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Tony Di Corcia presenta: GIANNI VERSACE – Lo stilista dal cuore elegante

16 maggio 2010

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Tony Di Corcia – Foto: Monica Carbosiero

Alcuni sostenevano che lo stile Versace fosse un modo di essere, un lifestyle a tutto tondo, cosa ne pensa? Non posso che essere d’accordo. Dietro quello stile c’era Gianni Versace, che nutriva le fasi creative con la sua gioia, i suoi interessi, la sua curiosità. È inevitabile, in questi casi, che tutto comunichi un linguaggio compatto e riconoscibile: una sua camicia, un cuscino, un paio di scarpe o un suo libro permettevano a chi li acquistava di sentirsi parte di quell’universo fatto di colore, bellezza, gioia di vivere e giovinezza che appartenevano al carattere di Versace, alla sua personalità. Diana Vreeland avrebbe potuto indossare qualunque cosa, ma fu indossando una sua camicia che disse di essersi sentita immediatamente più giovane e più felice.

Lei spazia nel suo lavoro su vari campi, dal giornalismo, all’organizzazione di mostre, tra cui quella su Luciano Soprani nel 2001, che progetti l’aspettano ora? Innanzitutto grazie per aver citato la mostra organizzata per ricordare Soprani: è stata un’esperienza indimenticabile, che mi ha permesso di celebrare uno stile che ha contribuito a delineare l’immagine del prêt-à-porter italiano nel mondo e una persona eccezionale, il Signor Soprani, che mi ha insegnato la lezione dell’umiltà e della gentilezza. Mi manca molto il momento in cui, dopo le sue sfilate, aspettava che la sala fosse completamente vuota per sentire il mio parere: potevo dirgli tutto ciò che pensavo, accettava ogni osservazione, era diventato il nostro piccolo rito. Sto valutando un paio di progetti editoriali e un’ipotesi espositiva. Nel frattempo continuo a dirigere il free press Viveur. Ciò che mi interessa è continuare a celebrare il glorioso passato della nostra moda. A me non interessano i trend, non mi importa cosa andrà l’anno prossimo, mi interessa capire perché in determinati periodi abbiamo preferito adottare una certa immagine piuttosto che un’altra e che cosa ha portato alla nascita di certi fenomeni. Chi non ha memoria non ha futuro: anche la moda dovrebbe imparare la lezione di Italo Svevo.

Foto: Gianpaolo Barbieri

Come pensa sia cambiato negli anni lo stile della maison Versace? Credo che Donatella Versace abbia arricchito lo stile Versace di una morbidezza e di una femminilità nuove. Le sue ultime collezioni sono estremamente rispettose dell’immagine del marchio pur seguendo un solco nuovo. E sono molto contento del ritorno di una linea come Versus, che ha permesso ai più giovani di conoscere e vestire la moda di Gianni Versace con un linguaggio più “agrodolce” rispetto a quello della prima linea. In fondo, la donna che vestiva Versace era ispirata da colei che oggi segue, in prima persona, le collezioni Versace. Credo che ci sia una continuità abbastanza unica, perfetta.

Foto: Gianpaolo Barbieri

La cronologia che chiude il libro è molto particolare… vuole parlarcene? Non mi andava di chiudere il libro con una cronologia “tradizionale”. Per cui, mi sono chiesto come sarebbe stato scorrere le numerose tappe di una carriera così brillante insieme a colui che l’aveva vissuta. Purtroppo, questo non era possibile. Per questo, ho letto le centinaia di interviste rilasciate da Gianni Versace nel corso degli anni e ho estrapolato delle affermazioni relative proprio a quei momenti, a quei successi. Alcuni lettori mi hanno detto di essersi molto emozionati, perché hanno provato la sensazione di ripercorrere la carriera di Versace con lui accanto, e questi commenti così suggestivi hanno premiato i mesi di lavoro necessari alla realizzazione di quella cronologia.

Le illustrazioni del libro del libro sono del celebre fotografo Gianpaolo Barbieri, che cosa le caratterizza? Perché sono state scelte proprio queste immagini?Sono cresciuto ammirando le immagini di Barbieri, e oggi sono onorato dell’amicizia e della disponibilità di questo grande Maestro, capace di creare atmosfere di grande eleganza e magia: quelli che illustrano il libro sono degli out takes delle campagne firmate da Barbieri negli anni Settanta per Genny, Complice, Callaghan, tutte collezioni disegnate da un giovanissimo Versace. Entrare nel suo archivio è come fare un’immersione nella storia della moda italiana e francese: ti passano davanti Saint Laurent e Ferré, Valentino e Versace, capolavori che vengono copiati ancora oggi (sia a livello stilistico che fotografico) e ti chiedi quando sarà possibile per la moda rivivere una stagione così mitica ed emozionante.

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