Il mondo si divide tra uomini e caporali. E i ciclisti? Ecco la classificazione

Il fair play esiste nel ciclismo? Sì, ed è forse più diffuso rispetto agli altri sport. Ma anche il ciclista non sfugge alle classifiche del comportamento...

Ci sono gli uomini e i caporali. Diceva Totò.

Oppure, nell’indimenticato passo di Sciascia, si può articolare ancor meglio la classificazione umana, con “gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i pigliainculo e i quaquaraquà”.
In bici, microcosmo sociale di varia umanità, vale questa regola?

Due scene (nella prima a sinistra c’è Fausto Coppi) del film Totò al Giro d’Italia

Avendo a che fare spesso più con temporanei compagni di viaggio piuttosto che compagne, ecco la mia personale classifica dei comportamenti, spesso maschili, ma non solo, in strada e in ciclabile.
La graduatoria va dalle stelle alle stalle.

I Cavalieri del Vento
Sembra il titolo di un manga stellare, ma è ancor meglio. Gli uomini che appartengono a questa mistica e coraggiosa categoria sono quelli che, piuttosto che non tagliare il vento e sacrificarsi, si trafiggerebbero con un raggio. Vuoi aumentare la media e sei una donna? Il record è tuo. Con un Cavaliere del Vento al tuo fianco, o meglio, davanti, raggiungi medie degne di un pistard.

Il ventaglio: una tecnica che permette alla squadra di gestire il vento

Il Cavaliere Solitario
Anche se necessariamente, per mancanza oggettiva di altruismo, entra solo al secondo posto della classifica ufficiale del rispetto e dell’ammirazione, il Cav. Solitario a me piace tantissimo. Semplicemente ti supera e, contemporaneamente, ti ignora. Così sei libera di cimentarti nell’impresa dell’impossibile inseguimento, senza rendere conto a nessuno. Incontrarne uno è divertente come buttarsi in un videogame. Forse solo un po’ freddo?

Uno degli esilaranti post di Ciclismo Ignorante – che ringrazio sperando mi perdonino per questo piccolo “furto d’immagini” (la citazione c’è!)

La Soliturna
Ovvero solitaria e taciturna. Unica rappresentanza femminile della classifica, rappresenta purtroppo la maggioranza delle mie simili. Difficile che capiti di superarle, chissà perché… Di solito si incrociano. E già da decine di metri di distanza le riconosci. Percepisci la tipica smorfia da “spacco il c**o ai passeri” anche se ancora non leggi distintamente i brand che sfoggia sulla maglia. Chissà perché le donne in bici devono proprio menarsela così. Io, per cercare di contrastare l’attitudine latente, anche se ho la luna stortissima e ho subito di tutto al lavoro, cerco sempre di pedalare col sorriso. Moschini permettendo.

Ti diverti? Sorridi!

Il Compagnone
Agli antipodi della soliturna manco a dirlo c’é il Compagnone. Non si può ancora inquadrarlo nel fondo della classifica, ma chi si appiccica, anche se é simpaticissimo, dopo un po’ fa la fine pesce/ospite a casa tua. E poi, accidenti, va bene che parla lui, ma ogni tanto devi far cenno di riscontro e il fiato costa caro se lo stai centellinando. Ok, ok, merita un posto più su, sicuramente è più positivo e piacevole della Soliturna.

Inizia sempre così: un selfie insieme, due chiacchiere, un paio di battute e… non ci si molla più per 40 Km!

Lo Sbandato

Nel senso che zigzaga senza fissa carreggiata. E non sai come passarlo. Alla fine, stremata da tentativi frustrati, azzardi un “Hop!“, che si usa in pista per chiedere strada, ma niente, non capisce. Allora devi urlare un poco ciclistico “Permessoooo” e subito il tragicomico personaggio si anima scompostamente come morso dalla tarantola. Di lì due stili di reazione: o un timido “scusa” che ti fa sentire un po’ arrogante, o la repentina trasformazione nel Compagnone. Aiuto!

Va bene lo zig-zag in salita… ma perché anche in pianura?

Er Peggio

Siamo alle stalle. Descrivo la scena. Sono ferma e vedo sfrecciare un bisteccone con polpacci diametro mortadella e penso… però, andrà forte questo qui. Dopo qualche minuto inforco la bici, parto e decido di spingere un po’ sui pedali. Dieci minuti e già lo vedo. E dalla velocità con cui mi avvicino per poi superarlo penso che poi forse non andava proprio così veloce.
Tutto qui? Eh no. Qui accade l’imponderabile. Lui è al telefono. Per questo forse, in un temporaneo barlume di saggezza, aveva rallentato. Ma appena mi vede passare qualcosa di incredibilmente stupido scatta di nuovo in lui: deve starmi a ruota. Così mi sorbisco alle spalle tutta la sgradevolissima telefonata, unico rumore molesto, oltre al suo pesante ansimare, nel silenzio immacolato del Naviglio. Non si merita l’ultimo girone dantesco un tipo così?

Ancora da Ciclismo Ignorante (questa volta il link rimanda alla pagina Facebook. Seguitelo!)

Naturalmente ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale… si sappia che ad oggi ho incontrato solo persone deliziose e che nel ciclismo sono tutti un po’ cavalieri. Solitari o del vento che siano, la qualità del comportamento è davvero molto alta.

Che la bici, come il cavallo un tempo, abbia l’insolita facoltà di rendere tutti un po’ più nobili?

 

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