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ToggleDiciotto anni di evoluzione costante, una cultura del prodotto costruita sulla ricerca e un’idea di lusso che privilegia autenticità e savoir-faire. Vincenzo Sansonne, direttore creativo di Giannetto, ripercorre il percorso del brand: dal nuovo corso dell’identità visiva all’espansione internazionale, fino alla sperimentazione di fibre innovative e alla conquista delle boutique più esclusive del panorama globale.
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L’evoluzione di Giannetto: un’identità sempre più essenziale
Portofino è scomparsa dal nome del brand. Come nasce questa scelta? Portofino non è mai davvero uscita dalla nostra storia. Giannetto è sempre stato il nome del marchio, mentre Portofino rappresentava il luogo in cui tutto ha avuto origine. L’ispirazione della prima collezione è nata proprio lì: dalla luce, dai colori, dall’eleganza spontanea del borgo ligure. Era un riferimento evocativo, quasi un sigillo d’origine, come accade per Prada Milano o Gucci Firenze. Con il tempo, però, mi sono reso conto che nella percezione del pubblico Giannetto Portofino era diventato un unico nome, quasi un cognome. Ma il brand è Giannetto. Nel nostro diciottesimo anniversario abbiamo sentito il desiderio di intraprendere un percorso di ulteriore evoluzione, anche dal punto di vista estetico: abbiamo ridisegnato il logo, scelto un nuovo carattere tipografico e ripensato l’intera identità visiva. La decisione è maturata in maniera molto naturale, insieme alla nostra rete vendita. Oggi il marchio si presenta semplicemente come Giannetto, espressione di un’identità più pura, contemporanea e internazionale.

Dalla camicia a un guardaroba completo
Come si è trasformato Giannetto in questi diciotto anni? È cambiato il mercato, sono cambiate le persone e, naturalmente, siamo cambiati anche noi. La curiosità è sempre stata il motore del mio lavoro. Ho sempre avuto la necessità di imparare, di mettermi in discussione, di osservare ciò che accade intorno a me. Questa attitudine ci ha portati a evolvere continuamente: nelle vestibilità, nella ricerca dei tessuti, nello sviluppo di nuove costruzioni e nel modo stesso di presentare il prodotto. Ogni collezione rappresenta un passo avanti, anche quando il cambiamento appare quasi impercettibile. È questa continuità nella ricerca che definisce oggi Giannetto.
Tra Giappone, Stati Uniti e la conquista dell’Italia
Quali sono oggi i mercati più strategici? Il Giappone continua a essere uno dei nostri riferimenti più importanti, un mercato sofisticato che apprezza profondamente il dettaglio e la qualità manifatturiera. Anche gli Stati Uniti rappresentano una realtà consolidata. Negli ultimi anni stiamo vivendo una crescita significativa anche in Italia, probabilmente il mercato più complesso e selettivo. Essere presenti nelle boutique più autorevoli del Paese è una soddisfazione particolare, perché il cliente italiano possiede una cultura del prodotto estremamente evoluta.
Ricerca tessile, nuove fibre e una visione contemporanea della camiceria
Come si è evoluto il linguaggio stilistico del brand? Oltre all’evoluzione delle silhouette, abbiamo ampliato il nostro universo di prodotto. Alle camicie si sono affiancate una linea dedicata alle overshirt e una collezione di polo che oggi rappresentano una componente stabile dell’offerta. Per la stagione estiva abbiamo sviluppato overshirt a manica corta dai volumi più generosi, impreziosite da stampe e lavorazioni dedicate. Ma la direzione più interessante rimane quella della ricerca sui materiali. Abbiamo introdotto jersey realizzati in 100% bambù, lavoriamo con fibre riciclate e con il Tencel, destinato ad assumere un ruolo sempre più centrale nelle collezioni dei migliori tessutai. Parallelamente privilegiamo collaborazioni con manifatture locali e realtà di nicchia, capaci di offrire materiali esclusivi e lavorazioni altamente specializzate. È un percorso di ricerca continuo, e le possibilità sono ancora infinite.

Il lusso della qualità, senza perdere l’umiltà
Com’è cambiato il vostro cliente? La crescita del cliente ha seguito quella della collezione. Sin dall’inizio abbiamo scelto di posizionarci nel segmento più alto del mercato, rivolgendoci alle boutique indipendenti e ai department store del lusso. La qualità richiede tempo, competenza e materiali eccellenti, e questo inevitabilmente si riflette nel posizionamento del prodotto. Negli anni abbiamo costruito relazioni con retailer sempre più prestigiosi, fino a raggiungere alcune delle realtà più importanti del panorama internazionale. È un risultato che mi rende orgoglioso, ma che vivo con la stessa umiltà con cui abbiamo iniziato questo percorso. Per me l’umiltà rimane un valore imprescindibile. Entrare nelle migliori boutique del mondo è una gratificazione, non un punto d’arrivo né tantomeno un motivo per sentirsi superiori.
Le persone come patrimonio del brand
Quali sono stati i momenti decisivi del tuo percorso? Il primo pensiero va a mio padre, che ha sempre creduto in me e senza il quale tutto questo non sarebbe stato possibile. Poi mia moglie, la persona che mi ha sostenuto in ogni fase del percorso e che mi sostiene sempre riuscendo sempre a farmi ricordare chi sono. Ci sono anche mia mamma, mia sorella che collaborano con me quotidianamente e poi last but not least mia figlia che da quando è nata mi aiuta ogni giorno a vedere il mondo con l’innocenza e la purezza dei bambini. Infine gli incontri con le persone giuste. Ho sempre cercato di ascoltare chi aveva qualcosa da insegnarmi: clienti, agenti, collaboratori. Non credo nei successi individuali. Un brand cresce come una squadra: può esistere un leader, ma senza il lavoro di tutti non si costruisce nulla. Ho sempre considerato un punto di forza la capacità di dire “non lo so” e di voler imparare. È probabilmente una delle qualità più difficili da conservare nel tempo. Per citare alcune delle persone oltre alla mia famiglia, mi vengono in mente: Nico il titolare della boutique Officine di Napoli e persona con un’esperienza enorme e che ha creduto nel progetto fin dagli inizi, e Arianna, un’amica di scuola che oggi guida un’agenzia di marketing e i cui consigli continuano ancora oggi a influenzare il mio modo di comunicare.

La prossima destinazione: nuovi mercati e una comunicazione sempre più evoluta
Quali sono gli obiettivi per il futuro? Vorrei continuare ad aprire nuovi mercati, mantenendo lo stesso approccio che ci ha guidati finora: crescere con gradualità. Uno dei Paesi che mi affascina maggiormente rimane la Gran Bretagna. È stata la mia prima esperienza internazionale e rappresenta ancora oggi un mercato estremamente interessante, sebbene il contesto normativo lo renda particolarmente complesso. Parallelamente stiamo investendo in maniera significativa nella comunicazione, affidandoci a una struttura dedicata che sta contribuendo a definire un linguaggio sempre più coerente con la nostra identità. Alla fine, però, credo che tutto si riduca agli stessi valori che ci accompagnano da diciotto anni: curiosità, ascolto e la capacità di circondarsi delle persone giuste.