Partito da YouTube quasi per gioco, Daniel D’Addetta, conosciuto dal pubblico come Dadda, è oggi uno dei protagonisti di uno dei format live più seguiti in Italia. In questa intervista racconta il successo inaspettato di Esperienze D.M., il rapporto con Simone Awed e Riccardo Dose, l’evoluzione del suo percorso professionale e la nascita di Space Patty, il progetto imprenditoriale che lo vede coinvolto insieme al suo storico amico e collega. Tra aneddoti dal palco, riflessioni sulle critiche e anticipazioni sul futuro, Dadda si racconta con spontaneità e ironia.

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Dadda racconta il successo di Esperienze D.M. e Space Patty

Il format è partito dal web e in pochi anni siete riusciti a riempire tantissimi teatri d’Italia. Vi aspettavate questo successo e questa risposta del pubblico? Sinceramente no, perché è partito tutto per gioco. Era un format che avevamo su YouTube, sul canale di Simone Awed, e più o meno all’ottava puntata abbiamo detto, scherzando: “Ma se portassimo l’ultima puntata a teatro, potrebbe interessarvi?”. Abbiamo ricevuto tutte risposte positive e, insieme alla nostra agenzia e a DOOM, abbiamo noleggiato il primo teatro a Milano, una sala da circa 600 persone, e i biglietti sono andati sold out. Da lì abbiamo fatto sette date di prova sparse per l’Italia, tra Napoli, Roma, Firenze e altre città, ed è partito il vero e proprio tour, proseguito per questi tre anni. È stata tutta una sorpresa, arrivata in modo del tutto inaspettato. Io non me lo aspettavo, magari i ragazzi sì, ma per me è stato tutto inaspettato e molto bello.

Dadda racconta il successo di Esperienze D.M

C’è stato un pubblico, una città, un momento che ti ha sorpreso particolarmente, magari anche qualcosa di divertente?Di aneddoti divertenti ce ne sono tanti e, su duecento date, è difficile ricordarne uno in particolare. Diciamo che ci sono zone dove il pubblico è più caloroso e ogni zona reagisce in modo diverso. A Roma, per esempio, sembra che facciano parte dello spettacolo: in un piccolo momento di silenzio hanno già la battuta pronta e te la lanciano subito. Devi quasi non avere mai tempi di pausa, perché sono sempre sul pezzo. Il Sud in generale è super caloroso, ma rimaniamo sempre sorpresi anche da città della Toscana, come Firenze, che sono molto calorose. Comunque, un po’ tutta l’Italia ci ha sorpreso positivamente.

In questi tre anni abbiamo imparato a riconoscere le differenze tra i vari pubblici e anche questo è bello. È un po’ come quando vai a vedere una partita in giro per l’Italia: ogni tifoseria ha il suo modo di fare.

C’era poi una cosa che facevamo, e che forse non hai visto: a metà spettacolo andavamo in mezzo al pubblico a farci raccontare le loro esperienze. Nell’ultimo periodo l’abbiamo tolta perché allungava ulteriormente lo spettacolo, che dura già due ore e un quarto. Era diventata troppo lunga. Era comunque bello ascoltare le storie delle persone e un aneddoto divertente era quello di un padre che aveva avuto un’esperienza un po’ strana con un amico in un locale.

Con Simone e Riccardo vi conoscete da tanto, ma in un contesto come il teatro la vostra sintonia è anche un po’ cambiata dalla prima data all’ultima. Mi racconti questo rapporto? Con Riccardo mi conosco da dodici anni: ci siamo conosciuti a calcio in modo del tutto casuale. Due o tre anni dopo ho conosciuto anche Awed, grazie a Riccardo, che già collaborava con lui sui video di YouTube. Con Riccardo faccio anche un percorso su YouTube: sul suo canale realizziamo sei video a settimana e poi, ovviamente, siamo anche soci nel fast food che abbiamo aperto da poco.

Al di là del teatro siamo amici, anzi migliori amici. Con Riccardo passo più tempo dal punto di vista lavorativo anche fuori dal teatro, mentre con Simone condivido più spesso serate, aperitivi e momenti di svago, essendo entrambi single.

Conoscerci già ed essere amici fuori dal teatro ci ha aiutato ad avere una coesione migliore: ognuno è la spalla dell’altro. Ormai ci conosciamo abbastanza da capire semplicemente da uno sguardo se qualcosa non va, oppure come inserirci nel discorso dell’altro. Questa cosa ci ha aiutato molto e sicuramente anche l’esperienza di questi tre anni ci ha fatto crescere tantissimo. Se avessi visto uno spettacolo di tre anni fa, uno dei primi, non avresti trovato questa sintonia tra di noi, questi tempi e questo meccanismo.

Parlando più di te: com’è cambiata la tua vita da quando hai iniziato questo percorso tra social, YouTube, e il rapporto col pubblico? È cambiata in modo positivo. Rispetto al lavoro che facevo prima, quello del magazziniere, classico e piuttosto statico, dalle otto del mattino alle sei del pomeriggio, questo percorso non mi ha dato necessariamente più tempo. Anzi, tra i vari impegni forse oggi sono più occupato di prima.

