Uberta Zambeletti: Wait and See e l’arte di essere eleganti con gioia

Incontro con l’ideatrice e owner di uno dei più importanti concept store di Milano (in apertura entro l’estate anche a Londra).

Uberta Zambeletti

Wait and See! Ovvero aspetta …stai a guardare. Guardare (si) cosa ti accade ora e guardare con fiducia cosa invece succederà domani. E ancora … aspetta, non giudicare (ora), non giudicare (subito). Perché nel tempo “capirai-coglierai-raccoglierai”, la totalità della meraviglia che – in un percorso di vita – si verificherà davanti a te… quando sarà il momento giusto… Perché tutto nel nostro cammino è consequenziale, straordinariamente consequenziale. Tutto è disegno al dettaglio di perfezione: perfezione fatta di incastri. Incastri di situazioni, fatti e avvenimenti, che uno dopo l’altro tra passato e un futuro prossimo, si riveleranno (essere stati) benefici, necessari, per poter essere noi oggi migliori, delle persone migliori.

Uberta Zambeletti è davvero una donna straordinaria. L’ho incontrata questa settimana per Focus On e questa filosofia di vita – questo approccio, un vero credo (ricco e profondo), verso l’esistenza – racchiude tantissimo del suo modo di essere. Una forma mentis che è messaggio anche di uno stile di vita e di eleganza mirato, che parte “da” e arriva “a” (come la chiusura di un cerchio), ad un concetto-base: “La Vita è Bella”.

Wait and See
Wait and See

Un motto-frase-affermazione che nel suo concept store Wait and See di Milano (via Santa Marta, 14) si respira con forza. E’ il messaggio positivo, piacevolmente ossessivo, perennemente presente in uno degli spazi più famosi della città. Perché tutto qua dentro – dagli abiti, accessori, oggetti per la casa e molto altro – trasmette gioia, quell’estetica della gioia (amatissima da Uberta), fatta di un’eleganza più ludica, giocosa, divertente e in grado (quando indossi un capo), di plasmare e cambiare in meglio il tuo umore.

Wait and See
Wait and See

Uberta Zambeletti è una creativa. Una creativa molto riflessiva… Studi d’arte a Londra e Parigi, poi eccola di nuovo Milano con tanti importanti progetti nella testa. Questa settimana mi racconta il suo lavoro, il suo stile, il suo bellissimo concept store ( appunto Wait and See ) che dopo il grande successo di Milano adesso – entro l’estate – aprirà anche a Londra ( Notting Hill).

Uberta Zambeletti
Uberta Zambeletti

Uberta, ti confesso una cosa. Sai che diverso tempo fa io entrai nel tuo straordinario concept store Wait and See (del quale ora parleremo). Ero un po’ giù di morale… scambiammo due chiacchiere e tu, forse ti eri accorta del mio stato d’animo e mi dissi molto gentile ma diretta: “Wait and See …. nella vita anche nei momenti più difficili ricorda Wait and See ovvero aspetta e vedrai che cose straordinarie e inaspettate la vita ti può riservare”.. Sai che quella frase non l’ho mai più dimenticata (rido). Partiamo perciò proprio per un attimo, da qua, con questo messaggio che trovo bellissimo e profondo e con l’altro tuo motto e “way of life”: “La Vita è Bella”. Aspetti di positività, energia, ottimismo e modo di vivere dai quali sono rimasto affascinato… Che cosa c’è dietro questo messaggio, talmente importante da diventare anche il nome del tuo concept store? Sicuramente le difficoltà della vita. La mia filosofia da sempre e poi sperimentata e confermata di continuo in base alle esperienze che ho avuto, è che nulla ci succede per caso… mai. La vita è come un gioco di domino dove tutto è consequenziale. Molto spesso questa ci mette alla prova anche molto duramente, dalle piccole prove quotidiane, fino a quelle più difficili. Ma se non fosse così noi non impareremmo mai, non ci evolveremmo mai. Se noi viviamo le difficoltà della vita invece come delle opportunità di apprendimento, con fiducia e umiltà, e non come dei castighi, man mano che andiamo avanti e riflettendo su quello che ci è accaduto ci diremo: “Cavoli, se non mi fosse successa quella cosa orrenda, oggi non avrei imparato questo e quest’altro o non avrei raggiunto questo nuovo risultato, o non sarei una persona migliore”.

