Conduttrice, artista e autrice amatissima dai più piccoli, Laura Carusino è una delle voci più autorevoli del panorama kids italiano.
Da L’Albero Azzurro alla serie di libri Io sono Bea, ha costruito un linguaggio capace di parlare ai bambini e ai ragazzi con autenticità, ironia e profondità. In questa intervista racconta il suo percorso, la nascita del personaggio di Bea, il valore delle emozioni nell’età delle medie e il messaggio che desidera trasmettere alle nuove generazioni: essere se stessi, affrontare il caos con coraggio e non smettere mai di credere nei propri sogni.
Intervista a Laura Carusino: il suo percorso tra televisione, libri per ragazzi e il messaggio di autenticità, ironia e crescita per le nuove generazioni.
Come descriveresti il tuo percorso professionale e cosa ti ha portato a diventare oggi anche autrice di libri per bambini e ragazzi? Il mio percorso nasce molto presto, quasi come se fosse scritto fin dall’infanzia. Ho sempre avuto una forte predisposizione alla comunicazione espressiva: cantavo, ballavo, recitavo, organizzavo piccoli spettacoli già da bambina. L’entusiasmo è sempre stato il filo conduttore della mia vita. Parallelamente alla carriera artistica ho portato avanti con determinazione gli studi: danza, un master in mediazione e produzione audiovisiva, teatro e università. A 19 anni ho fatto il provino di Grease e da lì è iniziata la mia carriera nel musical, durata circa dieci anni. L’ultimo spettacolo è stato Scooby Doo Family Show, che ha segnato il passaggio naturale alla TV ragazzi. Dal 2010 lavoro stabilmente per il pubblico dei più piccoli, con programmi come L’Albero Azzurro, e dal 2018 ho iniziato a pubblicare libri per bambini e ragazzi, seguendo una visione completa della comunicazione che unisce televisione, scrittura e educazione emotiva.

Negli ultimi anni ti stai rivolgendo a una fascia d’età più alta, quella delle medie: che messaggio principale vuoi trasmettere attraverso i tuoi libri? Il filo conduttore è l’ironia e soprattutto l’autoironia. Bea, la protagonista, è una ragazzina ironica che riesce a sopravvivere ai drammi delle medie grazie a questo atteggiamento. Ogni libro affronta temi importanti: il superare le sfide, rialzarsi, esprimere se stessi senza paura, difendere i più deboli, credere nei propri sogni, normalizzare le differenze. Parlo di amicizia, prime crush, bullismo, famiglie che cambiano, identità di genere, senza mai essere didascalica. Il messaggio profondo è che si può attraversare il caos emotivo dell’adolescenza con leggerezza, coraggio e consapevolezza.
Perché l’età delle medie ti affascina così tanto come autrice? È la fase più intensa, emotivamente amplificata: tutto è o super dramma o super festa. È il momento della massima libertà emotiva, dove si può sbagliare senza paura. È un caos meraviglioso che racconta crescita, scoperta, prime volte, relazioni che cambiano. Scriverne è come riviverlo con uno sguardo più leggero e consapevole.
Da dove nasce il personaggio di Bea? Bea nasce da un’esperienza reale della mia infanzia. Avevo una compagna di danza che si chiamava davvero Bea, e da un episodio di quel periodo è nato il mio primo libro Bea contro Bea. Quando mi è stato chiesto di creare una serie sulle medie, Bea è tornata naturalmente: è un po’ me, un po’ come avrei voluto essere, romanzata ma autentica. Dentro Bea ci sono tanti miei ricordi, soprattutto quelli legati alle prime crush, alle amicizie, alle figuracce, alla voglia di essere se stessi.
Qual è il valore che senti più importante nella serie Io sono Bea? La normalizzazione delle differenze. Bea suona il basso elettrico, fa skate, non è un maschiaccio, è semplicemente se stessa. Nei libri non c’è bisogno di spiegare: è tutto naturale. Normalizzare il genere, i sogni, i talenti, senza etichette, è un messaggio potente per i ragazzi.

Come immagini l’evoluzione futura di Bea? Bea cresce insieme ai lettori. La serie segue fedelmente il calendario scolastico e la sua evoluzione emotiva. La vedo già al liceo, più grande, più consapevole. Per me Io sono Bea è un vero pre-romance: l’anticamera del primo amore, della scoperta di sé. Ho già in mente il suo futuro e, perché no, anche una serie tv.
Cosa rappresenta per te scrivere per i ragazzi oggi? Una grande responsabilità e un grande privilegio. I ragazzi leggono molto più di quanto si pensi, hanno bisogno di storie che parlino davvero di loro, delle loro emozioni, dei loro conflitti, delle loro speranze. Scrivere per loro significa accompagnarli in un momento delicato e prezioso della loro vita.

Qual è il messaggio che vorresti restasse nei tuoi lettori? Che va bene essere se stessi, sbagliare, rialzarsi, ridere di sé, credere nei sogni, coltivare l’amicizia, affrontare le paure con coraggio. E che anche nel caos emotivo dell’adolescenza c’è una bellezza enorme, se impariamo a guardarla con gli occhi giusti.