HangarBicocca: dove l’arte riesce ancora a emozionare

HangarBicocca: un modo diverso di vivere l'arte. Un concetto contemporaneo di mostre. Una visita costruttiva e stimolante. Foto copertina: Moby Dick, 2004. Photograms from video transferred to DVD. 9 min 42 sec. Courtesy of the artist and kurimanzutto, Mexico City

HangarBicocca: una tappa obbligata se si passa da Milano. In zona Bicocca, dove ancora è Milano, al confine con Sesto San Giovanni. Uno spazio dedicato all’arte contemporanea supportato da Pirelli, in grado di offrire gratuitamente una programmazione di mostre di altissimo livello, una rassegna di eventi culturali dedicati anche a ragazzi e famiglie. Uno spazio flessibile dove poter vivere l’arte in tutta serenità.

Ci siamo stati la settimana scorsa e guidati da Roberta, una delle guide di HangarBicocca, abbiamo potuto vedere (e capire) da vicino concetti di arte molto differenti, ma tutti estremamente stimolanti.

Damiàn Ortega con il suo Casino, dove siamo rimasti a bocca aperta per la pazzia delle sue opere. Dal Maggiolino vivisezionato all’esplosione degli strumenti di lavoro. Ortega esalta l’impossibile con naturalezza, anche quando pensa all’auto icona come Moby Dick.

I Sette Palazzi Celesti stupiscono perché, come ci spiega Roberta, è un’installazione permanente che riproduce uno scenario tragico come quello della guerra. Le origini tedesche dell’artista Anselm Kiefer, e soprattutto, il periodo della sua infanzia, nell’immediato dopo guerra (seconda guerra mondiale), hanno fatto il resto. Desolazione e abbandono si scontrano con una forza “permanente”, come se per l’artista la guerra non fosse finita mai. Pur non avendola vissuta in prima persona, resta salda (e maestosa).

Juan Munoz, artista scomparso improvvisamente nel 2001 all’età di 48 anni, invece, gioca con il concetto di doppio. Immobilità e mobilità. Contrasti. Dal ventriloquo senza spalla al trenino con percorso chiuso, fino ai cinesi senza piedi. Immagini seriamente inquietanti, ma che fanno riflettere. Il “paesaggio” gioca anche con le ombre e con i colori (sempre gli stessi: l’artista era daltonico). L’intuizione di questa sua malattia arriva dai vincoli che impone alle sue opere. Come l’installazione sue tre livelli, dove lo spettatore può solo immaginare o sbirciare ciò che accade nel livello di mezzo. Quasi come una terza dimensione distante. Così vicina, ma impossibile da raggiungere.

Cinesi senza piedi. Foto: © Attilio Maranzano. Courtesy The Estate of Juan Muñoz, Madrid
Cinesi senza piedi. Foto: © Attilio Maranzano. Courtesy The Estate of Juan Muñoz, Madrid

La visita alla mostra termina. In tutto è durata 30 minuti. Roberta ci ha accompagnato per tutta la durata della visita fornendoci indicazioni e curiosità su opere e artisti. Usciamo e sentiamo che l’esperienza è stata davvero stimolante. Finalmente è possibile vivere l’arte con leggerezza costruttiva. D’ora in poi terrò d’occhio il programma delle mostre.

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