Murphy&Nye nasce a Chicago nel 1933 come produttore di vele. Quasi un secolo dopo, Chicco Barina, designer e direttore creativo del brand, ha intrapreso un lavoro certosino di riscoperta dell’archivio storico per restituire al marchio il suo DNA originale, pioniere del Sailor Core attualizzandolo con materiali e tecnologie contemporanee. Il risultato è una collezione che parla di heritage, ricerca e sportswear senza tempo.

Chicco Barina e Tommaso Rossi
Chicco Barina e Tommaso Rossi

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Murphy&Nye: DNA, archivio e identità ritrovata

Qual è la filosofia alla base di questa nuova collezione? Il primo lavoro che ho fatto è stato capire esattamente qual era l’origine del progetto: Murphy&Nye era un Sailmaker ovvero produttore di vele, e ho voluto recuperare l’archivio per ritrovarne il DNA. L’ho fatto riportando i materiali che erano innovativi all’epoca — il nylon-cotone, le tinture in capo, le costruzioni con cucitura a zigzag come si usa per le vele — e attualizzandoli con pesi e volumi contemporanei. Le tinture sono le stesse di un tempo, ma realizzate con tecnologie contemporanee ed ottimizzate agli standard odierni. Il percorso è stato proprio quello di riscoprire il DNA del brand e portarlo ai giorni nostri, in linea con le sensibilità attuali.

L’archivio Murphy&Nye: pionieri del tecnico già nel 1992

C’è qualcosa che ti ha colpito particolarmente durante la ricerca nell’archivio? Ero già un fan del brand: l’ho scoperto nel 1992, quando Murphy&Nye vestì l’Avventura del Moro di Venezia quando vinse la Louis Vuitton Cup a San Diego, battendo il Team New Zealand e diventando la prima barca non anglofona a qualificarsi per l’America’s Cup. Quella storia e l’ impresa epica di Raul Gardini e del suo equipaggio con il grande Paul Cayard mi aveva già catturato. Ma la vera sorpresa è arrivata nell’archivio: ho trovato capi con le spalle in Kevlar — materiale all’epoca completamente innovativo — e i primi spalmati realizzati sovrapponendo tessuto su tessuto, un embrione di quello che oggi chiamiamo tri-layer, i tessuti tecnici impermeabili e traspiranti che usiamo per proteggerci da pioggia e vento. Trovare quel livello di ricerca e tecnologia nel 1992, quando io lavoravo ancora su basi cotoniere e lavaggi tradizionali, mi ha sconvolto. Oggi tutti parlano di ricerca: loro erano già pionieri trent’anni fa. E poi la storia delle regate — l’America’s Cup con il Team New Zealand, Giovanni Soldini con la barca a vela Maserati VOR70, sfidando vari record mondiali di traversata oceanica. — vedere come i capi tecnici si siano evoluti nel tempo è stato altrettanto illuminante.

murphy&nye nuova collezione (9)

Chicco Barina e il rebranding: innovare senza stravolgere

Quanto è stato difficile innovare mantenendo l’identità del brand? Più facile di quanto pensassi. Il risultato spetta al mercato giudicarlo, ma devo essere onesto: è stato quasi di getto. Quando prendi in mano un brand che ha dato così tanto, l’unica precauzione è non stravolgerlo — seguire quell’onda e portarla ai nostri giorni, aggiungendo il tipo di colore, il fitting, il dettaglio giusto. Siamo ripartiti dal rebranding completo, dal logo fino al prodotto finito, ed è stato un percorso fluido. La fatica non c’è stata.

Come hanno reagito i clienti storici degli anni Novanta di fronte alla nuova collezione? Sono molto affezionato ai progetti con una storia da raccontare, non solo al prodotto in sé. A Pitti sono entrati agenti del brand degli anni Novanta — persone che all’epoca avevano volumi di vendita importantissimi — e la soddisfazione più grande è stata vederli prendere in mano i capi e riconoscerli: «questo è il Dolphin, lo vendevo io». Persone che non sono più giovanissime, entusiaste come allora. E hanno anche riconosciuto che c’è stato un upgrading: non perché il prodotto fosse migliore di un tempo, ma perché è più adatto al tempo di oggi..

Encore e Sunrise: i capi simbolo della collezione Murphy&Nye

C’è un capo che senti più tuo? Come padre della collezione mi sento un po’ in tutti i capi. Ma quelli che mi piacciono di più sono quelli con maggiore valore aggiunto in termini di processo creativo. Il primo è l’Encore: una giacca che prende ispirazione da un capo storico, realizzata in un materiale completamente nuovo, un tri-layer tinto in capo. Mi piace per il feeling, per la tecnologia che racchiude e per il fatto di essere un’interpretazione autentica dell’originale. L’altro capo che adoro è il Sunrise: sempre tinto in capo, in cotone-nylon con costruzione Ripstop. Entrambi mi hanno emozionato per il livello raggiunto nel riproporli con lo spirito originale ma con una nuova interpretazione.

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Sportswear, sneaker Vibram e la linea Crew: i prossimi progetti di Murphy&Nye

L’identità sportiva di Murphy&Nye è un plus o un limite? È assolutamente un plus. Lo sportswear non è una tendenza: è un dato di fatto. Oggi tutti hanno un capo sportivo in armadio e sanno mescolarlo con il quotidiano. E avere un heritage come quello di Murphy&Nye — una storia vera, radicata nel mondo della vela — rimane un punto di ispirazione imprescindibile. È un vantaggio, senza dubbio.

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Quali sono i prossimi progetti del brand? Quest’anno, oltre all’abbigliamento, ho sviluppato una licenza per le sneaker in collaborazione con Vibram: scarpe ispirate al mondo della vela, con una suola sviluppata da Vibram chiamata Ultra Grip, pensata appositamente per stare in barca. C’è poi una linea di accessori realizzati con materiali derivati dalle vele. Questi sono il primo passo. A breve arriverà la linea Crew: una collezione ipertecnica pensata per fare vela sul serio, con una differenza rispetto agli altri brand — partiremo da materiali a base naturale, evitando poliestere e nylon sintetico, per creare un prodotto tecnico ad alte prestazioni con derivazione organica. La sfida è questa.