Il cono gelato compie oggi 113 anni!

Il 13 dicembre 1903 un immigrato italiano a New York firmava il brevetto del primo cono gelato. O forse no?

Sì siamo in pieno periodo natalizio e forse il gelato è una delle ultime cose che ci sarà sulle tavole delle Feste ma è d’altra parte è proprio in dicembre che è stato trovato il modo di rendere il gelato uno squisito dessert da passeggio grazie al cono di cialda. In due si contendono l’invenzione: un italiano e un arabo.

Che il gelato sia italiano ma nato da “un’invenzione” degli arabi è risaputo. Che l’abbiano poi portato in Sicilia dove il nome “sharbat” viene italianizzato in “sorbetto” e che nel 1694 lo chef marchigiano Antonio Latini crea la prima ricetta conosciuta del sorbetto al latte è forse meno risaputo ma è da qui che il sorbetto comincia a trasformarsi in gelato fino all’intuizione del palermitano Procopio Cutò, che mette a punto il sistema della mantecatura, procedimento che rimane alla base del gelato che si produce anche adesso.

Dal piatto al cono

Decisamente meno risaputo e soprattutto molto meno chiaro chi sia stato l’inventore del cono gelato.
Innanzitutto bisogna pensare che inizialmente i gelati venivano gustati in contenitori da riutilizzare, come bicchieri di vetro o piatti di porcellana, per i più ricchi, o in banali stoviglie, anche piatti fondi, che davano gli stessi gelatai.
Naturalmente una modalità alquanto scomoda e poco economica dato che il gelataio doveva ogni volta lavarle e sostituire quelle che si rompevano (spesso). Senza contare che i gelatai all’epoca erano per la maggior parte ambulanti che usavano un carrettino e la scorta di stoviglie pesava e occupava parecchio posto. E anche per i clienti non è che fosse troppo comodo dato che non potevano prendere il gelato e andare in giro ma rimanere lì per poter poi riconsegnare il piatto o la tazza.

Siria o Italia?

Che ci fosse bisogno di un’idea era quindi chiaro. Ma quale?
Si pensò subito alla forma del cono in quanto facile e comoda per il passeggio ma chi ci penso per primo rimane tuttora un dilemma.
Il New York Times racconta che l’idea viene dagli Stati Uniti, per la precisione dalla Fiera Mondiale di St. Louis (Missouri) del 1904, anno del centenario della liberazione di St. Louis dai francesi e della sua annessione agli Stati Uniti. La città fu scelta come sede per le Olimpiadi e per appunto la Fiera Mondiale, che fu l’occasione perfetta per mostrare a 18 milioni di visitatori alcune recenti invenzioni (aeroplano, radio, telefono, film muto) e l’abbondanza di cibo prodotto. Tra cui naturalmente il gelato.
La storia dice che un pasticciere siriano, Enrst Hamwi, che stava vendendo lo zalabia, una pasta croccante cotta in una pressa bollente per wafer, andò in aiuto al vicino venditore di gelati che stava finendo i piatti, arrotolando lo zalabia ancora caldo a forma di cono.
Ma non esistono documenti scritti che confermino questa storia, eccetto una lettera inviata dallo stesso Hamwi nel 1928 all’Ice Cream Trade Journal. In realtà diversi espositori della Fiera di St. Louis del 1904 si attribuirono l’invenzione del primo cono.

Altri sostengono invece che il brevetto del cono gelato sia stato registrato il 13 dicembre 1903 da Italo Marchioni, un immigrato italiano della provincia di Belluno residente a New York che vendeva gelati e cialde. Il brevetto n. 746971 è di un macchinario per produrre coni che “può essere particolarmente comoda per manipolare e modellare la pasta […] in forme insolite che finora non sono mai state create, a causa della delicatezza della sostanza e della difficoltà di staccare la sostanza dagli stampi”.

Dal cono al Cornetto

Chiunque sia stato comunque ha creato qualche cosa di geniale dato che in pochissimo tempo il cono gelato divenne molto popolare e l’industria dei coni produceva già circa 250 milioni di coni l’anno in tutta la nazione.
Solo nel 1959 un altro italiano, un certo Spica, produttore di gelati con sede a Napoli, risolse il problema più grosso che aveva il cono di cialda: si “bagnava” a contatto col gelato.
Spica inventò un processo in cui l’interno del wafer veniva isolato grazie a uno strato di olio, zucchero e cioccolato e registrò il nome “Cornetto” nel 1960. Le vendite iniziali furono scarse, ma nel 1976 la Unilever acquistò la Spica e iniziò una massiccia campagna di marketing in tutta Europa, rendendo il “Cornetto” uno dei gelati più popolari del mondo.

Oggi di coni ne abbiamo di tutti i tipi, sia di forme che di gusti che di impasti, con granelle, senza punta, mini o maxi, pieni di cioccolato fuso o senza glutine … è diventato quasi un dolce a sé stante.
E anche il gelato è stato sdoganato dalla sua accezione più comune di dessert estivo grazie alla creazione di gusti prettamente invernali come arancia e noci, castagna e alloro, zenzero e cardamomo, cachi e pere, marron glacé … e via libera alla fantasia.

Anche perché che sia su un cono, in una coppetta, in un bicchiere, che sia d’estate o di inverno il gelato per noi italiani resta un dolce al quale difficilmente diciamo di no, e i numeri lo confermano: ne consumiamo all’anno 380 mila tonnellate! e le gelaterie sparse sul territorio sono circa 40 mila (1 ogni 1612 abitanti), non male per quello che nacque come un po’ di neve e zucchero no?

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