità e delle innovazioni incredibili. Vedremo il futuro di TikTok, anche per via della querelle tra USA e Cina e per il discorso legato alla privacy.

Noi utilizziamo queste app in maniera del tutto gratuita, ma nella realtà non è vero che sono gratuite, perché noi rilasciamo i nostri dati. Che valore hanno i nostri dati? Forse dirò una cosa un po’ impopolare, ma sono convinto che se i dati vengono utilizzati per scopi puramente pubblicitari, io sono assolutamente d’accordo. Se io vedo la pubblicità che mi può interessare quali possono essere le problematiche? Attraverso queste app si accetta la privacy, quindi si accetta di dare qualcosa in cambio a queste app e ciò che io condivido viene effettuato per mano mia, nel senso che l’app non può sottrarmi cose che io non condivido (faccio l’esempio di Facebook). Lo stesso vale su TikTok, nel senso che se io pubblico un determinato video sono io che lo faccio consapevolmente e lo stesso è se condivido la mia posizione. Il discorso privacy è sempre collegato alla persona. Io personalmente non vedo grandi problematiche di privacy.

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Qual è la tendenza dei siti del momento? Cosa chiedono oggi i clienti (istituzionali e e-commerce)? In questo periodo di post-pandemia Covid-19 chiedono conversioni; hanno bisogno di personaggi e di celebrity che abbiano un appeal molto ampio per la loro fanbase, convertendo in acquisto o almeno in intenzione di acquisto.

Come si fa a convertire in acquisti l’influencer marketing? Da solo non basta. È una leva, una parte di comunicazione che può partire dalla tv o dall’adv e gli influencer sono un tramite per tutto questo. Io stesso ai brand consiglio di utilizzare varie strategie: prendere la celebrity sì, ma attorno a questo creare un adv che colpisca il target di riferimento. Facendo solo una campagna di influencer marketing puoi ottenere tanto, però devi avere anche tutto il resto.

Ultimamaente c’è un po’ di sfiducia nei confronti dei social, complice anche l’affiorare di alcuni metodi poco chiari che alcuni personaggi utilizzano e che non tutti gli utenti riescono a cogliere. Come ci si difende da questi personaggi poco trasparenti? Cosa consigliate? Noi ci siamo sempre più spostati verso figure professioniste e professionali. Abbiamo preso tatuatori, attori, bar tender e persone che nel loro settore godono di una certa credibilità, cosa che io reputo fondamentale. Prendere persone di fiducia è essenziale, ecco perché le celebrity nate sul web stanno un po’ perdendo piede, a favore di sportivi, cantanti, attori e tutte quelle persone che danno un certo tipo di fiducia. Adesso ci sono figure che fanno contenuti, mentre dall’altra parte ci sono i veri influencer, che sono i professionisti del proprio settore che prestano il proprio volto.

Perché un brand dovrebbe investire migliaia di euro in un contenuto che poi risulterebbe temporary? Anche se poi il contenuto va nel feed, non sono molte le persone che fanno ricerche “all’indietro”… Perché in realtà sarebbe sbagliato puntare sul temporary. Noi consigliamo di prendere dei brand ambassador (magari 2 o 3) e fargli postare immagini e contenuti non in un tempo limitato, ma a lungo termine. Ma contemporaneamente è utile anche prendere influencer con un certo numero di fan, ma non abbastanza da essere considerati celebrity, così da spalmare il lavoro su più livelli cercando di colpire un mercato più ampio. Come minimo una campagna social dovrebbe durare 2 mesi e in 2 mesi di risultati se ne ottengono parecchi.

Come è nato il primo progetto? Come sei arrivato a FeelStudio? Tutto è nato tramite conoscenze. Ho visto che ragazzi/e più meno famosi/e a livello veneziano avevano un buon successo a livello social e quindi ho provato a proporli ad alcuni brand che mi avevano chiesto una consulenza a livello di blogger. Inizialmente erano fashion blogger e quindi i brand chiedevano article marketing o link cliccabili; poi con Instagram abbiamo puntato anche a persone che non hanno un blog, ma che avrebbero potuto fare pubblicità anche su Instagram. Sono stati tutti tentativi, ma abbiamo visto che i brand erano molto soddisfatti, perché la risposta di Instagram era sempre maggiore, soprattutto se collegata a Facebook e da lì i brand hanno iniziato a non chiederci più i blog, ma solo celeb, star, star del web… Queste figure sono diventate sempre più ricercate e ci hanno permesso di allargarci sempre di più. Nel corso degli anni poi i brand e i clienti chiedevano sempre di più personaggi che avessero un certo spessore, andando oltre alle singole foto. Chi sapeva comunicare era il professionista con una storia alle spalle e quindi ci siamo buttati su queste figure che avessero qualcosa da dire e che sapessero comunicare, facendo anche brand awareness, portando il brand ad essere più conosciuto sul mercato. La nostra evoluzione è stata anche dovuta alla richiesta del mercato: nel corso degli anni abbiamo sempre un po’ cavalcato l’onda, prima coi blog, poi coi social e poi con il cambiamento delle figure sempre sui social.

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Ha ancora senso fare pubblicità sui magazine cartacei? Che peso ha oggi la tv? Come cambierà il mondo della pubblicità e della promozione nei prossimi 10 anni? Secondo me se la tv tradizionale non cambia e non diventa un po’ stile Netflix credo che ci saranno un po’ di problemi. Grazie ad alcune serie tv sono tornate anche le mode o almeno hanno reso noti alcuni capi/articoli. Le generazioni di adesso non hanno più voglia di aspettare e soprattutto non vogliono essere interrotte dalla pubblicità. Si deve osservare come si muove il mercato e cambiare in quella direzione.

Quali sonoi vostri prossimi progetti? Siamo in attesa di capire se potremo iniziare a fare eventi pubblici a causa del Covid-19. Qualora fosse possibile avremmo già scelto una bellissima location che si presta molto bene ad ospitare eventi. Le prossime collaborazioni che faremo saranno incentrate molto su figure che parlano principalmente ai giovani e che abbracciano il mondo dello spettacolo inteso come teatro, cinema, musica… Cerchiamo la professionalità e una comunicazione sempre più qualitativa.

Quindi il mondo del digital è ancora legato alla fisicità dell’evento? Almeno il 30% del lavoro passa per l’evento fisico, perché la socialità non si può sostituire. Anche la Digital Fashion Week è diversa dalla Fashion Week a cui siamo sempre stati abituati, quando non si è in presenza si perde qualcosa.

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