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ToggleEsiste un’anatomia nascosta nelle case che abitiamo. È fatta di tubi che scorrono dentro le pareti, di strutture invisibili che reggono il peso di tutto ciò che vediamo, di una vita tecnica e silenziosa che non si mostra mai. La Fiorellaia, lo studio di flower design fondato nel 2015 da Cecilia Paganini, ha scelto di portare alla luce proprio questa dimensione con Anatomia Domestica, l’installazione botanica presentata alla prima edizione della Brescia Design Week 2026.
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Un intervento site-specific che trasforma un bagno padronale di Villa Lanfranchi a Palazzolo sull’Oglio in uno scenario sospeso tra controllo e spontaneità, tra architettura e natura, tra ciò che si vede e ciò che normalmente rimane nascosto.
La Brescia Design Week e il concept Scenari Domestici

Dal 3 al 7 giugno 2026 prende forma la prima edizione della Brescia Design Week, nuovo appuntamento dedicato al design, all’arte e all’architettura contemporanea. Il percorso curatoriale di questa prima edizione si apre con Scenari Domestici: una riflessione sull’abitare contemporaneo che trasforma la casa in spazio narrativo, luogo di memoria, relazione e stratificazione emotiva.
Il progetto è immersivo e site-specific, attraversa gli ambienti di Villa Lanfranchi a Palazzolo sull’Oglio e reinterpreta la dimensione domestica come una sequenza di scenari sensoriali in cui oggetti, materia, luce, suono e presenza entrano continuamente in dialogo. Non si tratta di una mostra nel senso tradizionale del termine: è un percorso esperienziale in cui ogni ambiente diventa una soglia, ogni stanza un capitolo di un racconto più ampio sull’abitare come atto relazionale e emotivo.
Anatomia Domestica di La Fiorellaia si inserisce perfettamente in questo contesto, aggiungendo una voce botanica a una conversazione che tocca architettura, design e memoria collettiva.
Cecilia Paganini e La Fiorellaia: si costruisce prima del fiore
Per capire Anatomia Domestica bisogna capire chi è Cecilia Paganini e cosa rappresenta il suo studio. Fondata nel 2015, La Fiorellaia è oggi riconosciuta a livello internazionale per un approccio al flower design contemporaneo che va ben oltre la composizione floreale tradizionale. In dieci anni di attività, lo studio ha sviluppato un linguaggio distintivo capace di intrecciare ricerca estetica, progettazione e sensibilità narrativa, trasformando il fiore in materia viva attraverso cui costruire identità, atmosfere ed esperienze immersive.

“Si costruisce prima del fiore” racconta Cecilia Paganini. Una visione che attraversa ogni progetto dello studio e che in Anatomia Domestica trova una delle sue espressioni più intense e poetiche. Il fiore non è il punto di partenza, né il punto di arrivo: è il risultato di un processo progettuale che comincia molto prima, che parte da una domanda, da uno spazio, da una relazione da costruire.
L’installazione: tubi idraulici, vegetazione e natura che invade
All’interno di uno dei bagni padronali di Villa Lanfranchi, Anatomia Domestica prende vita attraverso un intreccio di tubi idraulici che invade lo spazio trasformandosi in un sistema organico pulsante. Da queste strutture emergono masse verdi, radici, fioriture e vegetazione spontanea, dove si manifesta anche la tensione della natura controllata attraverso composizioni floreali moderne: una presenza silenziosa che sembra appropriarsi dell’ambiente domestico, rivelandone progressivamente l’anima nascosta.
I tubi diventano vene architettoniche, canali vitali attraverso cui scorrono acqua, energia e vita, dissolvendo il confine tra struttura tecnica e organismo vivente. Ciò che normalmente rimane invisibile — quella rete di infrastrutture che regge la vita domestica senza mai mostrarsi — riaffiora in superficie e si trasforma in qualcosa di organico, pulsante, vivo.
La natura viene interpretata come una forza intrinseca all’essere umano: vitale, istintiva, necessaria. Una presenza capace di convivere armoniosamente con lo spazio quando accolta nel rispetto dei suoi equilibri, ma anche di diventare potente, imprevedibile e invasiva quando lasciata libera di espandersi. È questa tensione — tra controllo e spontaneità, tra progettazione e impulso naturale — a definire l’anima più profonda dell’installazione.
La carta da parati: memoria, artificio e natura rappresentata

A fare da sfondo a questa esplosione organica è una carta da parati recuperata da un antico magazzino milanese. Superfici vissute, segnate dal tempo, che custodiscono tracce di storie passate e restituiscono all’ambiente una memoria silenziosa. I motivi floreali e geometrici di questi rivestimenti dialogano con la vegetazione reale che li attraversa e li sovrasta, creando un cortocircuito poetico tra natura rappresentata e natura viva, tra artificio e crescita spontanea.
La scelta di inserire questi rivestimenti all’interno di Anatomia Domestica nasce anche da una riflessione legata all’identità stessa di Villa Lanfranchi, luogo in cui la ricerca decorativa sulle carte da parati diventa parte integrante del racconto architettonico. Ogni stanza custodisce pattern, texture e atmosfere differenti, trasformando la superficie muraria in un elemento narrativo e progettuale — un dettaglio che La Fiorellaia ha scelto di valorizzare, sottolineando la sensibilità curatoriale dell’intervento.
Le Demodé: buste di carta da parati come oggetti di memoria
Dalla stessa riflessione sulla carta da parati nasce il collegamento con le Demodé by La Fiorellaia, una collezione di buste realizzate attraverso il recupero di carte da parati dal fascino retrò, provenienti da archivi e luoghi carichi di memoria. Nate negli anni in cui il contatto fisico si è trasformato in distanza, le Demodé sono state pensate per ristabilire una connessione autentica tra le persone, evocando la nostalgia e l’intimità delle lettere d’amore di un tempo.
Ogni busta è un pezzo unico, accoppiato a carte di pregio e caratterizzato da fantasie destinate naturalmente a esaurirsi, proprio come le risorse più rare e preziose. Un progetto che trasforma materiali esistenti in oggetti portatori di memoria, attribuendo nuova vita a ciò che appartiene al passato. La presenza delle carte da parati all’interno di Anatomia Domestica trova così una duplice valenza: dialoga con Villa Lanfranchi e al tempo stesso richiama la ricerca sviluppata attraverso le Demodé, dove recupero, memoria e trasformazione diventano strumenti progettuali capaci di generare nuove connessioni emotive.
Un’anatomia nascosta che aspettava solo di essere vista
Anatomia Domestica diventa all’interno della Brescia Design Week parte di una riflessione più ampia sull’abitare contemporaneo e sulla capacità degli spazi di custodire relazioni invisibili, memorie e tensioni vitali. Un invito a guardare la casa in modo diverso: non come contenitore neutro, ma come organismo vivo, stratificato, capace di rivelare molto di chi lo abita quando si è disposti ad ascoltarlo.
Perché anche le case possiedono un’anatomia nascosta. E a volte basta lasciare entrare la natura per renderla finalmente visibile.