E’ uscito BITTE LEBEN, dal tedesco “per favore vivi”, il primo album di Francamente per Carosello Records. Franca ci racconta il suo viaggio tra cantautorato ed elettronica che attraversa Berlino, Milano e Palermo, trasformando la vita in un invito a cambiare, mescolarsi e viverla pienamente.
BITTE LEBEN, il primo album di Francamente in uscita per Carosello Records, nasce come un invito diretto e necessario: vivere, attraversare, esporsi.
“BITTE LEBEN nasce da un processo quasi inverso: è stata la vita, con la sua densità improvvisa, a chiedermi di essere raccontata.”
Il titolo prende forma dopo il trasferimento di Franca a Berlino nel 2021, un passaggio che segna una frattura e insieme una rinascita. La città diventa un acceleratore di esperienze, incontri, lingue e possibilità. Una densità nuova, quasi fisica, che spinge l’artista a trasformare tutto in scrittura.
Ascolti e radici sonore: tra cantautorato e visione internazionale
Il disco si muove tra riferimenti profondi e trasversali, che costruiscono un immaginario sonoro stratificato.
“Nel mio ascolto convivono mondi diversi: il cantautorato anni ’80, da Battiato a Giuni Russo, ma anche visioni più libere e contemporanee come Kate Bush e Lola Young.”
La tradizione del cantautorato italiano anni ’80 incontra una sensibilità contemporanea più libera, dove la scrittura si apre a contaminazioni elettroniche e visioni internazionali. Carmen Consoli rappresenta una presenza sottotraccia, costante e formativa.
Tre città, tre identità: Berlino, Palermo e Milano
Il disco è attraversato da geografie emotive che diventano parte del racconto personale.
Berlino è il luogo della formazione adulta, della libertà e della trasformazione. Palermo è la scoperta della stratificazione culturale e sociale. Milano è il presente operativo, lo spazio della costruzione quotidiana del progetto.
“Ogni città rappresenta una parte diversa di me: Berlino è identità, Palermo è scoperta, Milano è il presente. Non si sostituiscono, convivono.”
Francamente “Bitte Leben” (Carosello)
Milano come quotidianità possibile
Milano entra nel racconto come città complessa ma sorprendentemente domestica.
“Non è una città facile, ma ho ritrovato una dimensione di quartiere fatta di piccoli gesti: il panettiere, il bar, le chiacchiere quotidiane.”
Panetterie, bar e piccole routine costruiscono una nuova forma di appartenenza, anche in un contesto in continuo mutamento.
Il rito minimo: il caffè come centro
Nel flusso del movimento continuo, esiste un elemento stabile.
“Il mio rituale è il caffè: un momento fisso che mi permette di ricentrarmi, una pausa che non cambia mai.”
Un gesto semplice che diventa ancora quotidiana, punto fermo dentro una vita in costante trasformazione.
Luoghi del cuore: tra Kreuzberg, Palermo e relazioni
I luoghi non sono mai solo geografici, ma relazionali.
A Berlino, il mercato turco di Kreuzberg sul canale è legato agli inizi e alle prime connessioni artistiche e umane. A Palermo, il centro culturale dei Candelari e il Pride rappresentano una dimensione collettiva, inclusiva e intergenerazionale.
“I miei luoghi del cuore sono legati alle persone: agli incontri, alle relazioni, a ciò che resta anche quando ci si allontana.”
photo di Valentina Mirto
Estetica quotidiana: praticità e movimento
Fuori dalla musica, l’immaginario estetico di Francamente è essenziale e funzionale.
“Sono una praticona: mi piacciono i vestiti comodi, il second hand, tutto ciò che mi permette di muovermi liberamente, soprattutto in bicicletta.”
La moda diventa estensione della mobilità, non ornamento ma possibilità di movimento.
La notte come spazio di libertà
La notte è un territorio emotivo aperto, mai univoco.
“La notte è un momento di libertà totale: uno spazio in cui tutto può accadere, dove lasciarsi andare e ritrovarsi.”
Torino diventa il punto simbolico di questo immaginario, tra club culture e ritorni all’alba, dove la musica continua anche quando il giorno sta per ricominciare.
BITTE LEBEN: un disco sul movimento, non sulla destinazione
BITTE LEBEN si costruisce come un flusso continuo tra cantautorato ed elettronica, tra memoria e presente, tra intimità e collettività.
Non cerca una forma definitiva, ma il contrario: la possibilità di mutare, attraversare, cambiare.
“Non siamo fatti per restare fermi: siamo fatti della stessa sostanza del tempo, e vivere significa accettare il cambiamento.”
Un album che non chiede di essere capito una volta per tutte, ma vissuto. Perché il senso, qui, non è arrivare: è continuare a muoversi.
Fonte foto: Press office GDG ph photo di Valentina Mirto