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ToggleDopo gli anni d’oro del post-Covid, il gruppo che riunisce i marchi Montechiaro, Lorenzoni e Impulso affronta un biennio di stabilizzazione. Il titolare analizza l’andamento dei mercati internazionali, dalla crescita negli Stati Uniti e in Giappone alle difficoltà del mercato tedesco, e spiega come la diversificazione dei prodotti e dei canali resti la chiave per navigare l’incertezza geopolitica.
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L’andamento del gruppo Montechiaro tra stabilità e mercati in tensione
Come sta andando il gruppo che comprende Montechiaro, Lorenzoni e Impulso? Come tutti gli altri competitor e tutti gli altri settori, quest’anno e l’anno scorso non sono stati anni brillanti come il post-Covid. Eravamo abituati a crescite del 15-20% annuo; adesso siamo stabili da due anni. C’era stato un piccolo calo l’anno scorso, e quest’anno siamo di nuovo stabili. Purtroppo la situazione geopolitica non aiuta, e speriamo che l’instabilità in certi mercati si risolva al più presto, perché l’incertezza ha pesato in modo significativo in alcune aree geografiche.

Export al 65%: dazi, USA, Canada e Giappone
Come vi siete mossi sui mercati internazionali? Abbiamo la fortuna di avere un 65% di export, il che ci permette di diversificare. Gli Stati Uniti, per esempio, sono cresciuti nonostante i dazi: noi già pagavamo un’aliquota del 17%, quindi l’eventuale innalzamento al minimo del 15% non ci ha penalizzati ulteriormente. Il mercato americano è cresciuto, come quello canadese. Stiamo crescendo bene anche in Giappone, dove siamo presenti nei migliori department store — come Beams — soprattutto con il nostro marchio Lorenzoni.
Che peso ha l’Italia sul vostro fatturato? L’Italia mantiene le sue quote. Quando abbiamo iniziato come fratelli nel 1993 facevamo il 95% di export; adesso il mercato italiano pesa già per un 35% e continua a crescere. Siamo nati con una vocazione fortemente orientata all’estero, ma il mercato domestico sta diventando sempre più rilevante.
La Germania e le difficoltà del mercato europeo
Ci sono mercati che hanno sofferto di più? Sì, la Germania è il caso più evidente. La crisi del settore automotive, la concorrenza cinese e un clima generale di incertezza hanno portato i consumatori tedeschi a frenare tutti gli acquisti, a partire dall’abbigliamento. È il mercato che in questo momento soffre di più tra quelli in cui operiamo.

Lorenzoni, Montechiaro e Impulso: prodotti diversi per mercati diversi
Come vi spiegate il fatto che certi mercati funzionino più di altri? Dipende da voi o dal mercato stesso? Dipende molto dal prodotto che proponiamo. La collezione Lorenzoni è molto apprezzata nel mercato asiatico, soprattutto giapponese, perché si posiziona su un livello alto e quel pubblico è molto esigente in termini di qualità, finiture e materiali. Montechiaro e Impulso performano meglio in Europa, dove i clienti tengono molto alla facilità di trattamento e lavaggio dei capi. Negli Stati Uniti Lorenzoni funziona bene nei negozi con un target più alto, mentre il segmento medio fa più fatica. Non si può andare bene in qualsiasi mercato con tutti i prodotti: cerchiamo di diversificare le linee proprio per questo, in modo che ognuna performa al meglio nel contesto giusto.
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