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TogglePresentato in anteprima all’ Anteo Palazzo del Cinema dal MIX Festival Milano, che ha annunciato la sua 40esima edizione in programma al Piccolo Teatro Strehler dal 17 al 20 settembre, il debutto di Diego Céspedes, racconta una chosen family queer nel Cile degli anni Ottanta tra stigma, amore e superstizione.
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Il MIX Festival Milano celebra la 40esima edizione con l’anteprima de Lo sguardo misterioso del fenicottero
Giunto alla sua 40esima edizione, il MIX Festival Milano ha presentato in anteprima il 15 maggio, presso l’Anteo Palazzo del Cinema, i contenuti della prossima kermesse in programma dal 17 al 20 settembre 2026.
Una serata-evento aperta al pubblico, realizzata in partnership con Arcigay Milano, Milano Pride e MUBI, che ha ospitato l’esclusiva proiezione di Lo sguardo misterioso del fenicottero, scritto e diretto dal regista cileno Diego Céspedes e vincitore del Premio Un Certain Regard alla 78esima edizione del Festival di Cannes.
Lo sguardo misterioso del fenicottero è un’opera visionaria e straniante, capace di mostrare come una chosen family possa diventare un legame ancora più profondo di quello di sangue.
Presentato in anteprima all’Anteo Palazzo del Cinema dal MIX Festival Milano, che ha annunciato la sua 40esima edizione in programma al Piccolo Teatro Strehler e alla Casa di Quartiere Garibaldi dal 17 al 20 settembre, il debutto di Diego Céspedes, ora disponibile su MUBI, si impone come uno dei racconti queer più affascinanti e delicati dell’anno.

Un debutto visionario tra tragedia, amore e comunità queer
Céspedes costruisce un film che incanta e disorienta allo stesso tempo: una storia d’amore e una tragedia, ma anche un western atipico e una delicatissima fetta di vita che racconta di una comunità transgender che vive in un villaggio di minatori disperso nel deserto. È un film di sguardi, come suggerisce il titolo stesso, ma soprattutto di interiorizzazione, decostruzione e confronto con il pregiudizio.
Il silenzio e lo stigma dell’AIDS negli anni Ottanta
Lo stigma dell’AIDS negli anni Ottanta viene evocato attraverso il silenzio, la paura e le superstizioni collettive. Eppure Céspedes evita ogni retorica, scegliendo una messa in scena fatta di dettagli, sospensioni e occhi che osservano. Tutto passa attraverso Lidia: il suo sguardo infantile non addolcisce la realtà, ma la accoglie nella sua complessità.
La bambina comprende il dolore, i non detti e il bisogno di protezione che unisce la “madre” Flamingo e le altre donne della casa, trasformando quella comunità in un rifugio fragile ma potentissimo.
I paesaggi cileni e l’estetica western di Céspedes
I paesaggi cileni, dal fascino quasi western, incorniciano il racconto con una bellezza aspra e magnetica. Gli interni coloratissimi, gli abiti sgargianti e le luci notturne che scolpiscono il deserto creano un contrasto continuo tra vitalità e minaccia, immergendo il film in un’atmosfera sospesa, quasi mistica che a tratti ricorda gli esordi di Almodòvar.
Céspedes dà forma a un microcosmo affascinante dove la paura dell’ignoto diventa qualcosa di ancestrale: un terrore invisibile che non si manifesta mai apertamente, ma che invade la quotidianità delle protagoniste e dei minatori che le circondano.
Chosen family, paura e identità in un microcosmo sospeso
Con questo debutto, Céspedes firma un’opera elegante e complessa, capace di raccontare la malattia senza trasformarla in mostro. Il cast restituisce con grande sensibilità un’umanità vulnerabile ma viva, facendo emergere tutta la violenza dei pregiudizi sociali e, al tempo stesso, la forza dell’affetto e della solidarietà.
Lo sguardo misterioso del fenicottero è un film che parla di paura, identità e amore, ma soprattutto della necessità di trovare uno spazio sicuro in un mondo che spesso preferisce emarginare ciò che non comprende.