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C’è chi convive con una patologia cronica e sceglie di non nasconderla, trasformandola in un racconto capace di ispirare altri. È il caso di Alice Degradi, una delle pallavoliste più forti della Serie A, che ha deciso di raccontare pubblicamente la propria esperienza con il diabete di tipo 1, patologia che in Italia riguarda circa 300.000 persone, con cinquemila nuove diagnosi ogni anno, molte delle quali arrivano proprio durante l’adolescenza. In Europa la patologia colpisce 2,7 milioni di individui, il 15% dei quali ha meno di vent’anni.
Chi è Alice Degradi
Alice Degradi ha debuttato in Serie A1 a soli quindici anni, conquistando poi due Volleyball Nations League con la Nazionale italiana.
Parallelamente alla carriera sportiva ha costruito un percorso accademico solido, laureandosi in ingegneria gestionale al Politecnico di Milano. Una vita fatta di precisione, disciplina e curiosità che va oltre l’etichetta di atleta, e che oggi porta con sé anche una diagnosi ricevuta quando aveva appena tredici anni.
La diagnosi arrivata a tredici anni
Il diabete di tipo 1 è una patologia autoimmune che compromette la produzione di insulina da parte del pancreas. Per Alice Degradi la diagnosi è arrivata in un momento delicato della crescita, quando la preoccupazione principale era legata proprio allo sport. «La mia preoccupazione più grande, quando ho ricevuto la diagnosi, era lo sport. Avevo paura che il diabete potesse diventare un muro.»
Con il tempo, quella paura ha lasciato spazio a una nuova consapevolezza: «Con il tempo ho capito che il diabete faceva parte della mia vita, ma non definiva chi ero.»
Tecnologia e gestione quotidiana della malattia
Durante le partite, sotto la maglia della Nazionale o della sua squadra di club, Alice Degradi gioca con un microinfusore e un sensore sul braccio delle dimensioni di una moneta: strumenti invisibili per chi guarda da fuori, ma che per lei sono parte integrante della quotidianità da quando era adolescente. Fanno parte di un ecosistema tecnologico fatto di microinfusori, monitoraggio in continuo della glicemia, sistemi integrati e algoritmi predittivi che negli ultimi anni ha cambiato radicalmente la gestione del diabete di tipo 1, rendendo possibile anche la pratica sportiva ad alto livello senza che la patologia diventi l’unico elemento con cui viene raccontata una persona.

«Anche grazie a una corretta gestione del diabete e agli straordinari progressi della tecnologia, ho potuto costruire la vita che desideravo. Ho studiato, ho viaggiato, pratico sport ad alto livello e continuo a inseguire nuovi obiettivi.»
L’impegno con Theras for Sport e la sensibilizzazione
Essere una figura pubblica e scegliere di parlare apertamente della propria condizione è una decisione che comporta responsabilità, soprattutto verso chi sta affrontando lo stesso percorso. Alice Degradi collabora stabilmente con enti no profit dedicati al supporto delle persone con diabete ed è volto di diverse campagne di sensibilizzazione. Tra i progetti a cui partecipa c’è Theras for Sport, campagna promossa dal Gruppo Medtech italiano, che utilizza il linguaggio dello sport per parlare ai giovani di salute e di consapevolezza rispetto a patologie croniche come il diabete di tipo 1.

Un esempio per le nuove generazioni
Per Alice Degradi, mostrare una vita piena, con le sue complessità e i suoi successi, ha un valore che va oltre la singola campagna di comunicazione. La sua scelta di raccontarsi nasce soprattutto per i ragazzi che oggi si trovano ad affrontare la stessa diagnosi che lei ha ricevuto a tredici anni, per dimostrare loro che una condizione cronica non definisce chi si è.
«Quando ero più giovane, vedere persone che convivevano serenamente con il diabete mi ha aiutata a guardare avanti con meno paura. Oggi vorrei poter fare lo stesso per altri ragazzi. Se la mia esperienza può aiutare anche solo una persona a sentirsi meno sola, allora credo di aver fatto qualcosa di importante.»