Nel cuore di Soho, all’angolo tra Prince e Lafayette, Ray-Ban apre uno spazio che non assomiglia a nessun altro. Ray-Ban House non è un negozio, un flagship o un concept store: è qualcosa di più difficile da etichettare e proprio per questo più interessante da vivere. Un ambiente in cui la vendita al dettaglio si fonde con la cultura, dove gli occhiali convivono con vinili, libri e oggetti, dove il cibo diventa parte della narrazione e dove lo spazio stesso cambia faccia dal giorno alla notte. Un posto, dicono dal brand, dove tornare.

ray-ban house new york (70)

GUARDA ANCHE: Sul red carpet del Met Gala: i look più belli (e discussi)

Ray-Ban House a Soho: architettura, luce e atmosfera

Una villetta a schiera a due piani che si trasforma in qualcosa di fluido. Di giorno, l’architettura di Ray-Ban House riflette la città attraverso morbide distorsioni: le superfici metalliche curve catturano i frammenti di luce che le sfiorano, restituendo un’immagine della strada continuamente in movimento. Di notte, lo spazio si rivolge verso l’interno e risplende verso l’esterno come un segnale silenzioso, una sorta di faro nel quartiere.

ray-ban house new york (70)

All’interno, l’ambiente si dispiega senza gerarchie. Curve in metallo satinato, soffitti a specchio, pavimenti rosso intenso: tutto appare come un unico flusso continuo, quasi cinematografico. Gli occhiali sono affiancati da vinili, libri e oggetti. Non esposti, ma disposti. Non semplicemente in vendita, ma contestualizzati in un racconto più ampio che appartiene tanto alla strada che circonda lo spazio quanto alle persone che lo attraversano.

Gli occhiali Ray-Ban Studios e il Wayfarer Puffer Diamond

L’universo Ray-Ban è presente nello spazio, ma non si impone mai. Le icone classiche convivono con le forme sperimentali dei Ray-Ban Studios, silhouette che ampliano il linguaggio del marchio rendendolo più incisivo e istintivo: oggetti che sembrano più proposte che prodotti, pensati per chi vuole un paio di occhiali che dica qualcosa di preciso su chi li indossa.

ray-ban house new york (70)

Al piano superiore, dietro un ingresso nascosto, lo spazio si restringe e cambia ritmo. La VIP Room offre un’esperienza più tranquilla e precisa, dove il Wayfarer Puffer Diamond diventa qualcosa di personale: materiali, pietre e colori assemblati in pezzi unici che si avvicinano più alla gioielleria che agli occhiali intesi in senso tradizionale.

La cucina di Pasquale Cozzolino: cibo e cultura nella Ray-Ban House

Al centro di Ray-Ban House c’è anche una cucina, guidata dallo chef Pasquale Cozzolino. L’offerta gastronomica rispecchia la stratificazione culturale dello spazio stesso: non è definita da una singola tradizione, ma dal movimento tra cucine diverse. I panini giapponesi al latte vengono reinterpretati secondo una sensibilità americana e si affiancano a preparazioni crude, carpacci e piccoli piatti pensati per essere condivisi.

ray-ban house new york (70)
Oscar and the wolf

Il ritmo segue quello della città. Durante il giorno i toni sono più leggeri: matcha, succhi spremuti a freddo, una sensazione di pausa nel mezzo del movimento urbano. Man mano che la giornata avanza, l’offerta si fa più complessa e conviviale, in un passaggio graduale che rispecchia la natura stessa di Ray-Ban House: uno spazio in continua evoluzione, in cui nulla sembra immutabile e tutto si intreccia.

L’opening con Jennie Kim e i live di Oscar and the Wolf e Daniela Lalita

L’apertura di Ray-Ban House è stata celebrata con un evento che ne ha rispecchiato l’essenza. Sul palco si sono esibiti Oscar and the Wolf, in una sala dove il pubblico e l’atmosfera si fondevano, seguiti da Daniela Lalita. Jennie Kim, global ambassador del brand, ha trascorso la serata in compagnia di volti familiari e nuove energie, in una serata senza confini netti tra ospiti, artisti e spazio — esattamente come lo spirito del luogo vuole che sia.

Lo spazio è aperto tutti i giorni dalle 10:00 alle 20:00 al numero 62 di Prince Street, New York.

ray-ban house new york (70)