Francesca Inaudi è una di quelle attrici entrate ormai da anni nel cuore del pubblico, grazie ai numerosi personaggi che ha interpretato sia al cinema che in tv.

Ruoli che le hanno permesso di sperimentare generi diversi, com’è successo anche ne Il mondo oltre ovvero il film distopico diretto da Dario Germani nelle sale dal 9 luglio (grazie a Flat Parioli Distribuzione).

Qui veste i panni di una madre che, insieme alla figlia Laura (interpretata da Demetra Bellina), vive in totale isolamento in un casale nel deserto. Le due sono convinte di essere le uniche sopravvissute sulla Terra e così tra di loro si crea un equilibrio simbiotico, che crolla quando un ragazzo misterioso si introduce nella proprietà, costringendo Laura a mettere in discussione l’unica realtà che abbia mai conosciuto.

Noi abbiamo intervistato Francesca Inaudi per sapere come si è immersa in questa realtà parallela.

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La distopia de Il mondo oltre

Cosa ci può raccontare de Il mondo oltre? Cosa l’ha affascinata del progetto? Allora, sicuramente non capita spesso di fare film di genere e mi piaceva l’idea di partecipare a un progetto diverso dal solito. La sceneggiatura è ben scritta ed è interessante il modo in cui viene affrontato, dentro questo contesto, il rapporto madre e figlia. Poi avevo già lavorato con Dario Germani e ho accettato volentieri questa nuova avventura, nel vero senso del termine, ovvero non facile, faticosa, girata in tempi brevi e in situazioni non sempre agevoli. Una sfida intrigante per noi attori.

Avete girato tra Roma e il deserto del Sahara (Nefta) giusto? Quanto è stato difficile lavorare lì? Per me, che sono una creatura del sole, è stato un grandissimo viaggio, anche interiore. È stato qualcosa di potentissimo e ho scoperto che, a differenza di un immaginario che ci ha portato a considerarlo maschile, il deserto è femmina. È un contenitore di estrema quiete, pace e dolcezza.

Cosa ci può dire del suo personaggio (naturalmente senza spoilerare nulla)? Diciamo che, come ogni madre ferocemente dedita alla protezione della propria figlia, a volte capita di farle del male senza rendersene conto e magari non riuscendo nemmeno a fermarsi. Vive un po’ le contraddizioni della genitorialità in cui si fa sottile il confine in cui l’amore smette di nutrire e arricchire e invece soffoca e opprime. Il film pone degli interrogativi interessanti, che chiunque può affrontare nell’arco della vita.

Quali altre domande pone questo film, che parla di due donne che vivono isolate dal mondo? Nella nostra società dominata dai social c’è questa illusione di essere costantemente connessi con gli altri, ma in realtà non è così. E infatti vedo le nuove generazioni che, per fortuna, vanno a cercare una connessione umana vera, un contatto diretto, cercano di sporcarsi sia nel bene che nel male. Perché la vita è anche sporca, brutta e dolorosa, quindi il film ci porta a chiederci se veramente vogliamo ritrovarci in un mondo che nasconde la verità della vita, perché poi potremmo accorgerci di non averla vissuta fino in fondo.

Una scena de Il mondo oltre con Francesca Inaudi

La bellezza delle sfide professionali

Prima si parlava della rarità di immergersi in certi generi, come quello distopico… Diciamo che è meno materia nostra, in quanto veniamo da una scuola di realismo. E poi nel nostro paese sono stati sviluppati di più l’horror e il poliziesco. Secondo me bisognerebbe avere il coraggio di buttarsi e raccontare cose più estreme, perché in fondo anche la vita lo è. Non credo che ognuno di noi, nella propria quotidianità, sperimenti emozioni medie.

Nel corso della sua carriera, sia al cinema che nella serialità, lei ha esplorato tanti generi. Ce n’è uno che la fa sentire più a casa o le piace comunque la sfida? La sfida mi piace a prescindere. Amo molto la commedia, però nel periodo in cui ne ho fatte tante mi veniva voglia di passare al drammatico e devo dire che questo è un genere che ho frequentato tanto negli ultimi anni. Quindi uno deve stare attento a ciò che desidera, perché poi l’universo risponde! Comunque bisogna dire che una delle grandi abilità del nostro cinema è sempre stata quella di mescolare i generi come è successo in quei film considerati di serie B ma che hanno ispirato registi come Quentin Tarantino.

A tal proposito: lei con quale regista internazionale vorrebbe lavorare? Mi sono sempre piaciuti molto Spike Jonze e Christopher Nolan. Poi mi piacerebbe tanto lavorare con Chloe Zhao: non ho mai visto un cinema così femminile e profondo, ma al tempo stesso alla portata di chiunque.

Suoi prossimi progetti? Mi vedrete ne Il sospetto, nuova serie tv Sky con Alessandro Gassmann e Claudia Pandolfi. Poi torneremo presto sul set per girare la seconda stagione di Kostas e la cosa mi rende felice, anche perché Stefano Fresi è come un fratello e non vedo l’ora di lavorare nuovamente con lui.