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ToggleAvemmaria, il debutto alla regia dell’attore Fortunato Cerlino, ha inaugurato la seconda edizione del Baarìa Film Festival. La presentazione a Bagheria, al primo festival dedicato al cinema insulare, è stato solo l’inizio del percorso del film che ora è arrivato in sala (distribuito da Europictures).
Tratto dalla sua autobiografia Se vuoi vivere felice (pubblicata da Einaudi nel 2018), il film racconta la storia di Felice, un bambino che vive in un paesino di provincia (Pianura) insieme al padre Raffaele, alla madre Antonietta, alla nonna Filomena e ai suoi fratelli. La vita non è facile per chi, come lui, viene da un contesto di povertà e di fronte ha due destini possibili ovvero prendere una cattiva strada o credere nei propri sogni.
Nel cast troviamo Mario Di Leva, Salvatore Esposito, Marianna Fontana, Carmine Borrino, Franca Abategiovanni, Cecilia Bertozzi, Giulia Coppini, Francesca Colapietro, Armando Manfregola, Gabriele Di Gennaro e Gennaro Di Colandrea.
Abbiamo intervistato Fortunato Cerlino per sapere qualcosa in più di questa sua opera prima
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Avemmaria al Baarìa Film Festival
Come è andata al Baarìa Film Festival? Quali sono stati i feedback del pubblico? Abbiamo voluto puntare sul Baarìa, perché è un festival giovane ed eccellente. I direttori artistici Vanessa Tonnini e Andrea Di Quarto stanno facendo un ottimo lavoro, creando una realtà di alto profilo. Poi quest’anno il Baarìa Film Festival ha scelto di ampliare il suo concetto di isola anche alla famiglia, un territorio che più si esplora e meglio è, perché è il luogo dove si inizia un percorso umano da cui dipenderà la donna o l’uomo che si diventerà. Siamo felici della nostra scelta, perché c’era la sala piena e abbiamo trovato un pubblico molto attento. Avemmaria viaggia su diversi livelli: è un film d’autore, ma c’è anche una dimensione più popolare che propone delle forti emozioni. Così, alla fine della proiezione, ci sono state persone che sono venute da me piangendo, mi hanno fermato per parlarmi delle emozioni che avevano provato e questa per me è la cosa più importante.
Quanto sono importanti, secondo lei, festival legati al territorio come questo? Lo sono molto e infatti porterò il mio film in altri festival, sia grandi che piccoli. La mia intenzione è quella di non chiudere la porta alle piccole manifestazioni, anzi ho chiesto io di poterci andare. Mi piace che il cinema e la cultura arrivino proprio in zone simili a quelle dove sono cresciuto io, perché so quanto sia importante che arrivi una visione diversa, qualcosa che possa darti una spinta verso altro.

La prima volta alla regia di Fortunato Cerlino
Avemmaria, la sua opera prima come regista, è tratta dal suo libro Se vuoi vivere felice. Com’è avvenuto il passaggio dalla carta al grane schermo? Non è stato un passaggio immediato. La scrittura è stata la mia prima forma di espressione artistica e negli anni, a furia di scrivere, avevo raccolto parecchio materiale. Einaudi mi chiamò chiedendomi di leggere questo materiale e da lì è nato questo libro, che è anche una testimonianza del bambino che ero stato. Tra l’altro Se vuoi vivere felice è arrivato in un momento molto preciso nella mia vita: stavo per diventare padre per la prima volta e ho sentito il bisogno non tanto di chiudere i conti con l’infanzia (anche perché è impossibile farlo), ma almeno rimettere un po’ “ordine nelle stanza” dove c’erano ancora delle cose lasciate alla rinfusa per fare spazio ad una bambina. Ho dovuto parlare con il me piccolo in modo tale da essere pronto a fare da padre. Una volta pubblicato il libro ci sono state delle produzioni e un paio di registi che volevano farne una trasposizione cinematografica, ma io non volevo che risultasse un film autobiografico. Ad un certo punto sono riuscito a trovare una chiave che potesse trasformare un’esperienza particolare in qualcosa di universale, in suggestioni legate all’infanzia e alla provincia.
Cosa ci dice della scelta degli attori? Nel cast, tra l’altro, c’è anche Salvatore Esposito con cui condivise il set di una serie cult come Gomorra… È stata una scelta molto ponderata. Si, Salvatore e io siamo amici e l’esperienza di Gomorra ci ha legato molto, facciamo sempre il tifo l’uno per l’altro. Non era facile trovare un attore che riuscisse a comprendere certe dinamiche: lui ha avuto un’infanzia diversa dalla mia, ma è comunque nato in certi contesti e quando c’è qualcuno che condivide un vocabolario e delle immagini diventa più semplice. Poi lui ha una sensibilità straordinaria ed era ciò di cui avevo bisogno. Per quanto riguarda il bambino ho fatto qualcosa come 800 e 900 incontri, recandomi anche in province difficili e collaborando con associazioni locali. Avevo già incontrato Mario Di Leva e dentro di me, istintivamente, l’avevo già scelto per via delle sue capacità, però prima ho voluto valutare altre ipotesi. Per gli altri ruoli ho voluto premiare attori molto bravi e conosciuti nel nostro ambiente, ma che non hanno ancora una grande visibilità, i famosi underdog. Sono felice che la produzione mi abbia dato questa libertà.
Quanto è stato emozionante trovarsi dall’altra parte? La regia cosa le ha regalato, sia dal punto di vista umano che artistico? Ho fatto tanto teatro e in quel contesto mi era già capitato di dirigere, ma l’uso della macchina da presa è stata una evoluzione e ha rappresentato una meravigliosa esperienza anche perché ho voluto fin dall’inizio coinvolgere tutti nel processo creativo.
Ora che Avemmaria è uscito in sala che percorso farà? Per la prima settimana sarà in 40 sale, che saliranno a 50 nella seconda. Cercheremo di seguirlo, portandolo come dicevo in altri festival, anche perché c’è stata molta richiesta. La gente vuole vederlo e lo dimostrano i numeri delle clip uscite sui social e delle visualizzazioni ottenute dal trailer online. Speriamo di attirare più gente possibile in sala.
Suoi prossimi progetti? (Ovviamente quelli che ci può svelare) Ho girato un film con Edoardo Leo e uno con Michele Placido, ma anche una serie tv che ha nel cast anche Serena Autieri. Poi ci sono altri progetti molto belli in partenza.