C’è un oggetto che sa di estate, di infanzia e di design contemporaneo tutto insieme. Si chiama Luci•Fero, il ghiacciolo ed è l’ultima creazione di Dixpari, la business unit creativa nata all’interno di una storica azienda genovese di stampaggio plastico.

A raccontarcelo è Carolina Candelo, titolare del brand, che ha trasformato gli scarti di produzione industriale in oggetti di design firmati, numerati e capaci di emozionare.

Carolina Candelo, titolare di Dixpari
Carolina Candelo, titolare di Dixpari

Luci•Fero: la lampada ghiacciolo di Dixpari

Cosa presentate con Luci•Fero? Presentiamo un oggetto che racchiude in sé italianità, attenzione all’ambiente e luce: un’icona pop reinventata, capace di evocare allo stesso tempo memoria e stupore. Luci•Fero è un oggetto empatico, evocativo e imprevedibile. Oggi il design non è più solo forma e funzione, ma anche costruzione di immaginario e di storie. La nostra scommessa è stata creare qualcosa di assolutamente attuale e funzionale, che allo stesso tempo ci riporta indietro nell’infanzia — a quelle giornate meravigliose in cui andavamo a scegliere il nostro ghiacciolo.

Com’è strutturata l’esperienza dall’acquisto all’accensione? Tutto parte già dal packaging, che è stato studiato per ricreare il gesto originale: il prodotto arriva incartato nella carta del ghiacciolo. Quando lo ricevi a casa, dopo aver scelto il tuo gusto preferito — e qui si gioca con i colori — lo scarti, lo incastri nella base e lo accendi. È un’esperienza.

Da chi è nata l’idea originale? L’idea è dell’architetto Giuseppe Tortato. Da lì noi, che abbiamo l’azienda produttiva alle spalle, abbiamo sviluppato tutto: il design, lo stampo, l’industrializzazione. È un prodotto nato dalla collaborazione con un architetto italiano e realizzato interamente in Italia.

Dixpari: dagli scarti industriali al design d’autore

Come nasce Dixpari e qual è il suo legame con l’azienda di famiglia? Dixpari è una business unit di SPA — Stampaggio Plastica Affini, l’azienda di famiglia per la quale io e mia sorella lavoriamo. Produciamo stampi e stampiamo materiale termoplastico per la grande industria — tra i nostri clienti ci sono produttori di parabrezza per moto e scooter. Con gli scarti di produzione rigeneriamo il materiale e creiamo. Siamo partiti con le collezioni Alone, Macramé e Miage molto artistici, artigianali tutti firmati e numerati. Poi abbiamo voluto creare qualcosa di più industrializzato, da lì è nato Luci•Fero.

E come è scoccata la scintilla iniziale? È partita da un pezzo retroilluminato realizzato da un’architetto genovese, Antonella Pugno, che aveva combinato e retroilluminato uno scarto dell’azienda di mio padre. Quando ho iniziato a lavorare in azienda ho visto quell’oggetto e ho chiesto a mio papa: ma che bel pezzo, dov’è che l’hai comprato? Lui mi ha risposto che era un nostro scarto illuminato. Da quel momento ho detto: voglio capire come funziona tutto questo e creare una linea di oggetti di design. Dopo qualche anno, è nata Dixpari.

Cosa significa il nome? Volevamo dire “tutti diversi, tutti non pari”. Da lì: Dixpari.

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La sfida tecnica e il mercato di Luci•Fero

Quali sono state le difficoltà tecniche più grandi nella realizzazione? La scommessa principale è stata garantire un raggio di illuminazione paragonabile a quello di una normale lampada da tavolo — illumina a 65-70 centimetri — pur con una luce che parte dal basso. La maggior parte delle lampade da tavolo ha la luce che parte dall’alto: noi dovevamo farla partire dal basso, garantire l’illuminazione anche all’interno del ghiacciolo mantenendone le proporzioni facendo stare tutte le batterie in uno spessore molto contenuto. Dietro ci sono un capo tecnico, ottici di illuminazione, elettronici: c’è tutto.

A che target è dedicato e quanto costa? È un prodotto per tutti, molto accessibile: il prezzo al pubblico è 239 euro, ed è totalmente ricaricabile. Lo trovate sicuramente online e stiamo iniziando a distribuirlo, a partire da Genova. A Milano stiamo definendo una collaborazione con 10 Corso Como, dove Dixpari è già presente con le altre collezioni. Faremo anche edizioni speciali di Luci•Fero in collaborazione con altri brand, dove sarà il brand stesso a scegliere i colori e le finiture.

Dalla produzione industriale alla creatività: il futuro di Dixpari

Come vivi il passaggio da un’azienda industriale a una creativa? È la parte più divertente, decisamente. Ho sempre voluto fare architettura, e adesso abbiamo integrato bene le due anime: il nostro responsabile tecnico, che ha costruito lo stampo di Luci•Fero lavora a stretto contatto con noi. Paradossalmente, per il pubblico, Dixpari è più conosciuta dell’azienda storica e questo ci dà una grande soddisfazione.

Cosa dice tuo padre di tutto questo? Dice che adesso che abbiamo un prodotto industrializzabile dobbiamo iniziare a vendere — lui stampa milioni di pezzi per l’automobile e dice che possiamo fare lo stesso. Ed è contento: a natale mi ha regalato un bracciale e me lo ha fatto personalizzare con il brand Dixpari. Questo racconta quanto ci crede.