AUTUNNO tempo di migrare. Le valigie e i mille pensieri di una RUNNER

Mitigare praticità e paranoie a meno di un mese dalla prima Maratona. Mancano 24 giorni 13 ore e una manciata di minuti alla Maratona di New York e io sono entrata ufficialmente in paranoia. Per cosa? Praticamente per tutto!

Paura di farmi male a una gamba, a un piede, paura di un semplice raffreddore, paura di prendere la febbre, ritrovarmi con una allergia, un’intolleranza alimentare, allergia ai profumi… l’influenza! Lontano da me chiunque starnutisca o tossisca o parli col naso tappato!

Mi faccio domande infinite su tutto e tutti, parlotto da sola, improvvisa insicurezza e dubbi su cose ormai rodate e appurate, stato di ansia costante, nervosismo diffuso… Certi momenti mi do fastidio da sola.

Maglia manica lunga, shorts o leggins? Le scarpe per la Maratona…. Siamo sicure che siano quelle giuste per correre per 42 kilometri? Pioverà? Farà caldo, caldino, freddo, freddissimo? Lo scorso anno c’era un vento che tagliava le orecchie!

E poi… c’è la paura che crea l’ansia più grande di tutte…. COSA METTO IN VALIGIA????????

Immaginate: 5 giorni a New York con le amiche, 1 giorno per correre la Maratona…… ehm! Pochi giorni ma intensi… devo decidere le dimensioni della valigia, se imbarcarla o meno, quanto bagaglio a mano è concesso con Emirates? Una cosa è sicura, valigia vuota all’andata da riempire con lo shopping di 4 giorni… Bene.

Ma per correre “quel” 1 novembre, che sembra cosi lontano, che in ma in realtà è giusto dietro l’angolo io…. Cosa mi metto?

Che poi, non è solo l’abbigliamento per la corsa, quanto piuttosto l’equipaggiamento di sopravvivenza per le 4 ore e passa di attesa della partenza del mio gruppo sul Ponte di Verrazzano che mi spaventano. Non poco.

Farà freddo? Avrò caldo? E se poi non sono abbastanza coperta e mi prendo freddo, i muscoli si irrigidiscono e mi incricco dopo pochi chilometri? Ma se mi copro troppo poi che ne faccio della roba che mi tolgo per correre? La butti in strada e poi viene raccolta dai volontari che collaborano all’organizzazione della gara e viene data in beneficenza… Cosi mi è stato detto da che ha già visuto questa meravigliosa esperienza e che di running ne sa ben più di me.

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Ok. Quindi non porto le mie cose preferite da corsa se poi le devo abbandonare, giusto?! Va bene. Mi porto TUTTO e poi scelgo al momento quella mattina stessa all’alba… che dico, prima dell’alba… La notte!

Mi hanno detto che il ritrovo alla Hall dell’albergo per essere trasferiti con la navetta al punto di partenza è prevista per le 4… di mattina.

Ho detto 4 DI MATTINA… La mia maratona sarà una avventura dall’alba al tramonto! Anche se di fatto la mia avventura è iniziata il giorno che ho siglato la richiesta del pettorale.

Che poi tra le cose che più mi hanno fatto piacere e che mi fanno sorridere ogni volta che ci ripenso, è l’entusiasmo delle persone che mi sono vicine e non solo, anche di chi conosco solo a malapena, ti supportano, ti incitano, ti guardano come un’icona e ti regalano emozioni come se dovessero essere loro a correre la gara. Impagabile.

Persone del tutto insospettabili come la mia farmacista che giusto stamattina mi dice “ciao Greta questo è un preparato che facciamo noi per rinforzare tendini e cartilagini, normalmente lo vendiamo a 22 Euro, a te lo regalo come un grosso inboccallupo da parte i noi tutte per la tua gara…” inatteso, inaspettato gesto da una persona che conosco da anni ma che al di là dei pochi minuti quelle rare volte che vado ad acquistare, non vi è nessun tipo di rapporto. Di istinto mi sono ritrovata a pensare malignamente “ci fidiamo?” E poi mi son detta “ma perché mai non dovrei?”.

Ho ringraziato con un super sorriso, ho messo in borsa la preziosa scatolina e gongolante me ne sono uscita direzione ufficio.

Oggi le ho provate, buone. Still alive e… posso dire? Già mi sento meglio.

Eh già, mi sono sentita meglio e non zoppicavo…. Già perché in tutte le mie fobie e paranoie sono riuscita a stirarmi il muscolo della coscia destra, che ha un nome terribile che non ricordo, ma credo sia importante e soprattutto focale per l’appoggio della gamba. Come ho fatto il danno? Usando la bici del Bike Sharing per raggiungere le amiche dopo la lezione di inglese e festeggiare il mio compleanno con un buonissimo e spettacolare Hamburgher in zona 24 maggio.

Sfigata o pirla, non saprei come meglio definirmi se ripenso che pedalavo spensierata e inconsapevole del danno che mi stavo facendo sul pavè di via Torino. Ad ogni modo non deambulo in maniera normale o naturale da una settima e non corro da quasi 10 giorni.

Umore pessimo, bisogno della mia dose di endorfine, ma non se ne parla di correre, mica vorrai rischiare di peggiorare la situazione? Siamo matti, ma non folli.

Yvan il mio chiropata o chiropratico, non capisco mai quale sia la definizione corretta, comunque il Guru che mi sistema dopo ogni danno, mi ha stirato (e strizzato) come un calzino da testa a piedi e riempito di cerotti kinesio che fanno tanto tendenza e diciamocelo noi runner ne facciamo un vanto nel mostrarli come gagliardetti guadagnati sul campo di battaglia, in realtà se vista al buio sembro l’uomo vitruviano di Leonardo, ma Yvan dice che fanno bene e oltre ai Taping mi ha prescritto una lunga lista di vitamine, antidolorifici, integratori e raccomandazioni sul cosa fare e cosa non fare…

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I coach, dopo avermi amabilmente insultato, mi riempiono di consigli, raccomandazioni e tabelle, gli amici mi incoraggiano, le amiche compagne di maratona la buttano sullo shopping, i cup cakes e i muffins che ci mangeremo, i pigiama party in albergo e i cafferoni da Starbucks e sul vedrai che Maratona ci spariamo dopo quattro giorni così! … Io che alterno momenti di totale silenzio ad impennate di imprecazioni collettive verso chiunque mi capiti a tiro… a volte per cose che nemmeno mi riguardano. Mariarosaria testimone!

Quindi, oggi ho deciso che alla valigia ci penserò più avanti e…. si Ilaria lascerò uno spazio libero per i piumini di Uniqlo che ti comprerò nel negozio sulla Fifth Avenue e che, magari già domani mi comprerò un nuovo paio di fighissime scarpe da running super colorate, dopo di ché farò un bel respiro, e piano piano mi sparerò i 33 kilometri del lunghissimo che mi spetta da programma.

Perché dolore o meno la corsa mi ha insegnato il valore dell’autodisciplina e soprattutto la gioia del dopo, ed io ho bisogno di quella serenità e di capire che ho ancora la mia vita in mano e che posso decidere io e solo io quando e quanto correre e se serve stringere i denti e usare la testa creandomi false illusioni che talvolta sono l’unica energia necessaria per raggiungere il traguardo, allora sono pronta a farlo.

Perché come dice Haruki Muramaki uno dei miei scrittori e modelli di ispirazione

“Se malgrado tutto, tieni duro e continui a correre, finisci col provare una sorta di disperato sollievo, come se il tuo corpo venisse svuotato di ogni sostanza”

New York sto arrivando!

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