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ToggleNegli ultimi mesi il termine Hantavirus è arrivato al centro dell’attenzione internazionale, alimentando sui social e sul web il timore di una possibile nuova pandemia globale. Basta poco, dopo gli anni segnati dal Covid-19, perché una zoonosi, ovvero un’infezione virale che si trasmette dall’animale all’uomo, generi paura e disinformazione. Ma cosa sta realmente succedendo nel mondo? E soprattutto: dobbiamo preoccuparci?
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Hantavirus: serve prudenza, non allarmismo
Gli esperti invitano alla prudenza, ma senza allarmismi. L’Hantavirus non è un nuovo virus comparso improvvisamente oggi. È conosciuto dalla medicina da decenni e viene monitorato da tempo dalla comunità scientifica internazionale. Alcuni recenti casi registrati in diverse aree del mondo hanno riacceso l’attenzione mediatica, ma parlare di “nuova pandemia” al momento non trova conferme scientifiche.
A fare chiarezza è la dottoressa Laura Mazzotta, medico estetico specialista in igiene e medicina preventiva e nutrizione clinica presso Poliambulatorio AEsthe Medica, che spiega come l’informazione corretta e la prevenzione siano oggi gli strumenti più importanti.
Da dove arriva l’Hantavirus
L’Hantavirus appartiene alla famiglia degli Hantaviridae ed è una zoonosi, cioè una malattia trasmessa dagli animali all’uomo. Il nome deriva dal fiume Hantan, in Corea del Sud, dove il virus venne identificato negli anni Settanta dopo numerosi casi di febbre emorragica osservati tra i soldati.

Oggi esistono diversi ceppi di Hantavirus diffusi in varie aree del pianeta. In Europa e Asia prevalgono forme associate alla febbre emorragica con sindrome renale, mentre nelle Americhe è maggiormente presente la cosiddetta sindrome polmonare da Hantavirus, considerata la variante più aggressiva. Negli ultimi anni l’attenzione verso questo virus è aumentata anche per effetto dei cambiamenti climatici, della crescente urbanizzazione e del maggiore contatto tra uomo e fauna selvatica. Tuttavia gli specialisti sottolineano che si tratta comunque di una malattia rara.
Perché oggi se ne parla tanto
A riaccendere l’interesse globale è stato il focolaio epidemico registrato nei primi giorni di maggio a bordo della nave da crociera MV Hondius, che ha coinvolto passeggeri e membri dell’equipaggio in viaggio tra l’Argentina e l’Atlantico. Al momento l’OMS segnala otto casi, tra cui tre decessi.
Questo però non significa che l’Hantavirus abbia le caratteristiche di virus altamente contagiosi come Covid-19 o influenza. La trasmissione da persona a persona resta eccezionale e circoscritta a specifici ceppi. «La paura di una nuova pandemia nasce soprattutto dalla memoria collettiva degli ultimi anni, ma oggi non esistono evidenze che facciano pensare a una diffusione globale simile a quella vissuta con il Coronavirus».
Come avviene il contagio
Secondo la dottoressa Laura Mazzotta, il contagio avviene principalmente attraverso il contatto con roditori infetti o ambienti contaminati dalle loro secrezioni. Il virus è presente soprattutto in urine, saliva e feci dei roditori selvatici. Quando queste sostanze si seccano, possono frammentarsi in minuscole particelle che si disperdono nell’aria insieme alla polvere. Respirando queste particelle contaminate, l’uomo può infettarsi.

Le situazioni considerate più a rischio sono spesso molto comuni:
- pulire cantine o garage chiusi da mesi;
- entrare in baite o rifugi poco ventilati;
- sistemare magazzini agricoli;
- maneggiare fieno, legname o scatoloni contaminati.
Anche il contatto diretto con superfici contaminate può rappresentare una via di ingresso del virus, soprattutto se ci si tocca occhi, naso o bocca dopo aver manipolato materiali sporchi.
È importante sottolineare che l’Hantavirus non si diffonde normalmente attraverso i comuni contatti sociali quotidiani. Non ci si contagia stringendo la mano a una persona, condividendo un pasto o frequentando ambienti pubblici non contaminati. Il rischio è strettamente legato all’esposizione ambientale in luoghi frequentati dai roditori.
Come prevenire il contagio

