Un horror moderno che ribalta la fiaba di Cenerentola

“The Ugly Stepsister”, diretto da Emilie Blichfeldt e distribuito da I Wonder Pictures, è un film che sorprende per la sua capacità di coniugare fiaba e horror in un equilibrio raro e perfettamente riuscito. Dopo aver conquistato pubblico e critica al Sundance Film Festival, la pellicola arriva finalmente nelle sale italiane dal 30 ottobre. 

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Con un cast guidato da Lea Myren, Thea Sofie Loch Næss e Ane Dahl Torp, il film rilegge il mito di Cenerentola da una prospettiva completamente inedita: quella della sorellastra “cattiva”, costretta a confrontarsi con il peso della bellezza, della gelosia e del desiderio di essere amata.

Un racconto che mette in discussione l’idea di bellezza

“The Ugly Stepsister” ci invita a guardare Cenerentola da un punto di vista inaspettato: quello della sorellastra che, per la prima volta, diventa la protagonista. Elvira non è più solo l’antagonista invidiosa delle storie tradizionali, ma una giovane donna intrappolata in un mondo che misura il valore attraverso l’aspetto esteriore. Il suo bisogno profondo di amore e di accettazione la conduce verso una spirale di dolore e autodistruzione, in cui il corpo stesso diventa terreno di sacrificio.

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Questa visione diventa la chiave di lettura di un racconto che spinge lo spettatore a riflettere sul culto della perfezione e sulla sofferenza che spesso si nasconde dietro il desiderio di essere accettati. Emilie Blichfeldt, già nota per il suo sguardo femminista e provocatorio, utilizza il linguaggio del body horror per esplorare le ossessioni legate al corpo femminile e agli ideali estetici imposti dalla società. La regista rilegge la fiaba con toni gotici e un’estetica raffinata, trasformando la scarpetta di cristallo in un simbolo di sofferenza e fissazione, capace di riflettere le ferite invisibili che la società infligge in nome della perfezione.

La trama (senza spoiler)

Elvira, una giovane donna fragile e ossessionata dalla bellezza, vive all’ombra della sorella acquisita Agnes, amata da tutti per la sua grazia e perfezione. Quando un principe misterioso entra nelle loro vite, Elvira decide di fare di tutto per conquistarlo, anche a costo della propria umanità. Inizia così un viaggio inquietante e sanguinoso tra illusioni, desideri e tormenti interiori, dove nulla è come sembra e dove la linea tra amore e follia diventa sempre più sottile.

Il ritorno del body horror dopo “The Substance”

Dopo “The Substance”, “The Ugly Stepsister” torna a indagare il corpo femminile come terreno di conflitto tra desiderio e dolore, bellezza e distruzione. È un film che non teme di mostrare la violenza fisica e psicologica derivante dal tentativo di aderire a un modello ideale, trasformando la fiaba più conosciuta del mondo in una parabola disturbante ma affascinante.

Il film è realizzato con grande maestria tecnica: ha il giusto equilibrio tra suspense, horror ed emozioni profonde. Il realismo crudo, le ambientazioni e gli effetti visivi giocano con la luce e le ombre in modo straordinario, richiamando il cinema fiabesco dell’Europa orientale degli anni ’60 e ’70. Tutto è costruito per mantenere un costante senso di tensione e di magia, come se la realtà e il sogno si fondessero in un’unica dimensione.

Costumi e scenografia: la bellezza come dolore

Uno degli elementi più affascinanti del film è l’attenzione ai costumi. Ogni abito è studiato nei minimi dettagli e diventa un’estensione del personaggio stesso, rivelandone fragilità, desideri e tormenti. La cura per i tessuti, i colori e gli accessori contribuisce a definire un’estetica visiva potente, dove la bellezza diventa letteralmente dolore.

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Il film riprende la dottrina secondo cui “la bellezza è dolore” e sviluppa questa idea con crudezza, portando lo spettatore a immedesimarsi nel tormento interiore della protagonista. È un’esperienza intensa, quasi catartica, che lascia un segno profondo.

Un film di grande impatto emotivo e visivo

“The Ugly Stepsister” non è solo un horror: è una riflessione sul rapporto tra apparenza e identità, tra il desiderio di essere amati e la necessità di accettarsi per ciò che si è. La regista riesce a creare un legame profondo tra pubblico e personaggio, facendo provare sulla pelle dello spettatore lo stesso dolore, la stessa disperazione e la stessa voglia di riscatto della protagonista.

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Nonostante la piega horror, la narrazione rimane fedele alla trama originale dei fratelli Grimm, cambiando solo alcuni elementi per trasmettere un messaggio più forte e contemporaneo. Non si tratta di un ribaltamento completo della fiaba, ma di un ampliamento del suo significato, che rende più complessi e umani tutti i personaggi coinvolti.

L’empatia per la sorellastra brutta

Uno degli aspetti più riusciti del film è la capacità di far empatizzare il pubblico con la sorellastra brutta, tradizionalmente vista come malvagia. Chi ha lavorato a questa pellicola è riuscito a creare un senso di equità tra i personaggi, mostrando come la distinzione tra “buoni” e “cattivi” sia spesso solo una questione di prospettiva.

Nelle fiabe classiche, il bello è sinonimo di bene e il brutto di male. Basta pensare a quanti film e cartoni animati ci mostrano eroi di bell’aspetto contrapposti a antagonisti deformi o poco gradevoli. “The Ugly Stepsister” rompe questo schema, costringendo lo spettatore a guardare oltre l’apparenza e a chiedersi quali siano le vere cause della crudeltà o della cattiveria.

Un’analisi profonda del mito della perfezione

Il film affronta con grande lucidità l’indottrinamento culturale legato all’idea di bellezza e perfezione, specialmente nelle donne. Mostra come il desiderio di essere accettati possa spingere a comportamenti estremi e autodistruttivi, metaforicamente rappresentati dal gesto di tagliarsi il piede per far entrare la scarpetta di cristallo.

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Viviamo in un’epoca in cui l’apparenza domina e in cui molte persone sono disposte a sacrificare la propria autenticità pur di piacere agli altri. “The Ugly Stepsister” denuncia questa ossessione, invitando a riflettere su quanto la società contemporanea continui a imporre modelli irraggiungibili e tossici.

Il messaggio universale di una fiaba moderna

Pur nella sua crudeltà, “The Ugly Stepsister” conserva il fascino e la morale delle grandi fiabe: dietro la sofferenza e la deformità, c’è sempre un desiderio di amore e riconoscimento. È un film che parla di tutte quelle persone che non si sono mai sentite “abbastanza”, che hanno lottato per essere viste e amate, e che alla fine trovano la propria voce proprio attraverso il dolore.

Il film riesce a fondere in modo magistrale il linguaggio visivo del body horror con la delicatezza emotiva del racconto fiabesco, creando un’esperienza cinematografica unica nel suo genere. Ogni fotogramma è curato nei minimi dettagli, ogni luce, ombra o colore sembra avere un significato preciso.

Un’opera consigliata e potente

Consiglierei assolutamente “The Ugly Stepsister” a un amico. È un film intenso, visivamente affascinante e narrativamente profondo. Riesce a unire il brivido dell’horror con una riflessione sincera sulla società e sulla condizione umana.

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È fatto molto bene, con una regia sicura e un ritmo che non lascia mai lo spettatore indifferente. Le interpretazioni di Lea Myren, Thea Sofie Loch Næss e Ane Dahl Torp sono di altissimo livello, e riescono a trasmettere emozioni vere, senza mai cadere nel melodramma.