E’ un messaggio molto importante questo e ti ringrazio perché ne stai parlando. Un messaggio per tutti noi soprattutto in questo periodo così delicato e di difficoltà che affrontiamo giorno dopo giorno. Guarda, ti invito a riflettere, come anche in questi momenti di difficoltà, possono capitare delle cose straordinarie. Hai notato come per esempio – in questo periodo ripetiamo di grande difficoltà per tutti – quanto si sta parlando di amore, accettazione, di rispetto e non si è mai lottato come oggi, per dei valori reali che un po’ diciamolo chiaramente, si erano persi. Si stanno riscoprendo dei valori più veri che già per esempio negli anni 80 e 90 non venivano presi così tanto in considerazione. Direi perciò che questo è un momento di grandissima opportunità e apertura. Ecco allora anche il concetto di Wait and See, ovvero: abbi fiducia, non giudicare le cose, gli avvenimenti, le situazioni che ti arrivano addosso come immediatamente negative… aspetta, perché capirai il senso di ogni situazione, al momento opportuno, o comunque quando dovrai capirlo. Il mio messaggio è non ti avvilire, non ti disperare, Wait and See… c’è sempre un buon motivo per tutto quello che ci accade nella vita.

Credi in un destino già segnato Uberta? In parte. Credo molto nel libero arbitrio. Credo per esempio ciecamente nella reincarnazione e penso che siamo qui in questo momento, come parte di un lungo percorso che ha un passato molto lungo è vero, ma anche un futuro, e che tutto sia consequenziale. Cioè io oggi per esempio, sono dove mi trovo, perché nelle vite precedenti mi sono meritata (o non meritata), di essere qua in questa situazione e in questo momento. Sta a me poi con il mio libero arbitrio, e con le mie responsabilità, guadagnarmi le fortune che ho e superare con questa filosofia, gli ostacoli … anche perché tutto ciò che in questa vita non adempio me lo ritrovo con gli interessi in quella dopo.

Wait and See
Wait and See

Tu sei nata a Londra, cresciuta a Madrid, hai studiato in Svizzera, a Parigi, poi eccoti di nuovo a Londra… Che ricordi hai di quegli anni? Che tipo di bambina (e poi adolescente) sei stata? Mi racconti qualche aneddoto? Ero molto chiusa. Molto riservata. Ero estremamente insicura, molto timida, mi sentivo un po’ un’aliena e mi sembrava che tutto intorno a me fosse distaccato da me. Oggi sono più grintosa, perché nella vita quando ti accadono determinate vicende, ti puoi trovare davanti ad un bivio dove devi scegliere: se soccombere, oppure tirare fuori tutta la grinta e combattere. Allora ascolti il tuo cuore, decidi di essere coerente con te stessa e di avere fiducia nel senso delle cose. Da qui poi tutto gira, e diventi padrone delle tue scelte… e ogni scelta – sappiamo – implica anche delle rinunce. Non nascondo che devi avere un po’ di forza e fiducia per fare tutto ciò.

