“La mia vita con John F. Donovan”: la vita di Donovan, il viaggio di Dolan

Xavier Dolan è tornato, più forte che mai, con il suo debutto in lingua inglese (dopo una carriera in francese) in “La mia vita con John F. Donovan”, al cinema dal 27 giugno.

Da sempre un grande tuttofare, il trentenne Xavier Dolan dirige, scrive, produce, e si occupa dei costumi anche in questo suo settimo lungometraggio, come ha fatto in tutti i suoi film precedenti.

La storia ha inizio nel 2016, quando il ventunenne Rupert Turner (Ben Schnetzer) concede un’intervista a Audrey (Thandie Newton), una scettica giornalista incaricata di scrivere un articolo sulla nuova pubblicazione di Turner, una raccolta di lettere per e di John F. Donovan, superstar di Hollywood morta di overdose dieci anni prima.

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Tra aneddoti vari, viaggiamo con il ragazzo a ritroso nel tempo di dieci anni: torniamo dunque nel 2006, quando Rupert (Jacob Tremblay), un piccolo attore di 9 anni, sogna di incontrare e recitare in un film con il suo idolo John F. Donovan (Kit Harington), una celebrità del cinema famosa in tutto il mondo, ricco e con una moglie bellissima.

Un uomo felice, o così sembrerebbe: ma come sarebbe andata se John non avesse mai risposto alla lettera di Rupert e sua madre (Natalie Portman)? Si sarebbe mai confrontato e confidato con sé stesso riguardo i suoi problemi familiari e la sua identità sessuale? La brillante pellicola, dopo una lunga e travagliata postproduzione, si segnala per l’originalità delle storia e per il cast stellare che, oltre ai nomi già citati, comprende anche Susan Sarandon (Grace Donovan), Kathy Bates (manager Barbara Haggermaker) e Michael Gambon (uomo nel ristorante).

La sceneggiatura invece è il risultato di cinque anni di collaborazione tra Dolan e un suo caro amico regista, attore e sceneggiatore, Jacob Tierney: i due hanno cominciato a incontrarsi a casa di Xavier nel 2013 e quest’ultimo si è ispirato per la trama al libro “Lettere a un giovane poeta” di Rainer Maria Rilke, arricchendolo con ricordi ed esperienze personali (come la lettera che scrisse all’età di 8 anni al suo idolo Leonardo DiCaprio).

Tierney gli ha dato una mano con l’inglese e ha contribuito lui stesso alla stesura della scenografia. Xavier ha dichiarato riguardo il film: “Spero che emozioni gli spettatori, non voglio dire che sia il mio unico desiderio, aspiro a molto di più per il pubblico. Spero che la gente si diverta vedendolo, ma spero anche che capisca il suo messaggio e che ci rifletta su quando torna a casa”.

Un ritorno in grande stile dunque per il regista canadese, che porta sul grande schermo un inedito mix di tutte le tematiche che lo hanno reso famoso, come il rapporto madre-figlio, l’omosessualità e l’infanzia, ma amalgamati in una cornice nuova e accattivante.

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