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ToggleUna giacca, un paio di pantaloni e una camicia: il completo da uomo è uno dei capi più interessanti della storia.
Simbolo della grande rinuncia maschile al mondo della moda, negli anni si è trasformato in un feticcio del guardaroba femminile. Un simbolo di emancipazione ed empowerment senza eguali che racconta la storia di una femminilità forte e decisa.
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La nascita del completo
Nell’immaginario comune l’uomo ha sempre indossato il famoso completo tre pezzi, quello costituito da giacca, gilet e pantaloni. Abbinato, rigorosamente a camicia e cravatta. Eppure dovete sapere che il completo maschile è un’invenzione relativamente giovane che risale, circa alla fine del 1700.
È durante la rivoluzione francese, infatti, che i rivoltosi iniziano ad indossare i primi pantaloni smettendo di emulare il costume aristocratico. A corte, infatti, i nobiluomini non portano dei veri e propri pantaloni, ma delle culotte. Un modello di pantalone molto stretto, più simile ad un moderno collant, che terminava sotto il ginocchio e veniva accompagnato da calze bianche in seta e scarpe con il mezzo tacco.

Per contrapporsi all’egemonia della corte di Versailles i rivoluzionari francesi rifiutano di indossare le culotte passando alla storia come Sanculotti proprio per questo motivo. È in quel periodo che nasce il famoso completo 3 pezzi che segna la grande rinuncia maschile alla moda. Il genere maschile rifiuta, da quel momento in poi, tutti i vezzi della moda in favore di un abbigliamento più serio e rigoroso che vede le sue fondamenta proprio nel completo. Da quel momento in poi la moda uomo non cambierà più i suoi connotati. Così la moda verrà consacrata a materia frivola di esclusivo interesse femminile. Ma non tutte le donne sono d’accordo.
La conquista dei pantaloni
Vedere una donna camminare per strada vestendo un paio di pantaloni, oggi, è del tutto normale. Eppure indossarli, per il genere femminile, è stata una vera e propria conquista. Nati come esclusiva maschile i pantaloni erano un simbolo di mascolinità e razionalità. A metà del diciannovesimo secolo, per la prima volta, alcune donne portano un particolare modello di pantalone: i bloomers. Dal nome di Amalia Bloomer, l’attivista che li introdusse nel guardaroba. Si trattava di pantaloni larghi alla turca, un oltraggio al pudore e alla femminilità, secondo il parere dei benpensanti.
La tendenza lanciata dalla Bloomer, però, non ebbe vere e proprie ripercussioni sul guardaroba femminile. Per anni, ancora, il pantalone rimase un appannaggio maschile. Fino alla metà del ‘900, in effetti, una donna che indossava i pantaloni era vista come una rivoluzionaria sovversiva.
È solo con l’inizio della Grande Guerra e, ancor di più, con quello della Seconda Guerra Mondiale che le donne cominciano effettivamente ad indossare i pantaloni nel quotidiano. Sostituendo gli uomini nelle mansioni lavorative necessitano di indumenti pratici. La scarsità di tessuti, data in particolare dal razionamento delle materie prime, costringe le donne ad adattare gli abiti lasciati negli armadi dai mariti partiti per il fronte e così i pantaloni entrano, ufficialmente, nell’armadio femminile.
Il tailleur di Redfern
Prima che le donne cominciassero ad indossare i pantaloni e, di conseguenza, i completi maschili un sarto inglese lanciava il Lady’s Suit. Più comunemente conosciuto come tailleur fu un invenzione di John Redfern che, nel 1885 ne disegnò uno per la principessa Alessandra del Galles. Una lunga giacca e una gonna lunga realizzate in tessuti pesanti e senza troppi fronzoli.

Il tailleur di Redfern, il cui nome coincide con il modo in cui in Francia venivano chiamati i sarti da uomo, diventa il nuovo abito informale della nobiltà. Decisamente poco pratico, diremmo noi oggi, ma sicuramente meno impegnativo delle crinoline a cui era abituata l’aristocrazia.
Le icone che lanciarono il completo maschile
Sono gli anni ’20 del 1900, i roaring twenties, quando dalla Francia arriva un nuovo modello di femminilità: la Garçonne. La donna libera dei ruggenti anni ’20 indossa il completo maschile, fuma in pubblico, beve nei bar e si diverte scatenandosi al ritmo del charleston.
In America le chiamano Falpper girls, dal verbo inglese “to flap”, letteralmente sbattere le ali. Come ad indicare delle giovani donne pronte a spiegare il volo verso un nuovo mondo che non le vede più comparse, ma attrici protagoniste. Ed il completo maschile, abbinato ai capelli tagliati corti alla maschio, è il simbolo di questa rivoluzione.
A farsi portabandiera di questo scandaloso trend fu l’attrice tedesca Marlene Dietrich. Una delle donne più avvenenti della vecchia Hollywood. La Dietrich era solita indossare eleganti completi maschili abbinati a cravatta e, talvolta, cilindro. Sul suo corpo l’abito da uomo diventa un’arma di seduzione senza eguali. Ma non fu lei la prima!
La prima donna ad indossare completi maschili, infatti, fu la scrittrice e drammaturga francese George Sand che, a metà dell’800 intrattiene una storia d’amore con il compositore Chopin. L’autrice francese era solita indossare abiti maschili come simbolo di anticonformismo in tempi non sospetti. Proprio quando il completo da uomo stava nascendo!
Yves Saint Laurent e Giorgio Armani: i padri del completo!
E dalla strada si arriva presto (e presto si fa per dire!) alle passerelle. Nel 1966, mentre tutti impazzivano per le minigonne di Mary Quant, monsieur Yves Saint Laurent lanciava lo smoking femminile.
Il mondo gridò alla scandalo, molti locali lo bandirono. Considerandolo inappropriato per le cene formali al pari di un costume da bagno. A sdoganarlo fu la splendida Catherine Deneuve, musa del mitico Yves, che si fece fotografare mentre lo indossava. Così lo smoking femminile diventa il must have delle fashioniste. Ancora una volta è un simbolo di libertà e rivoluzione.
Qualche anno dopo, invece, è Re Giorgio a consacrare il completo femminile ad icona di eleganza. Pensato per regalare alla dona una divisa per farsi prendere sul serio sul lavoro l’abito di Armani è molto diverso dallo smoking di Yves Saint Laurent.
Morbido e senza struttura, solo con maxi spalline: il tailleur pantalone di Giorgio Armani è in pieno stile decontracte. Accompagna la donna nel mondo del lavoro togliendole dall’incombenza di dover pensare a cosa mettersi.

Ecco allora che tutti quei completi che vediamo ogi. Tra lauree, matrimoni e riunioni i lavoro, che ci sembrano solo vestiti, in realtà raccontano una storia di emancipazione, libertà e lotta. Dietro l’eleganza dello smoking femminile si nasconde la libertà del genere femminile, per anni tenuto a casa con abiti scomodi e mise improponibili.