Ti sei formata a Londra al Chelsea College of Art and Design con una laurea in Textile Design e successivamente ecco il Master in Fashion Knitwear al Royal College of Art. Facciamo però un passo indietro. Come ci si innamora perdutamente dei tessuti, del design? Mi racconti meglio il tuo percorso professionale e come questo si è poi sviluppato negli anni? E che rapporto hai con il tessuto? E’ amore totale. Ho avuto davvero, e nessuno ci crede, come un’illuminazione Divina. Ricordo che ero a casa mia a Parigi (dove studiavo belle arti) ed ero confusa. Studiavo all’epoca scultura … ma avevo dei dubbi, perplessità. Per quanto tutto mi piacesse molto, però alla fine la scultura per quanto bella, iniziavo a viverla come un oggetto che rimaneva lì, su un mobile, morto e finito, e che non aveva un suo seguito se non quello di “acchiappare” la polvere. Continuavo così a chiedermi cosa volessi fare da grande. Ricordo che un giorno la mia mente era completamente libera e in quel momento mi arrivò un pensiero fortissimo nella testa: Design Tessile. Io fino a quel momento non sapevo veramente che differenza ci fosse neppure tra trama e ordito. A quel punto ho capito che quella era la mia “strada” e non sono più tornata indietro. Scoprii che a Londra la Chelsea School of Art aveva un’ottima facoltà di Textile Design e con un portfolio solo di nature morte e nudi mi sono presentata. Ricordo la mia determinazione quando mi dissero che il mio portfolio non era adeguato per poter accedere alla scuola, ed io mi alzai in piedi e con tutta la mia forza e convinzione dissi: “You don’t understand, I have to come”. Erano così sconvolti dalla mia determinazione, forza e passione che mi presero. Scelsi la maglieria perché vi ritrovai la stessa piacevolezza della creazione materica che avevo riscontrato quando facevo scultura, e questo corso, era quello dove potevo costruire delle creazioni tridimensionali e nel tempo più breve. Avevo trovato la mia vera vocazione. Poi proseguii i miei studi con un master, mi avvicinai più alla moda e feci la mia linea che all’epoca si chiamava Uberta Camerana perché nel frattempo mi ero sposata. Feci una prima sfilata a Londra. Ricordo ancora che quello stesso giorno della mia sfilata, c’era l’inaugurazione del primo negozio di Prada sempre a Londra (erano gli anni 90). Io ero preoccupatissima perché ero al mio debutto, non ero nessuno e avevo paura che nessun giornalista venisse a vedere la collezione. Lavorai duramente e personalmente su ogni dettaglio: dall’invito allo show molto accattivante, fino a tutto il resto. Fu un successo. Venne tutta la stampa. Nei mesi dopo ebbi articoli ovunque.. da Vogue a Elle ad Harper’s & Queen e tanti altri.. Iniziai a vendere le collezioni e il mio primo cliente fu Joseph. Poi la mia vita come purtroppo a volte succede, mi mise davanti a degli avvenimenti personali inaspettati e molto difficili e dovetti mettere da parte il progetto. Rientrai in Italia. Nel frattempo era nato il mio bellissimo bambino Leone (che ora ha 18 anni e vive e studia a New York). Tornata a Milano iniziai a lavorare come consulente per tantissimi marchi…

Oggi il tuo concept store Wait and See è uno dei punti di riferimento più importanti per chi desidera “scovare”, scegliere bellissimi oggetti, capi, accessori praticamente introvabili che arrivano dall’Inghilterra, dalla Francia, ma anche dalla Finlandia o dalla California. Com’è nato il progetto e perché? Wait and See è nato con un progetto molto mirato nella mia testa. Ovvero con tutti gli anni di consulenza che ho fatto (che implicavano anche tantissima ricerca e viaggi ovunque), mi resi conto che a Milano mancava un punto di riferimento preciso dove trovare intanto marchi sconosciuti, e anche che avessero un buon balance-proporzione di prezzo accettabile e qualità. Mancava diciamo quella classica via di mezzo. Volevo inoltre che all’interno di questo progetto-negozio venisse proposta un altro tipo di estetica che fosse: più giocosa, più audace, più ludica rispetto alla media delle proposte che si vedevano in circolazione. Penso infatti e ne sono estremamente convinta, che molto spesso sia sottovalutato il bellissimo ed affascinante potere della gioia che l’estetica ci può davvero regalare. Le donne a volte sono molto timide, a volte è come se si censurassero da sole, ed è come se non si autorizzassero a divertirsi quando si vestono. Io ho voluto invece – con Wait and See – sdoganare questo bellissimo aspetto. Dico sempre alle donne: “Siate più giocose, più ludiche, mettetevi un bel rossetto, una scarpa oro e vedrete che buon umore che arriva”. Col tempo così tante donne hanno riscoperto il potere e la bellezza di essere più femminili e più felici di osare.