L’utilizzo di guanti, mascherine filtranti e adeguate procedure di sanificazione può ridurre in modo significativo il rischio di infezione. Anche la corretta manutenzione degli edifici e il controllo delle infestazioni rappresentano strumenti essenziali per proteggere la salute.
Quali animali trasmettono il virus
I principali animali responsabili della trasmissione dell’Hantavirus sono i roditori selvatici. Questi piccoli mammiferi rappresentano il serbatoio naturale del virus e possono ospitarlo senza sviluppare sintomi evidenti. Proprio questa caratteristica rende il contagio particolarmente insidioso, perché gli animali infetti appaiono spesso perfettamente sani e continuano a diffondere il virus nell’ambiente attraverso urine, saliva e feci.
Le specie coinvolte variano a seconda delle aree geografiche
- In Europa uno dei principali portatori è l’arvicola rossastra, diffusa soprattutto nelle aree boschive e rurali. In alcune regioni possono essere coinvolti anche topi selvatici e altri piccoli roditori.
- Nelle Americhe il vettore più conosciuto è il cosiddetto “topo cervo”, particolarmente associato alla sindrome polmonare da Hantavirus, la forma clinicamente più grave dell’infezione.
- In Asia, invece, sono state identificate altre specie specifiche responsabili della diffusione della febbre emorragica con sindrome renale.
Il ruolo indiretto degli animali domestici
Anche i ratti possono essere coinvolti in alcune forme di Hantavirus. Nelle aree urbane, infatti, le infestazioni di ratti possono aumentare il rischio di esposizione soprattutto nei locali poco igienizzati o abbandonati. Tuttavia, il semplice avvistamento occasionale di un roditore non significa automaticamente presenza del virus. La probabilità dipende dalla specie animale, dalla zona geografica e dalla circolazione del virus in quell’area.
Gli animali domestici come cani e gatti non sono considerati trasmettitori diretti dell’Hantavirus all’uomo. Tuttavia, possono avere un ruolo indiretto. Un gatto che cattura un roditore infetto oppure un cane che frequenta zone contaminate può trasportare materiale biologico vicino alle abitazioni. Per questo motivo è sempre consigliabile mantenere elevati standard igienici anche nella gestione degli animali domestici.
Si trasmette da persona a persona?
Uno degli aspetti che genera maggiore preoccupazione quando si parla di Hantavirus riguarda la possibilità di contagio tra esseri umani. Nella maggior parte dei casi, però, questo virus non si trasmette da persona a persona. La diffusione dell’infezione avviene quasi sempre attraverso il contatto diretto o indiretto con roditori infetti e con ambienti contaminati dalle loro secrezioni.

Tuttavia, la letteratura scientifica ha documentato alcune rare eccezioni. In Sud America, in particolare in Argentina e Cile, alcuni casi legati al cosiddetto virus Andes hanno mostrato una limitata capacità di trasmissione interumana. In queste situazioni il contagio sembrerebbe essere avvenuto tra persone che avevano avuto contatti molto stretti e prolungati con pazienti infetti, soprattutto nelle fasi iniziali della malattia. Si ipotizza che la trasmissione possa avvenire attraverso secrezioni respiratorie, ma si tratta comunque di episodi molto rari e circoscritti.
In ambiente sanitario, tuttavia, vengono adottate precauzioni standard soprattutto quando si sospetta un’infezione da ceppi potenzialmente trasmissibili. Medici e infermieri utilizzano dispositivi di protezione individuale per ridurre ulteriormente ogni possibile rischio. Anche i familiari dei pazienti possono ricevere indicazioni specifiche in caso di contatto stretto con soggetti sintomatici.
I sintomi da non sottovalutare
Uno degli aspetti più delicati dell’Hantavirus è che i primi sintomi possono sembrare quelli di una comune influenza:
- febbre alta;
- dolori muscolari;
- stanchezza intensa;
- mal di testa;
- nausea e disturbi gastrointestinali.
Nelle forme più severe possono comparire rapidamente tosse, difficoltà respiratoria e insufficienza polmonare. In altre varianti prevale invece il coinvolgimento renale. «La rapidità della diagnosi è fondamentale, perché nelle forme aggressive il peggioramento può essere molto veloce», sottolinea la dottoressa Mazzotta. Dopo una fase apparentemente simile all’influenza, compaiono tosse secca, affanno e difficoltà respiratoria. In altre forme, più diffuse in Europa e Asia, prevalgono invece alterazioni della funzione renale con riduzione della quantità di urina e gonfiore.
Quando i sintomi diventano più gravi?
I sintomi dell’Hantavirus diventano più gravi quando il virus inizia a compromettere organi vitali come polmoni, reni e sistema cardiovascolare. Questa fase rappresenta il momento più critico dell’infezione e può comparire anche molto rapidamente, spesso dopo pochi giorni da un’apparente sindrome influenzale iniziale. Proprio la velocità di peggioramento è uno degli aspetti che rende questa malattia particolarmente pericolosa.
Nella sindrome polmonare da Hantavirus, osservata soprattutto nelle Americhe, il peggioramento si manifesta inizialmente con comparsa di tosse secca persistente e crescente difficoltà respiratoria. Il paziente può avvertire un senso di oppressione toracica, mancanza d’aria anche a riposo e forte affaticamento.
A cosa prestare attenzione
In questa fase possono comparire anche tachicardia, pressione arteriosa bassa, sudorazione intensa e colorazione bluastra di labbra e dita dovuta alla carenza di ossigeno. Alcuni pazienti sviluppano confusione mentale, agitazione o forte sonnolenza, segni che indicano un’importante sofferenza sistemica dell’organismo. Il peggioramento può essere molto rapido, tanto che alcuni soggetti necessitano di ricovero in terapia intensiva nel giro di poche ore.

