Iniziare a correre: come, quando e soprattutto perché

Ho iniziato a correre per scommessa, dopo anni che avevo deciso di appendere, mio malgrado, le scarpette da corsa al chiodo.

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Quando abitavo a Salò e frequentavo il liceo ogni scusa era buona per uscire a correre con papà, colui che da sempre mi ha “educato” allo sport. Ogni domenica era una avventura diversa, corsa, bicicletta, danza, nuoto, barca, motocross, si motocross se cresci figlia unica e nipote unica in una famiglia in cui tutti si aspettavano la nascita di un erede maschio, impari anche a fare motocross e a giocare con le macchinine sognando un giorno di guidarne una vera in pista.

Oltretutto il Lago di Garda è uno scenario spettacolare che invita a fare ogni tipo di sport anche chi non lo ama, perché lì, lo sport si respira in ogni angolo, soprattutto il ciclismo. Quei luoghi in cui sono cresciuta e dove ho abitato fino ai 18 anni hanno dato i natali a sportivi e campioni illustri e hanno ospitato atleti eccellenti; non era raro incrociare Lars Armstrong allenarsi nel periodo post malattia, oppure vedere passeggiare Roberto Visentini in quel di Gardone quando nei lenti pomeriggi estivi si andava a cazzeggiare nei giardini del Vittoriale oppure più di recente Chiappucci sponsorizzato da quella nota bevanda lacustre che ha visto protagonista in spot TV Mina negli anni ’70,’80.

Alla fine poi, tra tutti, se decidi di lasciare il nido, la cosa più pratica e comoda da praticare per tutti è la corsa: c’è sempre posto in valigia per un paio di scarpe, una maglia e un paio di shorts e c’è sempre modo di ritagliarsi del tempo per correre ovunque tu sia e qualunque lavoro tu sia destinato a fare.

L’importante è che mentre lo fai ti diverti e una volta finito ti resti quella voglia di rifarlo ancora e non vedi l’ora che sia già domani per rimettere le scarpe da corsa e riprovare quella sensazione che solo le endorfine e quella gioia di libertà di sanno dare.

Io ho ricominciato grazie ad una scommessa, correre 10 kilometri di fila in un tempo limite nel contesto di una staffetta che avrebbe portato me e gli altri tre componenti della squadra a compiere l’intero percorso di una maratona: 42 kilometri e 185 metri.

La Milano Relay Marathon Aprile 2012. Mi dicevo, non troverò mai qualcuno disposto a fare squadra con me, ed invece mi arriva la chiamata del mio amico (ora Coach, super Coach veramente) Matteo che mi dice con tutto l’entusiasmo che aveva in corpo: “ti ho trovato io le tre persone mancanti alla squadra”. E da quel giorno la mia vita è cambiate in tutti i sensi.

Per troppo tempo avevo rimandato e trovato scuse per non uscire a correre a Milano, pericoloso andare nei parchi da sola, non so correre bene, mi sento ridicola mentre lo faccio, mi sembra che tutti guardino me, lo smog, il traffico, non ho abbastanza tempo, tutte scuse facilmente risolvibili e arginabili, nulla di impossibile. Ve lo dice una che esce di casa estate e inverno alle 6/6.30 per fare 10, 12, 15 kilometri e se ne frega se le strade sono deserte o se ci sono le auto in fila con i tubi di scappamento che buttano fuori la qualunque e se il parco all’alba è pericoloso, perché se davvero lo è, allora io corro il perimetro esterno. La corsa regala anche questo, sicurezza e una buona dose di autostima.

allenamento

Running abbigliamento: cosa scegliere

Se avete deciso di correre, la cosa più importante sono le scarpe da running, delle buone scarpe da corsa, il resto non importa o meglio importa relativamente, le scarpe sono la cosa fondamentale e non sindachiamo sul prezzo, credetemi sono e saranno sempre i soldi meglio spesi della vostra vita.

Come si scelgono? Basta andare in uno dei negozi specializzati in ambito sportivo che oltre ad avere personale qualificato, hanno anche una pedana, una sorta di tapis roulant con sensori, attraverso il quale è possibile avere una analisi accurata dell’appoggio del piede che permette di selezionare tra le mille in commercio, la scarpa da running perfetta affinché si corra in armonia con il proprio corpo e senza creare problemi a muscoli, articolazioni, tendini, schiena o altro. Tutte le maggiori case sportive conosciute a livello internazionale offrono una gamma infinita di modelli e colori per corsa ogni genere di postura, sia essa neutra, da supinatore, da pronatore o altro. Pensate, il piede durante la corsa sopporta e supporta il doppio del peso del nostro corpo nel momento dell’impatto col terreno. Immaginate i danni che potrebbe causare questa cosa protratta nel tempo a lunghe distanze, senza una buona dose di ammortizzazione e supporto.

Per farla breve: le calzature per il running si classificano dal gruppo A1, le più leggere, per i professionisti o simili, al gruppo A4, scarpe stabili, con un forte potere ammortizzante e adatte a podisti pesanti. Per non rischiare tendiniti generalmente le più adatte sono quelle di tipo A3 per chi ha un peso nella norma, mediamente sotto i 90Kg, assicurano ammortizzamento e protezione.