Però la gestione del tempo è diversa: hai la possibilità di organizzarti e non hai un orario fisso. Quindi, soprattutto dal punto di vista organizzativo, la mia vita è cambiata solo in modo positivo. È tutto una sorpresa, tutto bello, tutto inaspettato. Ogni anno succede qualcosa di nuovo e per questo sono molto felice. È un periodo davvero molto felice della mia vita.

Dadda racconta il successo di Esperienze D.M

Guardando invece il lato negativo: c’è stata una critica, magari costruttiva, che hai preso bene e che ti ha aiutato a migliorare? Io sono uno che dice viva le critiche, purché siano costruttive o comunque fatte con un senso logico e non solo per buttarti giù.

Devo dire che sono stato fortunato: in questi quattro anni di percorso su YouTube e poi con il teatro, io e Riccardo non abbiamo mai ricevuto vere critiche. Abbiamo sempre trovato persone carine che ci sostengono e ci vogliono bene, sia tra chi veniva a vedere lo spettacolo sia tra chi lo commentava.

L’unica critica vera, alla quale non ero abituato e che infatti mi ha colpito parecchio, è arrivata quando abbiamo aperto il fast food. Mi ha un po’ rovinato il modo di vivere quel periodo iniziale. Nel primo mese abbiamo ricevuto diversi feedback negativi da parte di persone che provavano il prodotto e pubblicavano video o reel con recensioni non proprio positive, magari mettendo anche il dito nella piaga e cavalcando la viralità di quel momento di stress.

Dopo il primo mese, sinceramente, mi sono rovinato un po’ la felicità dell’apertura e a quel punto ho deciso che, ogni volta che usciva un video su Space Patty, avrei smesso di guardarlo. Così ho evitato di continuare a rovinarmi il fegato.

Detto questo, in mezzo a quei video negativi, magari fatti apposta o semplicemente da persone che esprimevano la propria opinione, ci sono state anche critiche costruttive che ci hanno aiutato a migliorare il prodotto e la funzionalità del locale. Le abbiamo recepite e utilizzate per crescere. Alla fine, anche nella critica, c’è stato qualcosa di positivo.

Parlando di Space Patty, già che l’hai nominato: come è nato il progetto iniziale? Il progetto è una cosa che avevamo in testa io e Riccardo da un po’ di anni. Sul canale YouTube abbiamo realizzato fino a oggi circa 400 video sul cibo, girando per il mondo, per l’Europa e per l’Italia. Uno dei nostri format consiste nell’assaggiare qualsiasi tipo di cibo, dal fast food allo street food, dal ristorante stellato al kebab e alla pizza. È una cosa che ci piace molto.

Avevamo quindi già da tempo l’idea di aprire una nostra attività e, prima dell’apertura, c’è stato un anno e mezzo di studio del prodotto per creare qualcosa che non fosse già presente in Italia. Non volevamo proporre la classica hamburgeria o lo smash burger, che oggi va molto di moda, anche se ci sono colleghi che lo fanno e lavorano benissimo.

Abbiamo cercato di prendere spunto dai video realizzati in giro per il mondo, raccogliendo idee qua e là, e ci siamo accorti che in Italia mancava un prodotto di questo tipo, soprattutto con un menù completamente dedicato all’UFO Burger, il panino chiuso.

Esistevano già altre due realtà simili in Italia, ma con un solo panino a menù, una a Bologna e una, se non ricordo male, in Calabria. Così abbiamo deciso di percorrere questa strada, cercando di portare qualcosa di un po’ innovativo.

Adesso siamo aperti da quattro mesi. Abbiamo inaugurato il primo store il 24 maggio sui Navigli, poi abbiamo aperto un’altra sede dedicata alla dark kitchen per delivery e asporto, e a ottobre apriremo il terzo punto vendita. La città, però, non te la spoilero: la scoprirai presto.

Avete appena concluso Esperienze D.M., ma ho sentito che a dicembre tornerete a teatro. Posso avere qualche anticipazione? Non c’è nessuno spoiler da darti, perché semplicemente è appena finito questo tour. Abbiamo appena lanciato il reel in cui annunciamo che faremo un nuovo spettacolo, con un format completamente diverso.

Adesso, come succede alla fine di ogni tour, ognuno si prende qualche giorno per sé, una settimana o dieci giorni, perché altrimenti ci manca solo di dormire insieme: siamo sempre uniti.

A fine giugno ci ritroveremo per buttare giù le idee e le prime impressioni sul nuovo spettacolo, quindi mi dispiace ma non posso ancora anticiparti nulla. Ci risentiremo tra un mese e magari ti racconterò qualche idea che sarà emersa.

Quello che abbiamo già in mente è il modo di affrontare lo spettacolo. Dopo tre anni non sarà più strutturato come Esperienze D.M., quindi non avrà più lo stesso scheletro basato esclusivamente sui racconti verbali. Interagiremo di più con il pubblico, come abbiamo sempre fatto, perché ciò che rende lo spettacolo più bello è proprio la capacità di improvvisare e renderlo ogni volta diverso.

Io, Simone e Riccardo faremo sicuramente qualcosa di nuovo, anche se davvero non saprei ancora dirti cosa. Sto solo cercando di metterlo in parole. Rispetto agli anni passati, inizieremo a preparare il nuovo spettacolo già dai primi di ottobre e debutteremo a metà dicembre. Avremo quindi quei quattro mesi in più che ci permetteranno di scriverlo e costruirlo nel modo migliore possibile.