In un mondo in cui la moda spesso corre più veloce delle emozioni, Viola Cajo ha scelto di fermarsi, respirare e trasformare un’intuizione in un abbraccio da indossare.
Con Arja Cajo, nato nel 2019, la fotografa milanese porta la natura sulla pelle, traducendo i suoi scatti macro in stole e foulard realizzati con tessuti nobili e sostenibili.
Un progetto che unisce arte, design e sensibilità umana, dove ogni capo è un messaggio di bellezza e conforto.
In questa intervista esclusiva, Viola ci apre le porte del suo mondo, raccontando il legame tra colore, emozione e rinascita.
Viola, partiamo dalle origini: come nasce Arja Cajo? Arja Cajo è nata nel 2019, a Milano, in un momento molto intimo e speciale della mia vita: mentre allattavo mia figlia. È stato un attimo di connessione profonda, un’illuminazione. In quel momento ho sentito il bisogno di creare qualcosa che unisse il mio amore per la natura con il desiderio di dare conforto, di offrire un abbraccio a chi si sente solo. Ho deciso di farlo attraverso la mia professione di fotografa: scattando immagini macro di fiori e natura e trasformandole in stole e foulard su tessuti nobili e sostenibili. Ogni capo Arja Cajo è come un velo di casa, che avvolge e rassicura.

Il tuo brand non è solo moda, ma anche un messaggio e un’energia. Chi è la donna Arja Cajo? È una donna che sa di essere unica e lo accetta con orgoglio. Non cerca di omologarsi, ma abbraccia la propria essenza. È sensibile, autentica, con una luce e un buio dentro di sé, come tutte noi. Può essere forte e protettiva, ma anche in cerca di conforto. Chi sceglie Arja Cajo ama i dettagli, la qualità, il colore e sente un richiamo verso la natura. È una donna che si lascia abbracciare e, allo stesso tempo, sa abbracciare.
Oggi Arja Cajo è anche un progetto no profit: Arja di Casa. Ce ne parli? Arja di Casa è il cuore pulsante dell’evoluzione del brand. È un luogo fisico a Milano, in via Morgagni 40, dove le donne possono incontrarsi, raccontarsi e ritrovare la propria forza. È uno spazio di ascolto, di connessione, di crescita. Qui si entra per stare bene e non si chiede nulla in cambio. Lo definisco un salotto dell’anima: piccolo oggi, ma con il potenziale di diventare un grande giardino di incontri e sostegno.

E poi c’è anche Arja di Rinascita, un format che racconta le storie di donne… Sì, è un progetto video che dà voce a donne che hanno vissuto un momento di nascita o rinascita personale. Voglio offrire esempi di coraggio, cambiamento e autenticità. Credo profondamente che il piccolo possa fare una grande differenza, e che condividere esperienze reali possa essere di ispirazione. Da questi racconti nasceranno anche eventi fisici, per incontrarsi di persona e creare legami.
La sostenibilità è un pilastro per il tuo brand. In che modo la applichi? Per me sostenibilità significa scegliere tessuti di qualità, destinati a durare e rispettosi dell’ambiente: seta, cashmere, modal, materiali di origine vegetale o riciclata. Significa anche packaging circolare, come le scatole delle stole, che possono avere mille vite.

Il tuo manifesto è ricco di frasi poetiche e potenti. Qual è quella che senti più tua? “Sii forte come un fiore”. Perché un fiore sembra fragile, ma in realtà resiste al vento, alla pioggia e alle stagioni. È leggero ma radicato, delicato ma resiliente. È l’immagine che meglio rappresenta la donna Arja Cajo e il mio modo di vedere la vita.
Come descriveresti il significato del nome Arja Cajo? “Cajo” è il mio cognome, ma con la J al posto della I, perché anche la leggerezza meritava bellezza. “Arja” ha origini finlandesi e significa crescere, progredire. È legato alla dea della natura, Rauni. Per me racchiude forza, coraggio e armonia con la natura. Insieme, “Arja Cajo” è il nome di un sogno che è cresciuto e continua a crescere.

Chi acquista un capo Arja Cajo contribuisce anche a progetti concreti, giusto? Esatto. Parte del ricavato sostiene Arja di Casa, e con ogni stola si partecipa anche alla creazione della Foresta Arja Cajo, in collaborazione con Treedom. È un modo per restituire alla natura ciò che ci dona e per creare un impatto positivo tangibile.
Da fotografa a designer, come si fondono questi due mondi nel tuo lavoro? La fotografia è il mio linguaggio, la moda il mio mezzo. Fotografare un fiore in macro significa entrare nella sua essenza, catturare dettagli invisibili a occhio nudo. Stampare quell’immagine su un tessuto significa darle una nuova vita, trasformarla in un abbraccio da indossare. È un processo creativo e profondamente emotivo.

Cosa consigli a una donna che sente di non riuscire a “sbocciare”? Le direi di ascoltarsi, di prendersi il tempo per respirare e riconoscere le proprie radici. Di non avere paura di chiedere aiuto o di lasciarsi abbracciare. La fioritura arriva quando smettiamo di forzarci e iniziamo ad accettarci per come siamo, con tutte le nostre sfumature.
E per il futuro, cosa sogni per Arja Cajo? Sogno che Arja di Casa diventi una realtà più grande, aperta a sempre più donne. Che i miei capi continuino a viaggiare nel mondo, portando con sé storie di bellezza e resilienza. E che ogni donna che indossa Arja Cajo si senta, almeno un po’, più amata e protetta.