Commercialista, consulente per start-up e grandi aziende, promotrice dell’imprenditoria femminile e, soprattutto, madre. Lisa Vascellari è una professionista determinata che ha scelto l’indipendenza come forma di libertà e realizzazione.
In questa intervista ci racconta il suo percorso, le sfide quotidiane nel conciliare carriera e famiglia, l’importanza della rete tra donne e il potere trasformativo del tempo dedicato a sé.
Un dialogo autentico che intreccia vita privata e professionale, con lo sguardo sempre rivolto a un futuro più consapevole e condiviso.
Cominciamo con una presentazione: chi sei e di cosa ti occupi? Sono una libera professionista, commercialista e consulente per aziende, dalle realtà strutturate alle start-up. Ho un focus particolare sull’imprenditoria femminile: faccio parte di un’associazione che supporta le start-up guidate da donne, aiutandole a raccogliere capitali. E, dettaglio non secondario, sono anche mamma di una bambina di otto anni: un secondo lavoro a tutti gli effetti.
Come riesci a conciliare un lavoro così impegnativo con la vita familiare?
La scelta di mettermi in proprio mi ha dato flessibilità. Non lavoro meno, ma posso organizzare il mio tempo secondo le mie esigenze. Posso lavorare ovunque, scegliere come e quando incontrare i clienti, alternando momenti professionali a quelli familiari. Un altro aspetto fondamentale è la rete di supporto: nel mio caso una tata meravigliosa, ma anche genitori-amici con cui si crea un aiuto reciproco. Oltre agli strumenti pratici, serve una volontà forte e una determinazione a non farsi fermare dagli ostacoli, anche culturali. Per me sentirsi realizzata come madre, donna e professionista è un faro che guida le mie scelte quotidiane.
Cosa ti piace di più del tuo lavoro? Il contatto con persone che sviluppano idee nuove. Vedere qualcuno credere in un progetto e lavorare per realizzarlo mi dà entusiasmo. È uno sguardo continuo verso il futuro.

Guardando indietro, c’è qualcosa che allora sembrava marginale e oggi invece si è rivelata fondamentale? Sì: il tempo per me stessa. Ho capito che è essenziale non solo per il mio benessere, ma anche per far funzionare tutto il resto.
In che modo ti prendi del tempo per te? Dipende dal momento. Io, per esempio, amo il teatro: vado a vedere spettacoli e a volte recito. Ma può anche essere una passeggiata, una telefonata con un’amica, leggere un libro. Credo che ognuno debba ritagliarsi momenti su misura, in base alle proprie passioni.
Hai studiato pianoforte, ti sei occupata di fotografia e arte: sei una persona disciplinata? Quanto conta questo nel quotidiano? Ho un certo rigore mentale, sì, ma non sono una persona dalla routine perfetta. Sono più flessibile che organizzata: mi adatto alle situazioni e alla complessità del quotidiano.
Come si inserisce nella tua vita il progetto Arja di Casa e il rapporto con Viola? Con Viola ci siamo conosciute perché le nostre figlie sono amiche di scuola, ma tra noi è nato subito un dialogo profondo, non solo da madri ma da donne. Ci siamo confrontate su temi comuni: maternità, lavoro, ambizioni, creatività. Il progetto Arja di Casa mi è subito sembrato vicino, perché credo molto nel potere della rete tra donne. Spesso il problema non è che non ce la si fa, ma che si crede di non potercela fare. E allora serve qualcuno che ti ascolta, ti capisce, ti mostra che è possibile. L’esempio reciproco, il confronto e l’ispirazione sono fondamentali per far sì che ogni donna si senta libera di scegliere il proprio percorso.

Da genitore, cosa pensi possiamo imparare dai bambini per migliorare il mondo? I bambini ci ricordano come si sta al mondo senza sovrastrutture. Parlare con mia figlia cercando di vedere le cose dalla sua prospettiva mi aiuta a liberarmi da schemi inutili. Ci insegnano autenticità, apertura, leggerezza: qualità che troppo spesso perdiamo.
Sei nel negozio Arja di Casa. Quale stola o fiore ti attira di più e perché? Sono attratta dai colori chiari, energici, come il rosa, il rosso, il giallo. Penso al significato simbolico della stola: un abbraccio, un’energia positiva che avvolge. E io voglio essere avvolta da qualcosa che trasmette vitalità e luce.

Cosa ti colpisce davvero del progetto Arja di Casa? Credo che ogni persona si avvicini alla stola in modo diverso: spesso è una questione di pelle, di colore, di emozione. Solo dopo si scopre che quel fiore ha un messaggio, un significato. E a quel punto sembra quasi che sia stato lui a scegliere te. L’approccio è emotivo, viscerale: è questo che rende Ariacaio così speciale.