Chi sono le tue clienti? Il mio obbiettivo, che è poi quello che si trova da Wait and See, è quello di vestire tutte le donne, di tutte le età (dai 20 agli 80 anni), di tutte le taglie, e per tutte le occasioni d’uso: dall’abito per il gran ballo, alla mise d’ufficio. Oppure trovi non so l’outfit più sexy per uscire con il tuo compagno o per andare con i bimbi al parco e così via. Il filo conduttore però che lega queste donne le une con le altre, è principalmente quello di essere tutte (delle donne) realizzate, con una certa cultura e con un certo “uso” di mondo e non necessariamente vincolate all’utilizzo dei brand per sentirsi più sicure nella società.

Uberta Zambeletti
Uberta Zambeletti

Qual è invece lo stile che ti caratterizza, il tuo stile personale? Sicuramente devo essere comoda. Devo essere colorata. Quando mi vesto sto attenta sempre anche ad un discorso di proporzioni e nel mio stile c’è sempre quel tocco di ironia. Secondo me nell’armadio di una donna non devono mai mancare un paio di scarpe rosse e un paio color oro.

Chi sono i designer oggi che tu senti più vicino alla tua personalità, al tuo modo di essere e i new talents che secondo te stanno facendo un bel percorso? Mi piace molto Etro da sempre, Jil Sander, Dries Van Noten …. E tra i new talents Samuji, Anna October, Lucio Vanneti e Nicola Brognano.

Uberta secondo te che cosa è il lusso? Il lusso è quello di potersi permettere di essere liberi. Nella mia testa è un concetto che non è assolutamente legato ad un discorso economico. Il lusso è la libertà di vivere la tua vita come ti piace viverla. Non è una questione detto brutalmente di “soldi”. Io vedo spesso che le persone che vivono nel lusso sono come “ingabbiate” in un circuito di club, hotels, ristoranti o altre situazioni anche comportamentali che io definisco “performanti” che per me sono e considero restrittive-costrittive e che sono il contrario di come io vedo il lusso. Per come sono fatta io mi sentirei in una situazione claustrofobica…. (ride).

Lusso ed eleganza sono la stessa cosa? Assolutamente no. Ecco perché ho aperto Wait and See. Ti puoi vestire in maniera incredibilmente elegante (ti faccio un esempio) anche con 150 Euro. Basta davvero molto poco per essere eleganti credimi…

Quali sono i tuoi prossimi progetti con Wait and See che puoi anticipare? Apro un altro Wait and See a Londra entro quest’estate a Notting Hill e sono davvero molto felice di questa novità che ti anticipo.

Come si rilassa Uberta Zambeletti quando non lavora? Che cosa ti piace fare? Mi piace molto dormire (ride), e non riesco mai a farlo quanto vorrei. Mi piace leggere, soprattutto saggi. Ho appena finito un libro straordinario, molto utile che si chiama: “Il potere del cervello quantico” di Italo Pentimalli e di J. L. Marshall. E ancora adoro camminare al mare e soprattutto amo ogni singola cosa che posso fare con mio figlio Leone anche il solo stare con lui, per me, anche senza far nulla assieme, è la gioia più grande.

Uberta Zambeletti
Uberta Zambeletti

Che cosa vorresti per Leone? Io ho sempre detto che quello che gli auguro, è di poter essere sempre se stesso in tutto quello che fa e di essere una persona serena e realizzata.

Che tipo di Mamma sei? Sono molto affettuosa. Non sono severa nel vero senso del termine. Ho cresciuto Leone sulla fiducia. Gli ho insegnato molto presto che l’unica voce che deve ascoltare è quella interna, la sua coscienza. Quando era piccolino, amavo ripetergli sempre che doveva ascoltare la sua “vocina” interiore e gli dicevo che questa sarebbe stata l’unica compagna di vita che avrebbe sempre avuto accanto, e che se l’avesse tradita sarebbe stato male o al contrario sarebbe stato invece bene (e in armonia con se stesso), se l’avesse ascoltata. L’ho cresciuto così … lui sa che io ci sono sempre, ma che deve essere lui a scegliere la sua strada … sempre… seguendo la sua preziosa voce interiore… come dobbiamo fare tutti noi…

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