Un brand con radici nel 1876, una storia gloriosa tra basket e running negli anni ’80, e oggi una nuova vita all’insegna del lifestyle.
Matteo Zanuso, Brand Director di Etonic, racconta il percorso che ha portato l’azienda italiana a diventare licenziataria ufficiale per l’Europa e il Middle East, trasformando un marchio sportivo storico in un progetto contemporaneo.
Dalle riedizioni dei modelli iconici come la B583 e la Dropshot, fino al lancio della sneaker destrutturata Trans Am, Zanuso ci guida tra restyling, strategie distributive e nuove sfide commerciali. Con un obiettivo chiaro: unire stile e comfort per un pubblico attento, urbano e in movimento.
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Come avete scoperto il brand Etonic e da dove è partito il vostro coinvolgimento? Etonic era già presente sul mercato da tempo. Noi, inizialmente, l’abbiamo conosciuto come produttori: avevamo ricevuto il mandato per sviluppare la collezione della White Label da parte del licenziatario. Ci ha subito appassionato per il suo stile rétro e la sua storia importante, in particolare negli anni ’80, quando ha avuto grande visibilità nel basket – grazie anche ad Akeem Olajuwon – e successivamente nel running. All’epoca il brand era di proprietà di Lotto, quindi piuttosto noto anche in Italia. Negli anni le proprietà sono cambiate e oggi, grazie anche alla nostra esperienza nella produzione di calzature sportive, siamo diventati licenziatari diretti per Europa e Middle East. Sono ormai quattro anni che sviluppiamo il progetto, credendo fortemente nel suo potenziale lifestyle e nel valore del marchio.

Il brand nasce nel 1876: ci sono riferimenti a quella data nella collezione attuale? Non direttamente, perché all’epoca Etonic produceva stivali per l’esercito americano. I modelli attuali si ispirano soprattutto agli anni ’80. Ad esempio, la B583 è un modello da basket del 1986, ripreso e aggiornato mantenendo i tagli originali. Anche la Dropshot, legata al mondo indoor e alla pallavolo, è stata ristilizzata senza snaturarne le linee. Un intervento più profondo lo abbiamo fatto sulla Kendari, oggi nella sua versione 3.0: un modello nato nei primi 2000 che abbiamo completamente ridisegnato. Infine c’è la Evolution, anch’essa ispirata agli anni 2000 e reinterpretata in chiave più leggera. L’unico modello completamente inedito è la Trans Am, un progetto nostro.
Cosa distingue la Trans Am rispetto al resto della collezione? La Trans Am è una sneaker destrutturata, volutamente in contrasto con il resto della collezione. Nasce per offrire un’opzione più rilassata, facile da indossare tutti i giorni. Comoda come una pantofola, ma con un design curato, è pensata per adattarsi a ogni tipo di look.
A chi vi rivolgete con questa nuova proposta? Parliamo a un pubblico dinamico, attento alla moda ma che cerca anche comfort. Etonic è sempre stato un brand sportivo, ma il nostro obiettivo è portare il concetto di performance nella vita quotidiana. Non si tratta di scarpe tecniche, ma di sneakers pensate per essere versatili, leggere e funzionali. Vogliamo unire stile e praticità, mantenendo l’anima sportiva.

Qual è stata la sfida principale nell’assumere la licenza del brand? Affacciarci a un nuovo mercato, quello premium, è stata la sfida più grande. Da un punto di vista produttivo siamo molto forti, ma dovevamo affrontare dinamiche commerciali completamente nuove. Il back office, la distribuzione, la gestione operativa: tutto richiedeva un approccio diverso. È stato stimolante, e allo stesso tempo un’occasione per misurarci con un progetto fuori dai nostri schemi abituali.
In quali store siete presenti in Italia? Siamo distribuiti in alcuni dei più importanti concept store italiani: Marinotti a Cortina, Gerard Loft a Firenze, Deliberti a Napoli, Le Follie Shop a Milano. L’obiettivo è presidiare punti vendita premium che siano veri e propri riferimenti di lifestyle nelle rispettive città.
State progettando lanci speciali per la nuova collezione? Sì, il nostro focus attuale è la Trans Am, proprio perché rappresenta qualcosa di completamente nuovo rispetto a quanto abbiamo proposto finora. Stiamo lavorando a campagne e attivazioni mirate per valorizzare al massimo questo modello.