Nelle forme europee e asiatiche, invece, il virus colpisce prevalentemente i reni. In questi casi i sintomi diventano più severi quando compare insufficienza renale con riduzione importante della diuresi, gonfiore degli arti, aumento della pressione arteriosa e alterazioni della coagulazione del sangue. Possono manifestarsi sanguinamenti cutanei o mucosi, dolori addominali intensi e alterazioni elettrolitiche.
I soggetti più a rischio
Le persone più fragili, come anziani, soggetti immunodepressi o pazienti con patologie croniche cardiovascolari e respiratorie, tendono ad avere un rischio maggiore di evoluzione severa. Anche una diagnosi tardiva può peggiorare la prognosi, ritardando il supporto respiratorio e le cure intensive necessarie.
Quando rivolgersi a un medico
È fondamentale rivolgersi rapidamente a un medico quando compaiono sintomi respiratori importanti, febbre elevata persistente o forte peggioramento generale dopo possibile esposizione a roditori. Un intervento tempestivo permette infatti di monitorare il paziente, supportare le funzioni vitali e aumentare significativamente le probabilità di sopravvivenza nelle forme più aggressive dell’infezione.
Dove il rischio è più alto
Gli ambienti più a rischio sono:
- cantine;
- soffitte;
- magazzini agricoli;
- fienili;
- stalle;
- rifugi di montagna;
- edifici chiusi da lungo tempo.
Anche alcune categorie professionali risultano più esposte:
- agricoltori;
- allevatori;
- boscaioli;
- operatori ecologici;
- campeggiatori ed escursionisti.
Il rischio aumenta soprattutto in presenza di infestazioni importanti e scarsa ventilazione.
Esiste una cura?
Attualmente non esiste una cura antivirale specifica universalmente efficace contro tutte le forme di Hantavirus. Il trattamento si basa principalmente sul supporto delle funzioni vitali e sulla gestione delle complicanze che possono svilupparsi durante l’infezione. Questo significa che la tempestività della diagnosi e del ricovero rappresenta uno degli elementi più importanti per migliorare la sopravvivenza del paziente.

Va ricordato che non tutti i pazienti sviluppano forme gravissime. In alcuni casi, soprattutto nelle infezioni meno aggressive, la guarigione può avvenire con un adeguato supporto medico e senza conseguenze permanenti.
Come si può prevenire il contagio?
Tutte le misure preventive si concentrano sulla riduzione dell’esposizione al virus e sul controllo delle infestazioni.
- Uno dei primi aspetti fondamentali riguarda l’igiene degli ambienti. Durante le pulizie è importante evitare di spazzare a secco o utilizzare aspirapolveri tradizionali in presenza di escrementi di roditori. Queste operazioni possono infatti sollevare polvere contaminata e facilitare l’inalazione del virus. Gli esperti consigliano invece di utilizzare guanti monouso, mascherine filtranti e detergenti disinfettanti. Le superfici contaminate dovrebbero essere inumidite con prodotti a base di candeggina o disinfettanti prima della rimozione del materiale.
- Anche il controllo dei roditori è essenziale. Sigillare crepe, fessure e aperture attraverso cui topi e ratti possono entrare nelle abitazioni riduce significativamente il rischio. Gli alimenti devono essere conservati in contenitori chiusi e resistenti, mentre i rifiuti vanno smaltiti correttamente per evitare di attirare animali infestanti.
- Chi frequenta aree boschive o rurali dovrebbe adottare ulteriori precauzioni. Durante campeggi ed escursioni è importante evitare il contatto con tane o nidi di roditori, non lasciare cibo esposto e utilizzare strutture pulite e ben mantenute. Anche i lavoratori agricoli e forestali dovrebbero utilizzare dispositivi di protezione individuale durante le attività a rischio.
- La prevenzione passa anche attraverso l’informazione. Molte persone ignorano che semplici operazioni di pulizia possano rappresentare una situazione di rischio. Conoscere le modalità di trasmissione del virus permette di adottare comportamenti più sicuri e consapevoli. Sebbene l’Hantavirus sia una malattia rara, la sua potenziale gravità rende fondamentale non abbassare l’attenzione.