La biblioteca domestica perfetta non esiste

Per i compratori compulsivi organizzare la propria libreria è un'esperienza sfibrante. Che sia per genere o per colore, la verità è che la perfezione non esiste.

Che li si ami o meno, agli e-book va senz’altro riconosciuto un enorme merito: aver ridotto lo spazio prima in necessario e indispensabile alla conservazione dei libri. Seppure l’e-reader stia abbattendo sempre più le resistenze dei lettori, esiste ancora una corposa fetta di feticisti che non riescono a fare a meno dei volumi cartacei, di cui inesorabilmente vanno circondandosi.

Per loro, quindi, l’annoso problema dell’organizzazione si ripresenta a ogni nuovo acquisto, e induce alla ricerca di vere e proprie strategie di catalogazione; è facile quindi trovarne tantissime, on-line, che addirittura tentano di spiegare passo passo il procedimento per disporre la libreria domestica perfetta, a cominciare dalla pianificazione degli spazi utilizzabili passando per quelli più tradizionali, come i salotti, ad altri meno ortodossi, come il bagno, fino a proporre idee estremamente fantasiose.

Una visione d’insieme sulle varie possibilità, deve necessariamente partire da una considerazione: si vogliono organizzare i libri per una banale questione di ordine domestico, o ne si vuole pianificare le posizioni in modo da poterli ripescare quando necessario senza troppi inghippi?

Nel primo caso, non si può che partire dal criterio più diffuso e apprezzato da coloro che i libri li riprendono in mano ben poco, il quale prevede la disposizione dei volumi sulla base delle copertine: colori, titoli e dimensioni, tutti parametri che se mescolati con maestria portano alla soddisfazione dell’occhio di chi guarda, ma si rivelano inevitabilmente poco pratici nel momento in cui si deve procedere alla ricerca di un libro ben preciso, soprattutto se la libreria in questione consta di centinaia di esemplari. Ben lontano dalla perfezione, o quantomeno dalle necessità del lettore “praticante”, è quindi il criterio estetico.

Risponde invece ai bisogni della più esigente seconda categoria l’idea di suddividere i libri sulla base del genere, o almeno partire dalla grande ripartizione in narrativa e saggistica; geniale, certamente, se fosse sempre facile inquadrare in una sola area ben definita il volumetto. 

Da questa classificazione, però, si può poi partire per un’elencazione su base alfabetica − considerando, ovviamente, il cognome e non il nome − ma, arrivati a questo punto, è facile immaginare l’insoddisfazione dei lettori che cercano il valore aggiunto dell’originalità. È proprio a loro, per esempio, che si rivolge un curioso articolo di Bookriot, il quale propone tutta una serie di idee veramente bizzarre: perché non classificare i libri sulla base di caratteristiche della trama? Perché non ordinarli in base al nome delle persone cui sono dedicati? O in funzione della causa di morte dell’autore? O, ancora, perché non valutare l’estremamente meritocratica ipotesi che prevede di non considerare l’autore − che, in effetti, si è limitato a scrivere −, e basarsi invece sul ben più importante nome del protagonista? Idee bizzarre, particolari e certamente utili per fare colpo sugli ospiti, ma anch’esse poco utili se si tiene conto della possibilità di voler un giorno ritrovare il libro senza dover per questo ingaggiare un investigatore.

Una menzione meritano, a tal proposito, alcune utilissime applicazioni digitali, che permettono di classificare i propri libri cartacei analogamente a quanto è possibile fare con gli e-book: si tratta di Bibliophilia, che permette la scansione del codice ISBN e offre la possibilità di definire una vera e propria scheda per ciascun volume; o BookDB2, che permette perfino la stampa dei propri elenchi. Piacevoli, poi, i network come Anobii, che di fatto costituisce un vero e proprio catalogo con, in aggiunta, tutte le potenzialità dei social.

Se, in ultimo e a prescindere dal criterio, mensole e librerie sono solitamente le migliori amiche di ogni lettore, non va scartata a priori la possibilità di creare delle suggestive e quasi romantiche pile di libri, seppure l’idea di abbandonare gli amati volumetti in balìa di polvere e simili non possa che provocare una comprensibile agitazione. Insomma, in definitiva va detto che leggere è uno sporco lavoro. Ma qualcuno lo deve pur fare. (Veronica Secci)

Fonte: Cultora

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