Durante la corsa, il piede tende a gonfiarsi e ha bisogno di muoversi liberamente all’interno della calzatura, ma non troppo, quindi la larghezza della scarpa, dalla tomaia alla pianta, deve essere adatta alla pianta del nostro piede, onde evitare problemi di vesciche e dolori all’arco plantare.

Proprio perché il piede si gonfia e tende a muoversi all’interno della scarpa, una calzatura da running perfetta è quella che ha una 1 misura, 1 misura e ½ in più rispetto alle scarpe di ogni giorno: in questo modo lo spazio nella parte anteriore eviterà problemi di sfregamento, causando non solo vesciche ma anche e soprattutto unghie nere e tumefatte. Come è capitato a me alla Maratona di New York… Errore da principiante.

La maggior parte dei runner è supinatore, (eccomi) cioè appoggia il piede verso l’esterno. Ecco perché la maggior parte delle calzature da running, soprattutto le A3, sono pensate per questo tipo di atleti. I pronatori al contrario appoggiano il piede verso l’interno, per loro ci sono le calzature di tipo A4, l’anti-pronazione, con un sostegno nell’interno del piede in grado di preservare da questo tipo di appoggio.

Oltre alle scarpe, da non sottovalutare anche le calze. Al pari delle scarpe servono a preservare i piedi da vesciche, piaghe e micosi. Consigliabile usare un modello tecnico, con tallone e punta rinforzati, così il piede rimane più saldo all’interno della scarpa.

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Niente cotone, materiale che assorbe e trattiene sudore e umidità, ottimi i materiali tecnici e sintetici che fanno traspirare il piede, espellendo il sudore mantenendo il piede sempre fresco e asciutto. Costano, ma anche in questo caso, provate a correre 42 kilometri con le vesciche ai piedi, vi assicuro che spendere 15 euro per un paio di calzini di corsa vi sembrerà la cosa più bella del mondo.

Dopo scarpe e calze… la maglia, quale maglia scegliere? Anche qua il cotone fa molto middle-age style, ma in fondo se ancor non si è innamorati della corsa perché spendere soldi in cose che poi finiranno inevitabilmente e sicuramente sul fondo dell’armadio?

Certo è che la maglia tecnica è tutta un’altra storia. La prima impressione che si ha indossando una maglietta tecnica è quella di leggerezza e assoluto confort. Per la scelta di una buona maglia, è necessario tenere conto della qualità del tessuto che si sceglie, vero che ci sono maglie tecniche a buon prezzo, ma alla lunga si riveleranno “importabili”, un piccolo investimento anche qua, aiuta a prevenire problemi derivati dall’uso intensivo come arrossamenti da sfregamento, la rottura nell’uso prolungato causato da scarsa resistenza, cattivi odori.

Altro aspetto da non sottovalutare, è la capacità delle maglie tecniche di assorbire ed essiccare il calore, ovvero la facilità di traspirazione. Questa caratteristica permette di arrivare a fine corsa quasi come fossimo all’inizio, oltre che di migliorare le prestazioni e il rendimento grazie alla capacità di riuscire a regolare meglio la temperatura corporea.

Sotto la maglia? Shorts, neri che il nero va con tutto e sfila (parola di PR) corti per l’estate, lunghi per i mesi inverali. Se in tessuto tecnico meglio, l’importante che non (S)freghino durante la corsa creando noiose abrasioni sulle cosce e permettano un movimento agevole durate la corsa.

Bene, ora che l’abbigliamento è completo, tocca uscire a correre. Non c’è un giorno o un orario preciso o preferibile, il bello della corsa è che te la cuci addosso. Come, dove e quando vuoi. Puoi anche decidere di farlo in gruppo o anche da sola, di non dovere condividere questo momento con nessuno se non con te stesso e con il tuo corpo, sarà lui a dettati ritmo, la velocità, la durata e il numero di kilometri. Sarà il tuo corpo a guidarti là dove eri destinato ad arrivare, a dare sempre di più e a fare sempre (del tuo) meglio.

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Le prime volte sembrerà di morire e di essere delle schiappe, quasi sicuramente avrete una percezione “falsata” delle distanze, tranquilli, capita, è capitato anche a me all’inizio prima di farci l’occhio. Io dopo aver corso come una pazza mi illudevo aver fatto kilometri su kilometri, in realtà arrivavo a malapena agli 800 metri.

Mortificante all’inizio, ma anche incentivante a fare meglio e sempre di più. Solo così, con costanza, pazienza e perseveranza si impara ad amare la corsa. Con l’arrivo dei risultati, che siano 5, 10, 21, 42 kilometri e anche oltre, diventerete anche voi presto dei malati di corsa. Gente che esce sotto la pioggia, sotto la neve il giorno di Natale, mentre tutti ancora se la dormono al caldo del camino, e voi la fuori che ve la ridete sotto i baffi perché proprio non potete rinunciare al benessere quotidiano a quella sensazione meravigliosa di liberarsi delle frustrazioni, dei pensieri nocivi e tossici, dei problemi da risolvere che ci tormentano. Correre aiuta a sciogliere tutto e a renderci persone migliori (o anche peggiori, dipende dai punti di vista), diventiamo logorroici, monotematici, ci facciamo del male a volte ma quanto siamo felici di poterci infilare le scarpe da corsa e convincere altri a farlo.

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